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	<title>Quando il martedì sera era l’Anime Night - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Quando il martedì sera era l’Anime Night #8 – Cowboy Bebop</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Apr 2017 09:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Quando il martedì sera era l’Anime Night]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/cowboy-bebop.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/cowboy-bebop-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="cowboy bebop" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/cowboy-bebop-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/cowboy-bebop-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/cowboy-bebop-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/cowboy-bebop.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>I think it&#8217;s time to blow this scene. Get everybody and their stuff together. Okay, three, two, one let&#8217;s jam. Cowboy Bebop (カウボーイビバップ) è un anime del 1998 composto da 26 episodi più un film, nonché uno dei primi ad essere stato trasmesso da MTV il martedì sera e più volte durante il pomeriggio. Cowboy [&#8230;]</p>
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<p><em>I think it&#8217;s time to blow this scene.<br />
Get everybody and their stuff together.<br />
Okay, three, two, one let&#8217;s jam.</em></p>
<p><strong>Cowboy Bebop</strong> (カウボーイビバップ) è un anime del 1998 composto da 26 episodi più un film, nonché uno dei primi ad essere stato trasmesso da <strong>MTV</strong> il martedì sera e più volte durante il pomeriggio.</p>
<p><strong>Cowboy Bebop</strong> è la mia serie d’animazione preferita e tra le opere che riverisco di più in assoluto.</p>
<p>&#8211; <em>Sai Jet, non è vero che le cose che non sopporto di più nella vita sono due.<br />
&#8211; Ah, no?<br />
&#8211; Sono i mocciosi, i cani e le approfittatrici.<br />
&#8211; Ooooh.<br />
&#8211; È tutto quello che sai dire? Ti rendi conto che me le ritrovo tutte e tre a bordo?</em></p>
<p>Siamo nell’anno <strong>2071</strong> e dopo esperimenti che hanno causato disastri sulla Terra, per l’uomo la colonizzazione del Sistema Solare ed il viaggio nello spazio sono diventati routine.</p>
<p>Un gruppo di<strong> cacciatori di taglie</strong> si aggira tra i pianeti sull&#8217;astronave chiamata <strong>Bebop</strong>, ognuno con le proprie beghe ed i propri problemi che l’hanno portato ad una sorta di esilio volontario su quella nave mezza scassata nello spietato mondo degli <strong>space cowboys</strong>.</p>
<p>Nelle <strong>26 puntate</strong> che compongono la serie assistiamo alla creazione di questa pseudo-famiglia ed al suo disfacimento, che avviene quando il passato di ognuno dei membri torna a farsi vivo ed alcuni di essi vi cedono.</p>
<p>Sebbene il setting di base sia uno <strong>space-western</strong>, spesso e volentieri Cowboy Bebop sconfina in altri generi, come il <strong>noir</strong> o il <strong>pulp</strong>, sfruttando il fatto che ogni puntata è quasi una storia a sé stante, il che consente di esplorare molte tematiche diverse e di improntare ognuna con un ritmo ed un’atmosfera differenti.</p>
<p>Nonostante tutto questo variare, un elemento costante vi è sempre: la commistione di <strong>cinismo</strong>, <strong>malinconia</strong> ed <strong>esistenzialismo</strong> che contraddistingue l’approccio dei protagonisti, con l’eccezione di Ed, che difatti ha più il ruolo di spalla comica.</p>
<p><em>Mai dimenticare in frigo le cose che possono andare a male: è questo il mio imperativo morale&#8230;</em></p>
<p>Quando ero più piccolo e vidi per la prima volta Cowboy Bebop, l’attrattiva principale era rappresentata dal fatto che era un anime in cui l’<strong>azione era dinamica e travolgente</strong>, che fosse “western”, di arti marziali o su nave spaziale; la comicità poi, soprattutto in alcuni episodi, era sempre ben incastrata nel resto e mai banale.</p>
<p>Infine, i personaggi si facevano apprezzare ad ogni occasione, visto che gli autori hanno saputo evitare il rischio di un’eccessiva caratterizzazione, pur creandoli con una forte impronta, in modo che di fronte ad ogni scenario i loro comportamenti e le loro reazioni erano ben comprensibili e mai spiegabili solo per ragioni di trama.</p>
<p>Crescendo, su queste fondamenta, ho imparato ad apprezzare Cowboy Bebop sotto un’altra prospettiva però.</p>
<p>Uno degli elementi unici di Cowboy Bebop è il suo rapporto con la <strong>musica</strong>. Non solo con la soundtrack o per il fatto che ogni titolo sia quello di una canzone, ma proprio con la musica stessa: secondo quanto raccontato dall&#8217;autore <strong>Shinichirō Watanabe</strong>, la compositrice <strong>Yoko Kanno</strong> aveva preso a creare musiche prima ancora che le venissero richieste e le stesse hanno poi influenzato Watanabe nella scrittura degli episodi.</p>
<p>Ora non esiste una buona parola in italiano per descrivere <strong><em>blues</em></strong>, non tanto il genere quanto il sentimento da cui poi è derivata anche la denominazione musicale, quindi mi atterrò a questo termine nella sua versione anglofona.</p>
<p>In Cowboy Bebop il <strong><em>blues</em> </strong>è un sottofondo costante; è un qualcosa che non ho capito le prime volte che ho visto l’anime poiché ero troppo piccolo e forse non ne ero nemmeno molto interessato, ma che con il tempo mi son reso conto essere una ragione fondamentale alla base del mio apprezzamento smisurato per questa serie.</p>
<p>Il <strong>sarcasmo</strong>, il <strong>cinismo</strong>, la <strong>disillusione</strong>, così presenti tanto nei momenti più leggeri quanto in quelli più drammatici sono una parte integrante di Cowboy Bebop, sono quello che lo rende qualcosa di così appetibile anche a spettatori più adulti e che trascende quanto offerto da molti altri anime che seppur validi mantengono un’innocenza infantile di fondo, come <a href="https://nerdando.com/2017/02/28/martedi-sera-lanime-night-2-trigun/"><strong>Trigun</strong></a>.</p>
<p><em>Per la prima volta in vita mia, incontro una donna vera che vive la vita. È questo che ho pensato quando l&#8217;ho vista&#8230; È la compagna che ho perduto lungo il cammino, quella parte di me sempre cercata e mai ritrovata&#8230;</em></p>
<p>Non si può veramente sottostimare la grandiosità di ogni elemento di Cowboby Bebop, come riesca a mantenere una qualità altissima sotto ogni aspetto, di animazione, di scrittura e musicale per tutte e 26 le puntate più il film. Questa costanza, unita all&#8217;essere conscio di quello che vuole rappresentare e di come farlo, di come sviscerare un tema o una situazione sotto le lenti dell’opera nel complesso ed inserendoci alla perfezione personaggi ben concepiti, lo rende veramente un qualcosa di <strong>unico</strong> ed <strong>indimenticabile</strong>.</p>
<p>Questa è anche (probabilmente?) l’ultima cosa che ho da dire sugli anime proiettati da MTV durante l’Anime Night, che tanto mi hanno dato e che tuttora hanno ripercussioni importanti sui miei gusti, nonché rappresentano un ricordo a me caro, anche se purtroppo non sono sufficientemente abile nello scrivere per esprimere queste sensazioni come vorrei.</p>
<p>Mi piacerebbe almeno aver potuto suscitare in voi quel senso di nostalgia ed apprezzamento che io ho provato nello scrivere o, in alternativa, di avervi quantomeno invogliato a guardare i titoli da me presentati.</p>
<p><em>See you, space cowboy.</em></p>
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		<title>Quando il martedì sera era l’Anime Night #7 – InuYasha, Saiyuki, Orphen &#038; Wolf’s Rain</title>
		<link>https://nerdando.com/2017/04/04/martedi-sera-lanime-night-7-inuyasha-saiyuki-orphen-wolfsrain/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2017 10:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
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<p>Di tutti gli anime trasmessi durante gli anni da MTV ce n’è un gruppo che è costituito su uno schema piuttosto ricorrente: in un setting fantasy un ristretto gruppo di personaggi viaggia con un obiettivo finale, sconfiggendo lungo la via una serie di avversari per arrivare infine al nemico principale. Ho deciso di presentarli tutti [&#8230;]</p>
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<p>Di tutti gli anime trasmessi durante gli anni da <strong>MTV</strong> ce n’è un gruppo che è costituito su uno schema piuttosto ricorrente: in un setting fantasy un ristretto gruppo di personaggi viaggia con un obiettivo finale, sconfiggendo lungo la via una serie di avversari per arrivare infine al nemico principale. Ho deciso di presentarli tutti insieme, in quanto sono tutti piuttosto validi, ma non ritengo nessuno di essi particolarmente memorabile.<br />
Iniziamo dal più famoso nonché di gran lunga l’anime più lungo trasmesso da MTV (la quale oltre alla serie regolare mandò in onda anche i vari OAV di sabato pomeriggio): <strong>InuYasha (犬夜叉)</strong> è il primo tentativo di <strong>Rumiko Takahashi</strong>, autrice dei già famosissimi Ranma ½ e Lamù, di distaccarsi dal gag-manga per buttarsi totalmente sul genere <strong>shōnen-fantasy</strong>, senza però abbandonare la componente romance, come aveva già sperimentato nel finale di Ranma (nota a margine: non parlerò di Ranma ½ in questa rubrica per ragioni varie, nonostante fosse stato trasmesso da MTV per un periodo).<br />
InuYasha prende il nome dal protagonista, un mezzodemone dalle orecchie canine ed i capelli argentati, figlio di un grande demone cane ed una donna umana e che vive nell’era Sengoku.<br />
Il Sengoku Jidai (“Era della Guerra Civile”) è quel periodo della Storia giapponese intorno al XVI Secolo in cui vi era la mancanza di un potere centrale ed è per questo considerato un periodo oscuro e violento. Nel mondo di InuYasha però la sorgente principale di caos e distruzione non è umana, ma demoniaca: infatti ovunque in Giappone si possono trovare demoni di ogni forma e specie, la maggior parte dediti all’omicidio.<br />
La storia è però narrata dalla prospettiva di <strong>Kagome</strong>, una ragazza del presente che si ritrova nell’era Sengoku per via di un pozzo incantato. Kagome è la reincarnazione di <strong>Kikyo</strong>, sacerdotessa e precedente amante di Inuyasha, che aveva finito con l’odiare e sigillare il mezzodemone per via degli intrighi di Naraku, colui che sarà l’antagonista principale di tutta la vicenda.<br />
Nel loro vagare Kagome, InuYasha ed i loro compagni ricercano i frammenti della <strong>Sfera dei Quattro Spiriti</strong>, oltre che di sconfiggere Naraku e le sue creature.</p>
<p>Come detto però, si tratta di un anime estremamente lungo e che, sebbene all’inizio presentasse tante situazioni interessanti e sviluppasse in modo sopraffino le varie sottotrame, diventa alla lunga ripetitivo, tant’è che gli stessi autori dell’anime ad un certo punto interruppero la produzione, per poi riprenderla anni dopo in modo affrettato (l’ultima serie in soli 26 episodi copre 21 volumi del manga).<br />
Un’altra serie, più breve e che ha vissuto vicissitudini di produzione simili è <strong>Saiyuki</strong>, la cui seconda parte non è nemmeno mai stata trasmessa da MTV. <strong>Saiyuki (最遊記)</strong> è uno dei tanti rifacimenti giapponesi del famosissimo racconto cinese del Viaggio in Occidente.<br />
Anche in Saiyuki abbiamo un ristretto gruppo di protagonisti che viaggia verso Ovest per andare a fermare il risveglio del potente demone Gyumaoh ed anche qui lungo la strada vengono periodicamente attaccati dai suoi seguaci (nella prima serie, nella seconda invece il nemico diventa Omura, il dio della guerra).<br />
L’approccio di Saiyuki è insolitamente nichilista, laddove la maggior parte delle trasposizioni dell’opera cinese si tengono fedeli all’originale spirito comico e satirico. I protagonisti hanno ognuno avuto la propria dose di sventure, che li ha portati ad avere quasi tutti un atteggiamento schivo, nonché a perseguire una filosofia fatalista in cui rinnegano qualunque possibile intervento da forze esterne, dovendo invece contare esclusivamente sulle proprie capacità e scelte. Il problema in Saiyuki è che tutta questa cosa è andata veramente a cuore agli autori, che ci tengono a proporla e riproporla ogni episodio o quasi, anche qui rendendo le puntate ripetitive.<br />
Un altro anime sempre ambientato in un mondo simil-fantasy, ma dai tratti molto più occidentali, e sempre basato su eroi più focalizzati sui propri obiettivi individuali che su qualche bene supremo è <strong>Orphen (魔術士オーフェン)</strong>.<br />
In Orphen il protagonista (dal cui nome il titolo) è un mago che gira il mondo con i suoi compagni/allievi alla ricerca degli artefatti che possono aiutare la sua sorella adottiva a tornare umana, abbandonando la forma di drago nero gigante in cui è stata costretta da un esperimento da lei stessa condotto e finito male; al contempo Orphen non si esime dall’aiutare gli altri e dal vendicarsi dei membri della scuola di magia dove ha studiato e che hanno deciso che l’unico modo di fermare sua sorella è ucciderla.<br />
Sarò sincero: la maggiore attrattiva per me di Orphen è che rappresenta il tipo di storia che ogni ragazzino che si affaccia a D&amp;D la prima volta vorrebbe giocare, con un personaggio del tutto overpowered, con costumi e magie strafighi e formule che a ripensarci erano molto idiote, ma suonavano fantastiche nell’anime, e che è tanto forte come stregone quanto lo è come guerriero.<br />
Infine c’è <strong>Wolf’s Rain</strong>, abbastanza diverso dagli altri, tant’è che ero indeciso se includerlo in questo elenco, in quanto condivide la tematica del viaggio ed anzi è forse dove questa è più forte e sviluppata, tuttavia non si ambienta in un mondo fantasy, quanto in uno distopico piuttosto tetro ed in generale ha atmosfere e toni molto più cupi degli altri.<br />
In Wolf’s Rain la storia parla di un branco di lupi che deve accompagnare la fanciulla del fiore di luna e che, secondo la profezia, apriranno il paradiso (che per qualche motivo nel doppiaggio italiano è rimasto “rakuen”), dando così vita ad un nuovo mondo.<br />
I lupi del mondo di Wolf’s Rain non sono però semplici animali: oltre ad essere ben più forti di un lupo vero e dotati di un’intelligenza pari a quella degli esseri umani, posseggono anche capacità magiche come quella di creare sembianze umane illusorie con cui aggirarsi liberamente nelle città.<br />
La storia di Wolf’s Rain come detto ha tratti molto più drammatici e meno spensierati degli altri anime presentati qui ed è la rappresentazione dell’idea che l’inizio di un nuovo mondo può essere raggiunto solo tramite la predisposizione al sacrificio estremo.<br />
Si tratta forse del miglior anime di quelli trattati stavolta, ma ha il grosso difetto di essere molto affrettato per poter entrare nelle 30 puntate originali (che anzi, non bastavano nemmeno e che hanno costretto la produzione a fare un episodio speciale con il finale), così che frammenti della storia vadano persi e vari personaggi finiscono per apparire troppo poco, creando confusione.<br />
Nel complesso, questi quattro anime, tra somiglianze e differenze, hanno un approccio simile al <strong><em>tòpos</em> del viaggio</strong> come crescita, del gruppo e del singolo, e come ricerca. Nonostante si tratti di qualcosa di molto comune, sia nel mondo dell’animazione sia nella letteratura tutta, ognuno di essi lo esplora a modo proprio; purtroppo però per una ragione o per l’altra nessuno di essi riesce ad andare oltre, effettivamente mostrandoci un viaggio di cui vorremmo assolutamente essere parte.</p>
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		<title>Quando il martedì sera era l’Anime Night #6 – Death Note</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 12:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/deathnote.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/deathnote-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="death note" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/deathnote-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/deathnote-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/deathnote-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/deathnote.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Death Note (デスノート) è un manga scritto da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata da cui sono stati tratti film live-action, romanzi ed un anime di 37 episodi (anche qui: opening ed ending molto idonee, sountrack in generale eccellente). In Italia fu trasmesso da MTV un po’ a sorpresa, quando decise di riprendere l’Anime [&#8230;]</p>
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<p><strong>Death Note</strong> (デスノート) è un manga scritto da <strong>Tsugumi Ohba</strong> e disegnato da <strong>Takeshi Obata</strong> da cui sono stati tratti film live-action, romanzi ed un anime di 37 episodi (anche qui: opening ed ending molto idonee, sountrack in generale eccellente).</p>
<p>In Italia fu trasmesso da MTV un po’ a sorpresa, quando decise di riprendere l’Anime Night pochi mesi dopo averne annunciato la cancellazione e, caso unico tra gli articoli scritti fino ad ora, ammetto di non averlo mai visto in tv, dato che quando andò in onda avevo già letto e riletto il manga e visto l’anime sottotitolato.</p>
<p>Death Note in Giappone è stato pubblicato da <strong>Weekly Shōnen Jump</strong>; e &#8220;chissenefrega&#8221; direte voi, giustamente. Il motivo per cui lo sto specificando, è che Shōnen Jump è la rivista settimanale dove da sempre escono i più famosi battle manga; faccio qualche esempio a caso: Hokuto no Ken, Dragon Ball, Naruto, One Piece, Jojo fino a Stone Ocean.<br />
Non tutti i manga pubblicata sono di questo genere, ovviamente (Slam Dunk, per dire, è sempre di Shōnen Jump), tuttavia Death Note è quanto di più lontano ci possa essere dalla formula del manga per ragazzini.</p>
<p>La storia creata da Ohba e splendidamente illustrata da Obata infatti è <strong>molto tetra e vicina al dramma shakesperiano</strong>, estremamente verbosa e dalle forti connotazioni psicologiche ed etiche.<br />
Come nelle migliori di queste storie, il presupposto è semplicissimo: esistono 13 Dei della Morte che possono uccidere qualunque umano conoscendone il nome ed il volto, trascrivendo il nome sul proprio “<strong>Death Note</strong>”, quello che sembra essere un normale quaderno a righe con la copertina nera. Un giorno, uno di questi Dei della Morte, <strong>Ryuk</strong>, decide per noia di lasciare un Death Note sulla terra e vedere che succede.<br />
Il destino vuole che questo sia trovato da <strong>Light Yagami,</strong> un diciassettenne giapponese quantomai singolare: Light infatti è anche lui annoiato, stufo di un mondo marcio che guarda dall&#8217;alto in basso per via del suo incredibile intelletto. Trovato il quaderno, il ragazzo decide che lo userà per ripulire la società uccidendo tutti i criminali, fino a diventare il dio di un nuovo mondo.</p>
<p>Ho sentito a volte paragonare la figura di Light e la sua relazione con Ryuk al Faust di Goethe, tuttavia credo che ci sia un riferimento letterario migliore per il protagonista di Death Note. La filosofia di base di Light, il suo narcisismo ed il modo in cui questo lo distanzia dalla sua famiglia e da possibili altri affetti riprende molto il pensiero di <strong>Rodion Romanovic Raskol’nikov</strong>, protagonista di D<strong>elitto e Castigo</strong>, romanzo che in Giappone è molto famoso ed ha ispirato altri autori come Yukio Mishima.<br />
Come Rodja, inoltre, Light sembra sempre quasi voler rivelare il suo crimine, rivendicare la propria “creazione”, come si vede quando uccide Raye Penber e Naomi Misora. E come nel romanzo di Dostoevskij, il protagonista deve vedersela con uno scaltro e famoso investigatore, che sembra da subito comprendere d’istinto la colpevolezza del suo “avversario” e che nonostante tutto si pone in modo amichevole e confidenziale.</p>
<p>L’essere così simile ad un romanzo russo dell’800 ha la sua conseguenza nel fatto che Death Note, soprattutto nella prima parte (corrispondente ai primi 7 volumi ed ai primi 26 episodi), è molto introspettivo e con scarsa azione. Nonostante ciò e nonostante il tipo di rivista su cui venisse pubblicato, Death Note ha riscosso un successo incredibile in Giappone e fuori.<br />
Le ragioni principali sono da trovarsi innanzitutto nella grande capacità di Ohba di mantenere una trama lineare ma ricca di colpi di scena e sempre carica di tensione, piena di momenti in cui l’apprensione è al massimo e si può sentire l’ansia dei personaggi; poi nell’ottima caratterizzazione dei personaggi, <strong>Light</strong> ed <strong>L</strong> in primis, ma anche i comprimari, come Soichiro Yagami, padre di Light e rappresentante di quella fiducia cieca nella giustizia “buona” che è pari solo al suo amore per la sua famiglia.</p>
<p>Vorrei tornare però su <strong>Light</strong>. Di solito leggendo o vedendo l’anime di Death Note si sposa la causa di uno dei due personaggi, L o Light; personalmente, ero dall&#8217;inizio dalla parte di Light (no, non perché penso che sia giusto uccidere i criminali, ero dalla sua parte perché è un FUMETTO).<br />
Trovo che Light sia uno dei migliori personaggi che abbia mai letto in un opera a fumetti, giapponese o di altra nazionalità che sia, ed è questo il motivo per cui per un certo periodo Death Note è stato, insieme ad un altro, il mio manga preferito.<br />
È animato da un sentimento di giustizia fortissimo ma che è subordinato alla sua ambizione, al ricoprire quello che lui ritiene naturalmente il suo ruolo nel mondo. Nel finale ricorda come tutti abbiano usato il Death Note per fini personali laddove lui ha deciso di usarlo per il mondo, non rendendosi conto di come da tempo stesse perseguendo solo un sogno del tutto egocentrico e per il quale è stato disposto ad uccidere sconosciuti, manipolare e mentire a chiunque ed infine sacrificare il proprio stesso padre.</p>
<p>La sua discesa nelle tenebre è tratteggiata in maniera perfetta durante la storia ed è di esempio di come si possa creare un fumetto che ha come protagonista il “cattivo” e di come lo si possa portare a compimento senza deviare da questa assunzione: gli autori vogliono mostrarci come Light sia sempre stato dalla parte sbagliata e non abbia mai avuto altre intenzioni; la sua fine è violenta e senza redenzione, rinnegato persino da Mikami, colui che più di tutti credeva nella sua missione.</p>
<p>Spesso, a ragione o a torto, si considera la produzione giapponese di opere animate ed a fumetti come molto inquadrata in certi schemi e tendenze. Anche alcuni degli anime di cui abbiamo parlato in questi articoli cadono in queste categorizzazioni, non necessariamente negative. <strong>Death Note</strong> è però la prova che, di tanto in tanto, qualcosa di totalmente originale e profondo possa emergere e trovare successo, a dispetto di ogni aspettativa.</p>
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		<title>Quando il martedì sera era l’Anime Night #5 – Great Teacher Onizuka</title>
		<link>https://nerdando.com/2017/03/21/martedi-sera-lanime-night-5-gto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2017 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Quando il martedì sera era l’Anime Night]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Eikichi Onizuka]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Great Teacher Onizuka]]></category>
		<category><![CDATA[GTO]]></category>
		<category><![CDATA[Tōru Fujisawa]]></category>
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<p>“Eikichi Onizuka, 22 anni, molto piacere!” è una di quelle frasi che non scorderò mai. Great Teacher Onizuka (グレイト　ティーチャー　オニズカ) o GTO in breve è un manga di Tōru Fujisawa e seguito dei precedenti Bad Company e La Banda dell’Amore Puro di Shōnan. Dal manga sono stati tratti diversi live action ed un anime di 43 [&#8230;]</p>
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<p>“Eikichi Onizuka, 22 anni, molto piacere!” è una di quelle frasi che non scorderò mai.</p>
<p><strong>Great Teacher Onizuka</strong> (グレイト　ティーチャー　オニズカ) o <strong>GTO</strong> in breve è un manga di <strong>Tōru Fujisawa</strong> e seguito dei precedenti Bad Company e La Banda dell’Amore Puro di Shōnan. Dal manga sono stati tratti diversi live action ed un anime di <strong>43 episodi</strong> che copre quasi tutta la storia del fumetto.</p>
<p>Prima di iniziare a parlarne nello specifico, anche in questo caso devo porre l’attenzione sulla perfezione delle due opening di questo anime, iconiche ed indimenticabili.</p>
<p>Come si evince dal titolo, la storia tratta delle vicende di <strong>Eikichi Onizuka</strong>, un ex-bōsōzoku, vale a dire uno di quei teppisti giapponesi con il culto delle motociclette, la cui banda, gli Onibaku di Shōnan, è al centro della storia dei fumetti antecedenti. Nel manga viene mostrato come l’idea di diventare un professore venga ad Onizuka dopo un incontro con una studentessa, completamente persa nel suo amore per il suo professore, un uomo ordinario ed avanti con gli anni.</p>
<p>Onizuka, che dall’alto dei suoi 22 anni è ancora vergine, decide che diventare un professore è quindi il modo migliore di trovarsi una ragazza e “sposarsi una sedicenne a quarant’anni”. Diventato un professore, Onizuka però inizia a prendere il suo lavoro piuttosto seriamente, ma dando la sua interpretazione personale del ruolo: assegnato a classi i cui studenti odiano i professori, dà anima e corpo (a volte letteralmente) per conquistare la fiducia dei suoi allievi, attraverso qualunque metodo, legale e non. Che richieda sottoporli alla tortura dell’acqua, fingere di lanciarli da un ponte o anche fare da manager per un’aspirante modella, Onizuka non si tira mai indietro e si butta sempre a capofitto con l’obiettivo di impartire le sue lezioni di vita. L’ultima di queste azioni estreme è di scagionare la studentessa che più l’aveva ostacolato dalla pesante accusa di tentato omicidio, autoaccusandosi lui stesso. Nel manga la vicenda prosegue oltre questo punto (anche perché l’anime uscì prima della fine della pubblicazione del fumetto) ed è attualmente in pubblicazione un seguito che si ambienta un paio di anni dopo, ma che non è affatto interessante.<br />
Ovviamente, rimanendo nel cuore uno scansafatiche ed un combinaguai, Onizuka non fa altro che cacciarsi in problemi di ogni sorta (provocando risate a non finire) e questi, insieme al suo particolare approccio all’insegnamento, lo pongono spesso in conflitto con gli altri professori ed esponenti della società più “seria”, esemplificati dal vice-preside “Oh my Cresta!” Uchiyamada.</p>
<p>Tralasciando per un attimo l’<strong>ottima comicità</strong> che pervade GTO (e volendo anche l’aspetto romantico), credo che sia proprio l&#8217;aspetto irriverente e anticonformista di Onizuka l’elemento fondamentale dell’opera e quello che l’ha portata a raggiungere il successo enorme che ha avuto; è anche purtroppo un aspetto che è difficile da comprendere fino in fondo qui, dall’altro lato del pianeta.<br />
Il Giappone, come molte altre nazioni orientali, è una società dai caratteri profondamente collettivisti. In questo tipo di condizioni sociali agli studenti, nonostante si tratti di ragazzi e ragazze ancora giovani ed alle prime esperienze, viene assegnato il compito di rispettare l’apparato costruito sopra di loro e di seguire il percorso fatto di studi, esami d’ammissione, disciplina e silenzio.<br />
Coloro che non seguono questi precetti, come lo stesso Onizuka da giovane, vengono considerati feccia, membri non produttivi di una società che invece vorrebbe vederli fare quella che è considerata la loro parte; i primi a porsi in questo modo sono spesso gli stessi professori, a loro volta vittime di un sistema spietato che li costringe ad incatenare mentalmente i propri studenti per poter progredire; <strong>Uchiyamada</strong> è l’esempio palese di ciò: sebbene all’inizio sembri un antagonista per Onizuka, mano a mano si scopre come in fondo sia un uomo che è stato incanalato su ambizioni prestabilite e la cui frustrazione per coloro che vogliono uscire da questi binari è una sorta di risentimento per non aver mai avuto il coraggio lui <em>in primis</em> di ribellarsi.<br />
<strong>Fujisawa</strong> sembra voler mostrare come tutto l’astio che gli adulti accumulano in una vita iperstressante, necessaria per poter progredire in un paese ultracompetitivo come il Giappone, venga scaricato sui propri figli e studenti, creando sofferenze ed incomprensioni. Di riflesso però, non sembra voler abbuonare alla parte giovane della società le sue bravate e spesso condanna l’atteggiamento da bulli di ragazzi e ragazze.<br />
<strong>Il “nemico” è la mancanza di comunicazione</strong>, quel muro di cui Onizuka parla sin dal primo episodio e che si mostra intenzionato ad abbattere: studenti e professori devono avere il coraggio di prendersi le loro responsabilità e comportarsi gli uni con gli altri da persone, mettersi sullo stesso piano ed uscire dalle imposizioni gerarchiche che pervadono la cultura giapponese.</p>
<p>La vera lezione di Onizuka è quindi questa: dall&#8217;inizio alla fine ha il coraggio di rivolgersi a muso duro con tutti, studenti, professori, genitori, perché il compito di formare delle persone decenti è qualcosa che non si svolge con autoritarismo ed offese.</p>
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		<title>Quando il martedì sera era l’Anime Night #4 – L’Angolo del Nosense</title>
		<link>https://nerdando.com/2017/03/14/martedi-sera-lanime-night-4-langolo-del-nosense/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2017 10:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Quando il martedì sera era l’Anime Night]]></category>
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<p>Fino ad ora si è parlato di anime convenzionali, con trame più complesse o più lineari e che bene o male sono facilmente riconducibili a dei generi ben definiti. È il momento di fermarci su quei due anime che fanno tutto il contrario. Abenobashi – Quartiere Commerciale di Magia (アベノ橋魔法 商店街) e Excel Saga (エクセル [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Excel Saga" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-13547" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga.jpg" alt="Excel Saga" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/excelsaga-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Fino ad ora si è parlato di <strong>anime convenzionali</strong>, con trame più complesse o più lineari e che bene o male sono facilmente riconducibili a dei generi ben definiti. È il momento di fermarci su quei due anime che fanno tutto il contrario.</p>
<p><strong>Abenobashi – Quartiere Commerciale di Magia</strong> (アベノ橋魔法 商店街) e <strong>Excel Saga</strong> (エクセル サ―ガ) sono due anime molto simili nel fatto di dare ad ogni episodio una connotazione ben precisa e nel dare libero sfogo alle citazioni ed all&#8217;insensatezza più pura.</p>
<p>In Abenobashi <strong>Arumi</strong> e <strong>Sasshi</strong>, due ragazzini di Osaka, vagano da un mondo all&#8217;altro ed ognuno di essi è chiaramente ispirato ad una delle passioni di Sasshi (ad esempio i giochi di ruolo fantasy, i film di guerra o i dinosauri). In ogni mondo ritrovano amici e parenti del loro quartiere, immedesimati in ruoli “consoni” all’ambiente.<br />
Tutto questo è la conseguenza dell’incapacità di Sasshi di accettare un periodo difficile dovuto alla progressiva demolizione del quartiere, alla morte del nonno di Arumi ed al trasferimento in Hokkaido della ragazza.</p>
<p>Durante la serie si scopre come lo stesso Abenobashi sia nato come tentativo del leggendario “mago” &#8211; nonché nonno di Sasshi &#8211; <strong>Abe no Seimei</strong> di evitare la morte nel periodo Heian di quello che sarebbe diventato il nonno di Arumi e di quella che sarebbe diventata la nonna di Sasshi.</p>
<p>Messa così sembrerebbe di parlare di qualcosa di serio: sebbene questo sia quello che avviene sul fondo del racconto, Abenobashi è soprattutto una serie di <strong>gag parodistiche</strong> portate all&#8217;estremo in situazioni al di fuori da ogni logica.</p>
<p>Questo fondamento più malinconico è del tutto assente invece in <strong>Excel Saga</strong>, il cui appropriatissimo sottotitolo è “<strong>Animazione Sperimentale Insensata</strong>”.</p>
<p>Excel Saga in teoria sarebbe tratto da un<strong> fumetto omonimo</strong>, ma al momento della creazione gli autori decisero di svincolare l&#8217;anime dall&#8217;opera originale inserendo di fatto qualunque cose gli passasse per la mente e spezzando le poche catene di coerenza appartenenti al manga.</p>
<p>In Excel Saga la protagonista Excel (<em>nota a margine: mi rendo conto di quanto sia triste la mia vita ora che quando leggo “Excel” penso a celle e funzioni invece che a lei</em>) è un agente della <strong>ACROSS</strong>, società segreta con l’obiettivo di conquistare il mondo iniziando dalla Città F della Prefettura F in Giappone.<br />
Il modo in cui tentano di fare ciò è quantomai bizzarro ed inconcludente e generalmente implica solo il rendere, anche qui, l’episodio una carrellata di citazioni e parodie di un genere.</p>
<p>Una serie di esempi di cosa sia il nosense in Excel Saga: <strong>Hyatt</strong>, l’altra agente della ACROSS, muore diverse volte durante ogni episodio mentre Excel muore per tre volte di fila nei primi minuti del primo; i <strong>Pucchu</strong>, gli alieni che ad un certo punto distruggono la Prefettura F, hanno come armi dei battipanni; per mandare Excel in America <strong>Il Palazzo</strong> (capo della ACROSS) la fa cadere in una botola che attraversa il centro della Terra fino a sbucare in America.</p>
<p>È il momento però di parlare di <strong>Pedro</strong>. Se non conoscete Excel Saga spero che questa parte vi convinca a vederlo; se invece l’avete visto spero vi faccia collassare dalle risate al ricordo.<br />
Pedro è un immigrato brasiliano che lavora come muratore in Giappone e durante uno dei primi episodi muore in un incidente sul lavoro. Risorge come fantasma e diventa l’amante della Grande Volontà del Grande Universo (una sorta di galassia con braccia femminili).<br />
In Brasile intanto le cose sono cambiate a casa di Pedro: “nonostante io sia ancora en vida, el mi amado niño e la sventola de la mi consuerte&#8230; con Gomez!” Ma i problemi non sono finiti per Pedro, che viene catturato dal precedente amante della Grande Volontà, Quell&#8217;Uomo, che cerca di annegarlo nella Baia di Tokyo bloccandolo dentro un budino.<br />
Salvato nuovamente dalla Grande Volontà, Pedro decide di allenarsi con Nabeshin per sbloccare il potere dell&#8217;afro ed imparare la Nabehameha, l’unica tecnica che può sconfiggere Gomez, che si rivela essere Quell&#8217;Uomo, con un asso nella scarpa.<br />
Una menzione d’onore va fatta per l’eccezionale doppiaggio italiano, con un perfetto Luca Ward nelle vesti di Il Palazzo.</p>
<p>In Excel Saga <strong>Shinichi Watanabe</strong>, regista e personaggio (Nabeshin), non si dà freno in fatto di insensatezza, ma non solo: a più riprese si possono notare riferimenti piuttosto estremi. Ad esempio, il famoso “Heil Il Palazzo!” è chiaramente una parodia del nazismo, così come la morte iniziale di Pedro è una presa in giro della mancanza di sicurezza sociale e fisica degli immigrati in Giappone.<br />
Questa tendenza giunse al culmine all’ultimo episodio, intitolato “Andato troppo oltre!” e chiaramente pensato per non essere mandato in onda (tant’è che era troppo lungo per essere trasmesso) e che uscì solo in DVD. In esso si trovano numerose scene di nudo, violenza estrema e riferimenti parodici ad un attentato avvenuto in quel periodo nella metropolitana di Tokyo. Alcune di quelle cose che oggi farebbero tranquillamente chiudere una pagina su Facebook o un canale Youtube.</p>
<p>Abenobashi ed Excel Saga rappresentano <strong>due esperimenti particolarmente interessanti</strong> per gli amanti della comicità nosense come me. Se in entrambi abbiamo parodie a non finire e ci si fa un sacco di risate, da un lato quest&#8217;impostazione è impiantata su una storia di fondo più seria in un modo perfettamente funzionale, dall&#8217;altro l’idea del nosense e della presa in giro sono portate all&#8217;estremo, in un tentativo di creare un anime che si regge esclusivamente sulla comicità priva di coerenza.</p>
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		<title>Quando il martedì sera era l’Anime Night #3 &#8211; Neon Genesis Evangelion</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Mar 2017 11:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Quando il martedì sera era l’Anime Night]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/neon-genesis-evangelion.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/neon-genesis-evangelion-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Neon Genesis Evangelion" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/neon-genesis-evangelion-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/neon-genesis-evangelion-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/neon-genesis-evangelion-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/03/neon-genesis-evangelion.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Neon Genesis Evangelion (新世紀エヴァンゲリオン, il cui significato in giapponese è “Vangelo della Nuova Era”, laddove il titolo occidentale scelto è traducibile dal greco come “Vangelo della Nuova Genesi” a voler fare i pignoli) è una fonte di confusione e discussioni fini a sé stesse ideata nel 1995 dal troll ante-internet Hideaki Anno e dalla casa [&#8230;]</p>
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<p><strong>Neon Genesis Evangelion</strong> (新世紀エヴァンゲリオン, il cui significato in giapponese è “Vangelo della Nuova Era”, laddove il titolo occidentale scelto è traducibile dal greco come “Vangelo della Nuova Genesi” a voler fare i pignoli) è una fonte di confusione e discussioni fini a sé stesse ideata nel 1995 dal troll ante-internet <strong>Hideaki Anno</strong> e dalla casa di produzione <strong>GAINAX</strong>.</p>
<p>Anno era già stato il creatore di “<strong>Il Mistero della Pietra Azzurra</strong>” ed era chiaramente affascinato dall&#8217;opportunità di unire temi filosofici ed apocalittici ad anime (apparentemente) per ragazzini, una tendenza che in “Il Mistero della Pietra Azzurra” diventa più e più evidente con il progredire della trama.<br />
In collaborazione con la GAINAX decise nel 1994 di dare libero sfogo all&#8217;idea di plasmare una cosmologia basata prevalentemente sulla cabala e le religioni abramitiche in generale, ma a questo però aggiunse una mossa geniale, ovvero associare a questa tematica un classico dell’animazione giapponese: i robottoni.</p>
<p>Nacque così <strong>Evangelion</strong> e nel 2001 arrivò sugli schermi italiani, in un periodo in cui per qualche motivo i cartoni con i robot, tipo Mazinga o Daitarn III, mi facevano schifo. Per qualche ragione però decisi di dare una speranza a questo Neon Gienesis Evangielion (pronunciato così ovviamente).</p>
<p>La trama della serie, composta originariamente da 24 puntate e da 2 tentativi di deviare gli spettatori al lato oscuro, segue l’agenzia militare NERV (che si pronuncia nerf perché è tedesco, ma come per Evangielion l’avrei scoperto molto dopo) che combatte contro gli Angeli, misteriosi mostri che vogliono l’estinzione dell’umanità, tramite l’uso delle Unità Evangelion, pilotate da ragazzini di quattordici anni con evidenti problemi di personalità: l’apatica <strong>Rei Ayanami</strong>, l’egocentrica <strong>Asuka Soryu Langley</strong> e l’insicuro <strong>Shinji Ikari</strong>, tra l’altro figlio estraniato del comandante <strong>Gendo Ikari</strong>.</p>
<p>Evangielion iniziava con una serie di scene confuse (dopo una sigla favolosa ma anch&#8217;essa piena di scene insensate e che in realtà sono quasi tutte spoiler, l’ho già scritto che <strong>Anno è un troll</strong>?); poi però si arrivava all&#8217;apparizione di un paio di elementi che un uomo più saggio di me ha definito “cose che il vostro bambino interiore amerà”: un mostro gigante che faceva esplodere edifici e postazioni missilistiche con “croci esplosive”; un robot gigante con un pugnale e un mitra enorme; il mostro e il robot che fanno a botte, fino alla sconfitta del primo.</p>
<p>Da un lato mi sentivo come se mi fossi subito innamorato di quest’anime, con l’azione fluida ed i combattimenti spettacolari e non pacchiani come negli anni ’70 e ’80 (lo stesso dicasi del design dell’EVA 01, un vero capolavoro, soprattutto in confronto ai cubettosi robottoni a cui ero abituato).<br />
Dall&#8217;altro però mi sembrava ci fosse qualcosa di diverso: per quanto all&#8217;inizio non ci siano praticamente riferimenti alla cosmologia creata da Anno (e non ce ne sono praticamente per niente per i primi episodi), si nota distintamente un’atmosfera diversa. Non era il mondo dei Power Rangers, dove arrivava il cattivone di turno, lo si sconfiggeva e tutto tornava bello e felice; paradossalmente i momenti in cui si combatteva sembravano gli unici in cui tutti i personaggi fossero “<strong>on the same page</strong>” per dirla all&#8217;americana, uniti dal dover affrontare un pericolo più urgente dei silenzi imbarazzati, dalle incomprensioni e dalle attenzioni mancate e richieste che riempivano il resto della puntata.</p>
<p>Ad ogni modo, la prima parte della serie segue un <strong>pattern ben definito</strong> in cui compare un Angelo e i piloti devono affrontarlo e sconfiggerlo, mentre i conflitti personali all&#8217;interno della NERV crescono e inizia ad emergere la verità sul passato dei personaggi, sugli Angeli, sugli EVA e sul Second Impact, un presunto impatto di un meteorite che ha quasi estinto la vita sulla Terra e che ovviamente in realtà è opera del primo angelo, Adam; iniziano anche a comparire elementi più misteriosi come la Seele, una sorta di Illuminati che controlla la NERV, e il “progetto di perfezionamento dell’uomo”.<br />
Questa parte è fantastica ed è probabilmente tra le migliori opere d’animazione mai prodotte (o almeno tra quelle con cui sono venuto in contatto io).</p>
<p>I personaggi sono tutti <strong>ben caratterizzati</strong> e, nonostante presentino quasi tutti menti piuttosto deviate, sono relativamente multidimensionali; i combattimenti con gli Angeli però rimangono il punto forte: i poteri che hanno sono spesso geniali e l’aura di mistero che li circonda li rende solo più affascinanti, lo stesso dicasi degli EVA, armi di distruzione tanto splendide quanto complesse. Il culmine è raggiunto dalla mirabolante puntata della “<strong>sincronizzazione al 400%</strong>” di Shinji con l’EVA-01.<br />
Da lì in poi la produzione iniziò ad avere problemi con le scadenze e con i fondi e decise di diminuire la quantità e la qualità dell’azione, in favore di una narrazione più psicologica. Questo poteva essere un bene, considerando che mancavano ancora pochi Angeli alla fine e c’erano ancora molte domande che necessitavano risposte.<br />
Il problema è però che per ogni sottotrama che veniva risolta altri due, tre, quattro interrogativi spuntavano fuori. Vari personaggi principali, invece di arrivare ad un compimento nella loro evoluzione all&#8217;interno della storia, vennero semplicemente eliminati o messi da parte. Finché non si arrivò all&#8217;episodio 25.</p>
<p>Come ho detto prima, Neon Gienesis Evangielion è composto da 24 puntate e <strong>2 crimini contro l’umanità</strong> (il capo d’accusa è genocidio di aspettative). Dopo tutto ciò che viene costruito durante la serie, sembra che gli autori si ritrovarono semplicemente a corto di idee e decisero di adottare uno stratagemma letterario/cinematografico ben noto: il fare un finale puramente introspettivo e psicologico, tutto fondato su simbolismi e significati celati. Questa scelta in alcuni casi funziona, vedi Fight Club (libro), ed in sé come scelta non sarebbe stata male, se stessimo parlando di una serie totalmente diversa.</p>
<p>Al tempo ricordo che ci rimasi malissimo, un trauma che tuttora mi accompagna; non ero però il solo, dato che le critiche piovvero da ogni dove. Fu allora che Anno realizzò qualcosa che avrebbe segnato il resto della vita della sua opera: poteva fare un finale alternativo.<br />
Così, pochi anni dopo uscirono <strong>Evangelion: Death &amp; Rebirth</strong>, che riassumeva le prime 24 puntate della serie, e <strong>The End of Evangelion</strong>, che doveva dare il finale “vero” alla serie, se non fosse che anche questo lasciava aperti interrogativi di vario genere ed era a tratti confuso ed inspiegabile (per quanto però fosse ritornato ad avere scene di azione decenti ed in generale fosse un milione di volte meglio dell’abominio che erano le ultime due puntate). Ah, inoltre MTV non li trasmesse mai, per cui mi ci vollero mesi di ricerche su internet per trovarli sottotitolati.</p>
<p>Anno però non era soddifatto, così iniziò con gli spin-off: che ne dite di <strong>Evangelion Iron Maiden</strong>, la versione shojō della storia? E di una versione school-life in cui gli Eva non sono robot ma armi tipo pistole o lance?<br />
E poi semplicemente scelse di ricominciare tutto, con 4 film nuovi di zecca che dovevano cambiare un po’ la trama (magari spiegandola meglio) ed invece finiscono per renderla ancora più assurda e sconclusionata (per quanto il quarto non sia ancora uscito e non so se mai uscirà).</p>
<p>La sensazione rimastami è che semplicemente si trattasse di un progetto troppo ambizioso e complicato e che alla fine l’autore si sia trovato tra le mani con un intreccio insbrogliabile anche per lui.<br />
Da qui nasce il mio rapporto di <strong>amore ed odio</strong> con Evangielion: è un’opera magistrale, capace di sperimentare e di innovare spingendosi in campi dove l’animazione fino ad allora si era tenuta alla larga; è anche un intrattenimento di alta qualità e non solo per l’azione: è di quelli che ti fa sentire i conflitti e le insicurezze dei personaggi nel profondo, per quanto possano sembrare insopportabili a volte, e alla fine ti lascia sempre quel senso di amarezza ed inevitabilità, come a voler farti capire che combattere per salvare il mondo non è bello, non è eroico e non risolve i tuoi problemi personali e che infine anche i rapporti più naturali, come quello tra padre e figlio, possono estraniarsi e deteriorarsi fino ad un punto di non ritorno.<br />
Questa visione profonda e malinconica è forse anche più interessante e cruciale del successo di Evangelion di quanto non lo sia stata una cosmologia tanto complessa quanto confusa e che tutt&#8217;oggi non ha una vera conclusione.</p>
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		<title>Quando il martedì sera era l’Anime Night #2 – Trigun</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 10:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Quando il martedì sera era l’Anime Night]]></category>
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		<category><![CDATA[Madhouse]]></category>
		<category><![CDATA[Trigun]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/trigun.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/trigun-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/trigun-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/trigun-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/trigun-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/trigun.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Trigun (トライガン) è uno degli anime più famosi di fine anni ’90 ed inizio anni 2000 ed è tratto dall&#8217;omonimo manga di Yasuhiro Nightow e rappresenta un punto di raccordo unico tra il mondo dei manga e quello dei comics americani, a cui l’autore si rifa costantemente per i setting, il character design e nella [&#8230;]</p>
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<p><strong>Trigun</strong> (トライガン) è uno degli anime più famosi di fine anni ’90 ed inizio anni 2000 ed è tratto dall&#8217;omonimo manga di Yasuhiro Nightow e rappresenta un punto di raccordo unico tra il mondo dei manga e quello dei comics americani, a cui l’autore si rifa costantemente per i <strong>setting</strong>, il <strong>character design</strong> e nella <strong>struttura delle vignette</strong>, soprattutto quelle dedicate alle scene d’azione.</p>
<p>L’ambientazione stessa è molto occidentalizzata: si tratta infatti di un mondo alieno ma incredibilmente simile al <strong>west dei film hollywoodiani</strong>, con alcuni elementi <strong>post-apocalittici</strong>.</p>
<p>È difficile fare un sunto della trama, visto che come molti altri anime tratti da manga, Trigun <strong>si discosta molto dall&#8217;opera originale</strong>, anche se le ragioni sono da trovarsi soprattutto nella travagliata vicenda editoriale attraversata dal fumetto, piuttosto che da una scelta precisa della Madhouse, casa produttrice del cartone.<br />
Questo ha portato a far sì che Trigun anime si concluda molto più rapidamente, in soli <strong>26 episodi</strong>, laddove il manga raggiunge i 17 volumi (o volendo 16, ma vi risparmio questa storia), di cui la maggior parte sono stati pubblicati ben dopo la fine della serie animata. È però estremamente interessante il fatto che, nonostante le distanze temporali nella scrittura e le differenze nello svolgimento, la conclusione sia grossomodo sullo stesso tono e in alcuni dettagli quasi identica.</p>
<p>Il protagonista e fulcro centrale dell’intera storia è <strong>Vash the Stampede</strong>, il Tifone Umanoide, ricercato da 60 miliardi di doppi dollari e prima persona ad essere considerata una calamità naturale dopo aver distrutto una città intera.<br />
Il Vash delle dicerie è però molto diverso da quello reale: per quanto si tratti invero di un <strong>pistolero dall&#8217;abilità sovraumana</strong> (aggettivo mai più azzeccato), il ragazzone dalla testa a spazzola ed il caratteristico cappotto lungo e rosso è buono e tranquillo e, sorprendentemente, odia ogni forma di violenza.<br />
Purtroppo per lui e per chi lo circonda però, il desolato pianeta (chiamato “<strong>No Man’s Land</strong>”) abbonda di persone che non vedono l’ora di creare problemi e dolori al prossimo e, spesso e volentieri, il bersaglio di questa aggressività è proprio Vash; questa situazione, sebbene all&#8217;inizio abbia più che altro risvolti comici in seguito diventa più e più un fattore drammatico per la storia.<br />
(<em>Nota a margine: è una caratteristica comune a molti anime di quel periodo di iniziare con toni più demenziali per poi assumere più o meno lentamente toni più seri e cupi.</em>)</p>
<p>Nel suo vagare sul desertico pianeta dove si è rifugiata l’umanità dopo che la Terra era diventata invivibile, Vash è accompagnato da <strong>Millie</strong> e <strong>Meryl</strong>, due agenti dell’Agenzia Assicurativa Bernardelli, e da <strong>Nicholas D. Wolfwood</strong>, un reverendo-assassino.<br />
Wolfwood e Vash sono spesso in conflitto in quanto, seppure abbiano modi di agire ed ideali simili, il reverendo trova che l’uccidere, quando estremamente necessario per proteggere la vita di persone care, sia accettabile, mentre per Vash ogni vita è intoccabile, un concetto che ha assimilato da Rem, la donna che ha cresciuto lui e suo fratello gemello Knives su un’astronave che viaggiava dalla Terra fino all&#8217;esopianeta dove si svolge la storia.</p>
<p>Vash e Knives non sono umani, ma <strong>plant</strong> (la cui definizione migliore, “generatori di energia organici”, è imprecisa ed insufficiente, ma spiegazioni più accurate sarebbero lunghe e superflue) con più di un secolo e mezzo di vita.<br />
Knives però, per ragioni che differiscono parecchio tra manga ed anime, non prende a cuore quanto insegnatogli dalla bella Rem, ma invece sabota le astronavi dove giacciono in un sonno criogenico milioni di umani; solo il sacrificio di Rem impedisce l’estinzione della razza umana, che rimane il fine ultimo di Knives.</p>
<p>Lo scopo del vagabondare di Vash si scopre quindi essere la ricerca di suo fratello, per impedirgli di attuare i suoi piani; durante i suoi viaggi però Vash e la sua comitiva devono vedersela soprattutto con gli sgherri di Knives, un gruppo chiamato <strong>Gung-Ho Guns</strong> guidato dall&#8217;inquietante Legato.</p>
<p>Per certi versi la struttura della storia, tanto nell&#8217;anime quanto nel manga, segue un <strong>canone shōnen</strong> piuttosto consolidato: il gruppo di protagonisti che va di luogo in luogo, conosce i residenti locali, un sottoposto del cattivo finale appare, si combatte, il nemico perde.</p>
<p>La trama di Trigun, così come il suo antagonista ed i diverbi etici che fa emergere, non sono particolarmente originali e, seppur interessanti ed avvincenti, <strong>non così memorabili</strong>.<br />
Ma c’è qualcosa che mantiene in vita l’interesse verso quest’opera, ovvero che <strong>Trigun ha stile.</strong><br />
Quando oggi penso a Trigun immediatamente ricordo la sua favolosa sigla, il fantastico cappotto rosso di Vash ed il suo modo rassicurante di tirarsi su gli occhiali da sole o il suo braccio meccanico che si apre per diventare una pistola. Rammento subito i brividi che avevo ogni volta che appariva Legato Bluesummer, accompagnato da sangue e musica stridente, o l&#8217;eco delle grida di Hoppered the Gauntlet (l’uomo proiettile). Mi tornano in mente Vash e Wolfwood che discutono mentre lottano per l’ultima polpetta rimasta, il discorso finale di Wolfwood nella chiesa nell&#8217;anime e le lacrime al telefono con un mio amico dopo averlo visto e l’ultimo momento dei due nel manga, su un divano in mezzo al niente. Ripenso a Vash che colpisce bersagli da gittate incredibili per poi gridare “<strong>Love and Peace!</strong>” o alla celebre croce-mitragliatrice-lanciarazzi.</p>
<p><strong>C’è qualcosa di speciale in questo</strong>, che non può essere decodificato. Trigun è una di quelle poche opere che è capace di attrarti con un fascino inconfondibile, che ti rimane impresso con la sua unicità per sempre.</p>
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		<title>Quando il martedì sera era l’Anime Night #1 &#8211; Le Situazioni di Lui e Lei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2017 10:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[Le Situazioni di Lui e Lei]]></category>
		<category><![CDATA[Masami Tsuda]]></category>
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		<category><![CDATA[Yukino Miyazawa]]></category>
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<p>Le Situazioni di Lui e Lei (彼氏彼女の事情, letteralmente “Situazioni di fidanzato e fidanzata”, spesso abbreviato in Kare Kano) è un manga di Masami Tsuda serializzato dal 1996 al 2005, il cui adattamento ad anime è diventato celebre in Italia ad inizio anni 2000 ed è, quasi sicuramente, il mio “piacere proibito” preferito. L’anime di Kare [&#8230;]</p>
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<p><strong>Le Situazioni di Lui e Lei</strong> (彼氏彼女の事情, letteralmente “Situazioni di fidanzato e fidanzata”, spesso abbreviato in <strong>Kare Kano</strong>) è un manga di Masami Tsuda serializzato dal 1996 al 2005, il cui adattamento ad anime è diventato celebre in Italia ad inizio anni 2000 ed è, quasi sicuramente, il mio “piacere proibito” preferito.</p>
<p>L’anime di Kare Kano è stato prodotto da <strong>GAINAX</strong>, la stessa di Neon Genesis Evangelion ed il motivo per cui, nonostante il titolo e le prime immagini sprizzassero “shōjo” da tutte le parti, mi convinsi a guardarlo.</p>
<p>Ebbene, scoprii che era indubbiamente molto femminile ma che, nonostante questo, potesse ammaliarmi in modo anormale, qualcosa che il mio troppo giovane cervello faticava ancora a capire, ma mi dilungherò a riguardo in seguito.</p>
<p>Le Situazioni di Lui e Lei è, come si può immaginare facilmente dal titolo, <strong>la storia di una coppia</strong> (o meglio, di varie coppie) e si può essenzialmente dividere in tre parti, con l’anime che copre quasi tutta la prima.</p>
<p>In questa prima parte ci viene presentato essenzialmente tutto il cast di personaggi, ad iniziare dai due protagonisti, <strong>Yukino Miyazawa</strong> e<strong> Soichiro Arima</strong>, una ragazza ed un ragazzo che hanno appena iniziato il loro primo anno di superiori.<br />
Entrambi hanno la fama di essere studenti perfetti: non solo i loro risultati ai test d’ammissione sono i più alti dell’istituto, ma sono sempre gentili e disponibili con i compagni, atleticamente dotati ed esteticamente attraenti.</p>
<p>Miyazawa è segretamente infastidita dal fatto che qualcuno le rubi la scena: in realtà infatti la vera Yukino è una ragazza <strong>sciatta e mascolina</strong>, molto diversa dalla versione intellettualoide e pacata che mostra a scuola, una maschera che indossa per bearsi delle attenzioni e delle lodi dalle quali è ricoperta.<br />
Arima, al contrario, sembra essere esattamente <strong>il ragazzo perfetto che appare</strong>; non solo, ma confessa ben presto a Miyazawa di essere attratto da lei, un sentimento che mantiene anche dopo aver scoperto la verità sulla ragazza; lo scoprire la genuinità di Arima aiuta Miyazawa ad abbandonare progressivamente le sue sceneggiate e la sua ostilità verso il ragazzo, fino ad accettare che invero Lei ricambia i sentimenti di Lui.</p>
<p>L’intera prima parte del manga (e tutto l’anime) narra quindi della crescita del loro rapporto, degli ostacoli che comporta, di come Miyazawa riesca a mostrarsi finalmente per com&#8217;è e di come l’essere finalmente sincera ed aperta le consenta di crearsi <strong>rapporti di amicizia veri</strong> con altre ragazze e ragazzi, oltre che con Arima.<br />
In questa parte Kare Kano non si distacca particolarmente dai canoni dello <strong>school romance</strong> ed abbonda di comicità, soprattutto nell&#8217;anime. L&#8217;autrice stessa scrive che questa è “<strong>la parte di Miyazawa della storia</strong>” ed effettivamente vediamo per lo più il suo punto di vista, mentre il passato di Arima, che ci viene talvolta accennato, rimane misterioso.</p>
<p>La seconda parte è invece dove vengono sviluppate tutte <strong>le “situazioni” degli altri Lui e Lei</strong> e durante la quale passano ben due anni, così che all&#8217;inizio della terza parte i protagonisti sono prossimi a finire la scuola.</p>
<p>Quest’ultima parte è quella “di Arima” e non ha più la leggerezza della prima, ma è <strong>molto più drammatica ed intensa</strong>. In essa scopriamo la verità sul passato del ragazzo e della sua famiglia e, soprattutto, vediamo per intero la sua prospettiva sulla propria vita e sul rapporto con Miyazawa.<br />
Come talvolta si evince infatti soprattutto nell&#8217;anime, Arima stesso <strong>indossa una “maschera”</strong> con cui pretende di essere il ragazzo perfetto ed ha da anni segretamente intrapreso un percorso che dovrebbe portarlo a vendicare i torti inflittigli dai suoi familiari, a costo di rinunciare ai suoi sogni ed allo stesso rapporto con Yukino.<br />
Alla fine però l’amore per Miyazawa e l’entrata in scena del vero padre di Soichiro riportano il ragazzo sulla giusta strada, abbandonando così finalmente il perverso e fine a sé stesso obiettivo di vendetta sociale.</p>
<p>Tutto <strong>finisce per il meglio</strong> e questo è forse tutto quello che si può dire di Kare Kano: tutti i protagonisti hanno il loro lieto fine; già durante la storia viene costantemente rimarcato quanto tutti siano belli, bravi ed intelligenti, come i loro amori (iniziati al liceo, ricordiamolo) siano così profondi e concreti da durare anni ed anni, fino all&#8217;età adulta.</p>
<p>Questo tipo di storie normalmente mi farebbe venire l’orticaria, invece sono sempre stato sottomesso al <strong>fascino nascosto</strong> di questo anime/manga. C’è un qualcosa di così innocente e perfetto in tutta la storia che ti cattura evocando i desideri di una vita che sogni di avere senza nemmeno sapere di volerla.</p>
<p>L’autrice riesce nel difficile compito di dare ai propri personaggi aspetti e momenti concreti e realistici senza per questo distruggere la visione complessiva dell’opera, che sembra passare, persino nei momenti più drammatici, <strong>leggera come una nuvola</strong> per quanta eccezionalità e candore la pervadono.<br />
È questa intima necessità di vedere la luce della bellezza anche quando dovrebbero esserci solo tenebre, tipica del periodo adolescenziale in cui le certezze dell’infanzia iniziano a far posto ad incomprensioni e dubbi, che personalmente mi ha stregato di Le Situazioni di Lui e Lei.<br />
Non è un manga i cui personaggi siano eccezionali e la trama a tratti è banale. Eppure <strong>è una lettura che fa bene</strong>.</p>
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		<title>Quando il martedì sera era l’Anime Night #0 &#8211; Introduzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 11:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Quando il martedì sera era l’Anime Night]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Anime]]></category>
		<category><![CDATA[Anime night]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/animenight.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/animenight-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Anime Night" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/animenight-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/animenight-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/animenight-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/animenight.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Come molte altre persone della mia generazione, il primo approccio all&#8217;animazione giapponese è avvenuto tramite i cartoni trasmessi ad ora di pranzo (o nel primo pomeriggio) da Italia Uno, i vari Cavalieri dello Zodiaco, Holly &#38; Benji e, ovviamente, Dragon Ball. Tuttavia il vero punto di partenza per la passione verso la produzione giapponese di anime [&#8230;]</p>
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<p>Come molte altre persone della mia generazione, il primo approccio all&#8217;<strong>animazione giapponese</strong> è avvenuto tramite i cartoni trasmessi ad ora di pranzo (o nel primo pomeriggio) da Italia Uno, i vari <strong>Cavalieri dello Zodiaco</strong>, <strong>Holly &amp; Benji</strong> e, ovviamente, <strong>Dragon Ball</strong>.</p>
<p>Tuttavia il vero punto di partenza per la passione verso la produzione giapponese di anime e manga è piuttosto l’<strong>Anime Night</strong>, ovvero la prima serata del martedì sull&#8217;allora <strong>MTV</strong>, dove le serie trasmesse erano generalmente più complesse e meno infantili, nonché concentrate in un numero di puntate limitato.</p>
<p>È qui che molti anime famosissimi sono sbarcati in Italia ed è così che hanno creato migliaia di fan che, per un periodo durato solo per l’adolescenza o, come nel mio caso, anche successivamente hanno scelto di dedicare tempo e danaro a questa passione.</p>
<p>Ho deciso, a circa quindici anni di distanza, di riesaminare alcuni degli anime trasmessi allora ed ora diventati classici dei rispettivi generi in questa serie di articoli. Tuttavia, siccome questa è prima di tutto un’operazione nostalgia, non coprirò tutto, ma solo i miei preferiti ed occasionalmente aggiungerò anime o manga anch&#8217;essi “classici” di quel periodo ma che non sono mai andati in onda su MTV il martedì sera.</p>
<p>Infine, come si può intuire, sono molto legato a ciò di cui parlerò, per cui non aspettatevi nulla di diverso da una visione molto soggettiva e quasi sentimentale (<em>benvenuto su Nerdando.com, caro LC <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> n.d.Tencar</em>).</p>
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