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	<title>Polemizzando - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Breaking Bad &#8211; In difesa di Skyler White</title>
		<link>https://nerdando.com/2025/09/10/breaking-bad-in-difesa-di-skyler-white/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 08:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Gunn]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking Bad]]></category>
		<category><![CDATA[Vince Gilligan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho guardato la prima volta Breaking Bad molti anni fa, ormai, dopo la sua messa in onda e, come molti, ne rimasi folgorato. Come molti, inoltre, ho condiviso un odio viscerale per Skyler White, la spocchiosa e insopportabile moglie del nostro, immeritevole della fortuna sfacciata in cui si è trovata a navigare suo malgrado. Bene, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-60924" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/07/skyler.jpg" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/07/skyler.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/07/skyler-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/07/skyler-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/07/skyler-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Ho guardato la prima volta <em><a href="https://nerdando.com/2015/03/13/breaking-bad-uno-sguardo-in-posteprima-parte-1/">Breaking Bad</a></em> molti anni fa, ormai, dopo la sua messa in onda e, come molti, ne rimasi folgorato. Come molti, inoltre, ho condiviso un odio viscerale per <strong>Skyler White</strong>, la spocchiosa e insopportabile moglie del nostro, immeritevole della fortuna sfacciata in cui si è trovata a navigare suo malgrado.<br />
Bene, a distanza di tanti anni e approfittando del raggiungimento dell&#8217;età minima di mia figlia maggiore, ho deciso di gettarmi in un rewatch completo, questa volta in inglese, per assaporare con calma quei dettagli che sapevo essere stati seminati ovunque, ma che alla prima visione non avevo colto.</p>
<p>La prima cosa da dire è che <em><strong>Breaking Bad</strong></em> mantiene un ritmo, una scrittura, una composizione assolutamente moderna, rasente la perfezione (non è un caso il 9.5 su IMDB) e, a una seconda visione, risulta ancora più straordinario il lavoro narrativo fatto da <strong>Vince Gilligan</strong>.<br />
La seconda cosa da dire, invece, è che mi sono ricreduto su Skyler White. Non solo ho iniziato a comprendere la sua personalità, ma ho finito col parteggiare per lei contro il nostro <em>other WW</em>.</p>
<p><strong>Un po&#8217; di recap</strong>, prima. Poco dopo la messa in onda, i social (in particolare Facebook, ricordiamo che era il 2008) hanno iniziato a popolarsi di gruppi di fan che in comune condividevano l&#8217;odio feroce nei confronti della Signora White. Non contenti di ciò, col passare del tempo (e come abbiamo visto succedere anche in altri ambiti), i &#8220;fan&#8221; hanno spostato il loro risentimento dal personaggio all&#8217;attrice, arrivando a minacciare di morte la povera <strong>Anna Gunn</strong>, colpevole sostanzialmente solo di essere un&#8217;attrice straordinaria e aver dato vita a un personaggio talmente verosimile da apparire reale.</p>
<p><strong>Ma qual è la colpa di Skyler White?</strong> E perché ho cambiato idea?<br />
Partiamo dall&#8217;incipit: Skyler tratta a pesci in faccia il povero Walt; Skyler gli porta via i figlia; Skyler lo tradisce con il suo capo; Skyler non si merita i milioni che ha guadagnato.<br />
Ora però grattiamo via questa superficie di idiozie e <strong>veniamo al nocciolo della questione</strong>: Skyler White è costretta a vendere ciarpame per racimolare qualche spicciolo, ha un marito che, per orgoglio, ha perso la possibilità di una carriera brillante ed è finito a fare lezioni in un college di cui non frega niente a nessuno; non solo: ha un figlio disabile per cui ha dovuto rinunciare alla propria carriera e una figlia in arrivo che non era attesa.</p>
<p>Quando le cose iniziano ad andare a rotoli, il marito (che, mi spiace ricordarlo, avrebbe il dovere morale di condividere tutto con la compagna) <strong>sceglie di costruire un castello infinito di menzogne</strong>, prendendola in giro, anche in malo modo, con scuse campate in aria che anche un bambino scoprirebbe.<br />
Non parlo della produzione di meth, lì possiamo dire che era per proteggerla, ma proprio all&#8217;inizio: per mero orgoglio non accetta i soldi offertigli per curarsi, quando sarebbe stato sufficiente ingoiare un po&#8217; di bile o essere schietto con la moglie.</p>
<p>Pensate alla<strong> scena nel deserto</strong>: la &#8220;confessione&#8221; di Walt alla videocamera quando crede di essere sul punto di capitolare. Anche lì, l&#8217;unico pensiero che ha è quello di giustificarsi, non di vuotare il sacco e dire la verità.<br />
La verità, appunto, è che <strong>Walter White è una persona orribile</strong>: bugiardo, manipolatore, approfittatore, assassino, ladro, menfreghista e avido (ma ha anche dei difetti).<br />
Skyler subisce angherie di ogni genere, tradimenti profondi (di ben lunga peggiori di una scappatella) e, di base, inganni e omissioni fin quando Walter non è costretto spalle al muro ad ammettere la verità.</p>
<p><strong>Lì emerge la grandezza di Skyler</strong>, prende l&#8217;arma di Walt e gliela gira contro, in quell&#8217;incredibile monologo in cui inventa su due piedi il vizio del gioco come sorgente della fortuna.<br />
Ma fermatevi un secondo a pensare: in quella situazione, come vi sentireste se scopriste di punto in bianco che tutta la vostra vita è retta su una palafitta di menzogne, sangue e disperazione?<br />
E sul tradimento? Bene: non lo è. La richiesta di divorzio era già stata depositata e lei si è gettata tra le braccia di un (decisamente) poco ortodosso datore di lavoro sulla scia della sua vita totalmente sconvolta.</p>
<p>Ma andiamo avanti. Questa analisi è sotto gli occhi di tutti, <strong>perché dunque tanto odio per la povera Skyler?</strong><br />
Il motivo, a mio avviso, è che <strong>siamo un popolo di maschilisti</strong>. Davvero ha senso parteggiare per un essere ignobile come Walt? Il fatto è che più facilmente a livello inconscio non riusciamo a tollerare la forza di Skyler, la sua indipendenza, intraprendenza e incredibile capacità adattiva.</p>
<p>Pensate a quando scende in campo al suo fianco: <strong>ormai il loro rapporto è distrutto</strong>, e nonostante questo accetta di non denunciarlo. Rispetta a tal punto il suo ruolo come padre di Walt Jr. (ecco un altro motivo per detestarlo: un padre che dà il proprio nome al figlio è il massimo della delegittimazione) e della piccola Holly da non voler annientare la sua immagine.<br />
Pensate a quando si presta ad aiutarlo a riciclare il denaro, comprando quel dannato autolavaggio per l&#8217;ennesimo spirito di rivalsa contro una vita che sicuramente non l&#8217;ha aiutato, ma che lui ha subito passivamente.</p>
<p>Persino nel <strong>climax finale</strong>, accetta di ascoltarlo. Nonostante tutto, lei è ancora lì per lui.<br />
Sapete perché odia(va)mo Skyler White? Perché lei è più forte di lui. E di molto.</p>
<p>Magari un giorno parlerò diffusamente anche di <a href="https://nerdando.com/2019/10/12/el-camino-il-ritorno-di-breaking-bad/">Jesse</a>, ma <strong>per ora</strong>:</p>
<p><em>&#8211; Say my name<br />
&#8211; Skyler White</em></p>
<p><em>Vuoi chiacchierare e giocare con noi? Vienici a trovare sul nostro <strong><a href="https://nerdando.com/discord">Server Discord</a></strong> e sul nostro <strong><a href="https://t.me/nerdandocom">Gruppo Telegram</a></strong>.</em></p>
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		<title>I trofei hanno rovinato i videogiochi?</title>
		<link>https://nerdando.com/2024/08/06/i-trofei-hanno-rovinato-i-videogiochi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 08:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discutendo]]></category>
		<category><![CDATA[Filosonerdando]]></category>
		<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[collezionabili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Correva l&#8217;anno 2010 e mi accingevo, per la prima volta, a giocare a Modern Warfare 2 sulla Xbox 360 di un caro amico. Improvvisamente, tra un momento di stupore meravigliato e l&#8217;altro, vedo apparire una notifica con tanto di 10G annesso. È stato l&#8217;inizio della fine. Nemmeno sapevo di essere un completista, ma da quel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-55282 size-full" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/07/trofei.jpeg" alt="Trofei PlayStation" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/07/trofei.jpeg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/07/trofei-300x169.jpeg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/07/trofei-1024x576.jpeg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/07/trofei-768x432.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Correva l&#8217;anno 2010 e mi accingevo, per la prima volta, a giocare a <em>Modern Warfare 2</em> sulla Xbox 360 di un caro amico.<br />
Improvvisamente, tra un momento di stupore meravigliato e l&#8217;altro, vedo apparire una notifica con tanto di 10G annesso. <strong>È stato l&#8217;inizio della fine</strong>. Nemmeno sapevo di essere un <em>completista</em>, ma da quel momento in poi (o meglio: dal momento dell&#8217;acquisto della mia console in poi) ho iniziato a misurare il livello di utilizzo di un videogioco sulla base degli obiettivi/trofei sbloccati.</p>
<p>Il mio ragionamento era semplice: <strong>se ho sbloccato tutto, allora vuol dire che ho sviscerato il gioco</strong>. Posso disinstallarlo, metterlo via e/o rivenderlo.<br />
Inizia così una china in cui inizio ad andare a caccia di guide, wiki, <em>walkthrough</em> e quant&#8217;altro il web mi metta a disposizione per completare tutti i giochi che compro. Ma è solo l&#8217;inizio di un pericoloso trend, perché il passaggio successivo è stato quello di controllare quanto tempo ci voleva a completare un gioco, prima di prenderlo, e ancor prima di valutare il mio effettivo interesse per quel gioco.</p>
<p>Grosso balzo in avanti: arriva il <strong>Game Pass</strong> e questo fa lievitare il mio punteggio giocatore. Non solo: se trovo giochi che possono essere sbloccati in poco tempo, li installo giusto il tempo di completarli, aggiudicandomi così i 1000G, e poi via nel dimenticatoio. Ancor peggio: provo un profondo senso di frustrazione se non riesco a completare un gioco, e di diabolico fastidio per quei giochi che ti sbloccano un obiettivo nei primissimi minuti, spingendoti a giocarli anche se non ti piacciono. Vi rendete conto della distorsione? Investire tempo (per quanto poco) in giochi di cui non mi frega nulla solo perché sono facili da completare.</p>
<p>Insomma: credo che il punto sia chiaro. <strong>Il mio focus si è spostato dal medium al meta</strong>. Il gioco è praticamente scomparso, in favore degli obiettivi e punteggi associati ad esso. Dov&#8217;è finito il divertimento? Completare un gioco dovrebbe essere soddisfacente: un coronamento, una glorificazione. Un mezzo, certo non il fine.</p>
<p>Col passare degli anni <strong>sono dovuto scendere a compromessi</strong>: il tempo è sempre meno e alcuni giochi sono davvero troppo lunghi. Alcuni li ho ripresi per completarli anni dopo, magari in momenti di stanca o per recuperare titoli che erano stati surclassati dall&#8217;arrivo di qualche tripla A. Oppure perché in attesa di risoluzione dei bug (come <em><a href="https://nerdando.com/2020/11/09/assassins-creed-valhalla-lera-dei-vichinghi/">AC:Valhalla</a></em>). Ma in libreria ho una serie di cadaveri illimitata, tutti a zero G o con una manciata di obiettivi.<br />
Per un lungo periodo mi ero fissato con le statistiche, ma ora ho smesso di controllare: vedermi sotto al 50% fa troppo male.</p>
<p>Ma il punto, ora, è un altro: mi è capitato, recentemente, di imbattermi in un DLC colossale, <strong>almeno 40 ore di gioco</strong>. Nessun trofeo/obiettivo.<br />
Devo ammettere con me stesso che la spinta a giocarlo e a sviscerarlo tutto viene a mancare: sembra fine a se stesso, non ho gli stimoli per andare a perlustrare ogni anfratto.<br />
Altro esempio: giochi che richiedono tre run minime, centinaia di collezionabili, eventi incrociati che invalidano i trofei costringendo a ripartire da capo. Li guardo, li studio, li analizzo e poi decido di non giocare, non iniziare nemmeno. Oppure di scendere a patti con me stesso e sapere che mi fermerò ad un certo punto, e prendere questa come premessa ineluttabile, pena ore di frustrazione e malumore).</p>
<p>Prima di chiudere la mia riflessione, eccovi <strong>un paio di mie statistiche</strong>:</p>
<ul>
<li>Xbox:
<ul>
<li>Giochi giocati: 482</li>
<li>Giochi completati: 250</li>
<li>Gamescore: 252.026</li>
</ul>
</li>
<li>PS:
<ul>
<li>Giochi giocati: 50</li>
<li>Giochi completati: 6</li>
<li>XP: 19.935</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Le mie giornate migliori: il 15 gennaio 2021 (51 obiettivi sbloccati) e il 18 settembre 2022 (2090 gamescore acquisiti). Migliore Streak: 52 giorni con almeno un obiettivo sbloccato.<br />
Non posso fare a meno di chiedermi come cambieranno queste statistiche tra il giorno in cui chiuderò l&#8217;articolo e quello in cui leggerete. Forse dovrei tornare di tanto in tanto ad aggiornarlo?<br />
<strong>Capite il livello di disagio?</strong></p>
<p>Insomma: mio malgrado sono arrivato alla conclusione che <strong>i trofei hanno rovinato i videogiochi</strong>.<br />
Eppure sono partito a giocare, negli anni &#8217;90, quando il fine ultimo del medium era anche il primo: intrattenere e divertire. Se corro indietro con la mente ripenso a titoli che mi hanno appassionato per ore ed ore, che ho giocato e rigiocato e finito e rifinito solo per il gusto di farlo. <em><a href="https://nerdando.com/2014/09/15/non-e-un-gioco-per-vecchi-1-the-secret-of-monkey-island/">The Secret of Monkey Island</a></em>, ad esempio, e poi anche <a href="https://nerdando.com/2015/02/16/non-e-un-gioco-per-vecchi-10-eye-beholder-2-legend-darkmoon/"><em>Eye of the Beholder 2</em></a>, <em>Centurion</em>, <a href="https://nerdando.com/2015/02/09/non-e-un-gioco-per-vecchi-9-player-manager/"><em>Player Manager</em></a>, e molti, moltissimi altri in cui l&#8217;unico scopo era quello di passare qualche ora serena.</p>
<p>Da vecchio nerd quale sono, sono anche abbastanza disincantato: so bene che il meccanismo del trofeo è un capolavoro di psicologia sociale. Da un lato c&#8217;è la gratificazione immensa (spesso inconscia) nel vedere coronare con un &#8220;premio&#8221; lo sforzo individuale: è il meccanismo che sta alla base della gamification. Vi siete mai chiesti perché quando apriamo una <strong>mistery box</strong> (mi vengono in mente quelle di <em><a href="https://nerdando.com/2017/05/22/injustice-2-il-ritorno-degli-dei/">Injustice 2</a></em>) c&#8217;è sempre un&#8217;animazione che ne ritarda lo svelamento?</p>
<p>Il motivo è semplice: quel secondo di attesa è parte integrante del piacere in sé. L&#8217;attesa aumenta la sensazione di appagamento nella scoperta del premio. Da lì a renderle qualcosa di acquistabile il passo è breve e infatti non è un caso se sono state equiparate al gioco d&#8217;azzardo, per la loro capacità di creare ludopatia.<br />
Anche perché, come per ogni tossina, il <strong>grado di soddisfazione dura sempre meno</strong> e ci porta a reiterare ancora e ancora quel comportamento per esperire di nuovo quella breve ma intensa scarica di serotonina.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte c&#8217;è i<strong>l meccanismo perverso del mordi e fuggi</strong> e mettere a disposizione trofei che richiedono più run o decine di ore di gioco non fa che aumentare il tempo di <em>adoption</em> da parte dei giocatori, elemento che ovviamente decreta indirettamente il successo di un titolo. Immaginate un gioco presente su Game Pass che richieda decine e decine di ore per essere completato perché, oltre ai vari incroci di quest e finali alternativi, si fregia di un drop rate degli oggetti semplicemente scellerato (vero, <em><a href="https://nerdando.com/2024/06/28/nerdandoconsiglia-giugno-2024/">Lords of the Fallen</a></em>?). Chiaro che più ore un gioco presente su Game Pass viene giocato e maggiore sarà il suo &#8220;successo&#8221;. Ma non è questo forse un modo subdolo di pompare il &#8220;successo&#8221; di un gioco?</p>
<p>Ultimamente si sta parlando di <strong>introdurre il concetto di &#8220;platino&#8221; anche su Xbox</strong>, ma invece forse sarebbe giunto il momento di smantellare l&#8217;intero impianto e tornare a concentrarsi sull&#8217;aspetto prettamente ludico. E voi che ne pensate?</p>
<p><em>Vuoi chiacchierare e giocare con noi? Vienici a trovare sul nostro <strong><a href="https://nerdando.com/discord">Server Discord</a></strong> e sul nostro <strong><a href="https://t.me/nerdandocom">Gruppo Telegram</a></strong>.</em></p>
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		<title>Adolescenti in eterotopie: raccontare la gioventù a debita distanza</title>
		<link>https://nerdando.com/2024/05/24/adolescenti-in-eterotopie-raccontare-la-gioventu-a-debita-distanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca "Penny" Gatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2024 08:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
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		<category><![CDATA[skam Italia]]></category>
		<category><![CDATA[un professore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Netflix &#38; teen drama  Chi frequenta le piattaforme di streaming avrà ben in mente la categoria dei titoli suggeriti perché hai guardato, ossia quell&#8217;elenco di film e serie TV che l&#8217;algoritmo ci propone perché abbiamo guardato qualcosa che assomiglia, in qualche modo, a quelli consigliati. Un denominatore che accomuna molti di quelli che Netflix propone [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/adolescenti-in-eterotopie.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-54157" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/adolescenti-in-eterotopie.jpg" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/adolescenti-in-eterotopie.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/adolescenti-in-eterotopie-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/adolescenti-in-eterotopie-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/adolescenti-in-eterotopie-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></h2>
<h2>Netflix &amp; <em>teen drama </em></h2>
<p>Chi frequenta le piattaforme di streaming avrà ben in mente la categoria dei titoli suggeriti <em>perché hai guardato</em>, ossia quell&#8217;elenco di film e serie TV che l&#8217;algoritmo ci propone perché abbiamo guardato qualcosa che assomiglia, in qualche modo, a quelli consigliati. Un denominatore che accomuna molti di quelli che Netflix propone alla sottoscritta è il fatto che la popolazione protagonista sia in piena fase adolescenziale.</p>
<p>Dopo <a href="https://nerdando.com/2017/04/25/tredici-tra-adolescenza-e-bullismo/"><em><strong>13 Reasons Why</strong></em></a>, <em><strong>Sex Education</strong></em> e le prime stagioni di <a href="https://nerdando.com/2018/09/01/riverdale-il-twin-peaks-in-chiave-teen-dei-nostri-tempi/"><em><strong>Riverdale</strong></em></a>, <em><strong>Fate: The Winx Saga</strong></em> e molti altri cosiddetti <em>teen drama</em>, il colosso americano ha iniziato a suggerirmi altre serie, simili a queste, <strong>ma girate e prodotte in Italia</strong>.</p>
<p>È il caso di <em><strong>Mare Fuori</strong></em>, <em><strong>Braccialetti Rossi</strong></em>, <em><strong>Un professore</strong></em> o <a href="https://nerdando.com/2020/06/23/nerdandoconsiglia-skam-italia/"><strong><em>Skam Italia</em></strong></a>, serie a cui mi sono avvicinata ma che (tranne l&#8217;ultima) non mi hanno coinvolta particolarmente. Eppure, mi hanno portata a riflettere su quanto effettivamente tutte queste serie altro non siano che una diversa declinazione dello stesso format: <strong>adolescenti in eterotopie</strong>.</p>
<h2>Eterotopia</h2>
<p>Con il termine eterotopia,<strong> Michel Foucault</strong> indicava quei luoghi-altri, quei posti concretamente esistenti e situati nello spazio, nei quali però sono in vigore delle regole (o vere e proprie leggi) talmente particolari, da rendere quegli ambienti dei <em>topoi</em> diversi da tutti gli altri.</p>
<p>Pensate per esempio ai <strong>luoghi di culto</strong>: viene considerata una prassi di buona educazione togliere il cappello in alcuni edifici sacri e indossarlo in altri, ma al di fuori di quegli spazi e salvo eccezioni, non vi sono leggi che regolamentino in generale l&#8217;utilizzo del cappello.</p>
<p>L&#8217;esempio più eclatante di eterotopia è forse <strong>il carcere</strong>: luogo imputato a limitare il diritto alla libertà, nel quale si è tenuti a rispettare delle regole comportamentali che fuori da quello spazio non necessariamente valgono (pensate per esempio all&#8217;uso dello smartphone, che fuori dagli istituti penitenziari, e da pochi altri luoghi, non è vietato).</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Mare-Fuori.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-54159 size-full" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Mare-Fuori.jpg" alt="Mare Fuori; Eterotopia: il carcere." width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Mare-Fuori.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Mare-Fuori-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Mare-Fuori-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Mare-Fuori-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<h2>Le eterotopie delle serie <em>teen</em>: il carcere, l&#8217;ospedale</h2>
<p>Guardando qualche puntata (o stagione) delle serie citate sopra, mi sono accorta di quanto l&#8217;ambientazione rivesta un ruolo centrale ai fini della trama, tanto da risultare, a volte, come un <strong>protagonista silente</strong>. Non mi riferisco solo al set e alle stanze in cui fisicamente vengono girate le scene, ma al fatto che le limitazioni agli accadimenti dovute al posto in cui è situata la storia, diventano parte integrante del tessuto narrativo.</p>
<p>Pensate a <em>Mare Fuori</em>, serie ambientata in un Istituto Penitenziario Minorile (IPM) all&#8217;interno del quale, per ovvie ragioni, vigono delle restrizioni a ciò che si può e non si può fare. <strong>L&#8217;IPM</strong>, però, <strong>diventa personaggio vero e proprio</strong> in almeno due momenti: il primo, quando i ragazzi lo nominano, presentificandolo all&#8217;interno dei loro discorsi; il secondo, ancor più evidente, nelle scene girate tipo flash-back, fuori dall&#8217;IPM stesso. Il contrasto fra ciò-che-è e ciò-che-non-è possibile, nel confronto fuori/dentro, rende ancor più cruciale il ruolo del posto in cui si svolge la storia.</p>
<p>Se l&#8217;IPM non fosse un&#8217;eterotopia abbastanza ristretta, poi, c&#8217;è quel posto ancor più estremo in cui sono ambientate certe storie: <strong>l&#8217;ospedale</strong>. In <em>Braccialetti Rossi</em> (ma anche in tanti film quali <em>A un metro da te</em> o <em>Noi siamo tutto</em>, per dirne due), la vita di giovani pazienti ci viene raccontata attraverso la cornice degli ambienti asettici, abitati da persone in camice. La clinica è presente in quasi ogni fotogramma, nel quale si alternano sofisticate apparecchiature che aumentano il distacco fra <em>noi</em> e <em>loro</em>: noi, che siamo fuori, loro, che sono dentro; loro, che sono giovani, noi, che siamo anche adulti.</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Braccialetti-Rossi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-54160 size-full" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Braccialetti-Rossi.jpg" alt="Braccialetti Rossi; Eterotopia: l'ospedale" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Braccialetti-Rossi.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Braccialetti-Rossi-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Braccialetti-Rossi-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Braccialetti-Rossi-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<h2>L&#8217;eterotopia per eccellenza: la scuola</h2>
<p>Similmente accade nelle serie ambientate a scuola, come <em>Un Professore</em> o <em>SKAM Italia</em>: l&#8217;istituto scolastico appare come la lente attraverso la quale ci è concesso conoscere i personaggi. Nelle dinamiche fra i banchi e in corridoio, nelle effrazioni e nell&#8217;essere ligi, si giocano le caratterizzazioni dei personaggi più strutturati. Tuttavia, <strong>è solo nelle scene ambientate fuori da scuola che entriamo in contatto con i vissuti</strong>, i pensieri e le emozioni preponderanti dei protagonisti: quando cioè muta il dispositivo e può emergere l&#8217;essere umano a tutto tondo, che è anche altro oltre al ruolo di studente. <strong>Persone che sono tanto altro che semplici frequentatrici di una certa classe.</strong> Per la maggior parte della storia, però, conosciamo questi giovani solo nella parte di alunni, come se la complessità che li pervade fosse qualcosa troppo difficile da raccontare in maniera più completa.</p>
<p>Da qui, le mie domande: perché per raccontare l&#8217;adolescenza ricorriamo così spesso alle eterotopie? È ovvio che se una persona passa la maggior parte delle sue giornate in un posto (tipo la scuola), per raccontarne la vita, parte della narrazione sarà inevitabilmente situata in quel posto. La mia domanda è più trasversale: <strong>saremmo in grado di raccontare l&#8217;adolescenza a tutto tondo?</strong> È possibile parlare della gioventù di oggi senza rinchiuderla in un luogo altro, con leggi autonome e restrittive? Riusciamo a trasmettere la complessità dell&#8217;adolescenza, senza restringere il nostro punto di vista a pochi aspetti soltanto?</p>
<h2>Una tendenza spiccatamente italiana?</h2>
<p>Se dagli Stati Uniti (ma non solo) il dramma adolescenziale ci viene raccontato in ambienti diversi, quelli in cui i giovani effettivamente passano il loro tempo (non solo la scuola ma anche casa, casa di amici, luoghi naturali, ambienti ricreativi, palestre,&#8230;), <strong>in Italia</strong> mi sembra ci sia una tendenza più spiccata a raccontarli sempre partendo da un ben determinato luogo-altro.</p>
<p>I giovani, questi esseri interessanti e caotici di cui riusciamo a parlare meglio se li lasciamo rinchiusi da qualche parte, e attraverso il filtro che il luogo crea, li raccontiamo. Ne raccontiamo gli intrecci, i gossip, le evoluzioni e le crescite, ma <strong>sempre con una certa distanza</strong>, come se fossero delle interessanti cavie e noi riuscissimo a capirli (e, quindi, a parlarne) solo attraverso un vetro semiriflettente.</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Un-professore.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-54162 size-full" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Un-professore.jpg" alt="Un Professore; Eterotopia: la scuola." width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Un-professore.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Un-professore-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Un-professore-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/04/Un-professore-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Il discorso, poi, lo potremmo estendere anche a <strong>un gruppo protagonista un po&#8217; più cresciuto</strong> (pensate a quante serie ambientate in ospedale, non solo italiane), anche se credo che in questo particolare caso, il distacco sia più dal dolore che dalle relazioni.</p>
<p><strong>È come se potessimo conoscere l&#8217;alterità solo mettendoci abbastanza spazio, come se ci servisse essere al sicuro da tutte quelle emozioni che altrimenti minaccerebbero di travolgerci.</strong></p>
<p>È davvero così? Ci serve davvero la proverbiale <em>giusta distanza</em> per raccontare le nuove generazioni? <strong>Non siamo forse stati giovani noi per primi?</strong> Non sarebbe forse più efficace, allora, avvicinarci all&#8217;altro e ricongiungerci all&#8217;altro-che-siamo-stati?</p>
<p>Da quando lavoro a scuola fatico a reggere le serie che a scuola ci sono ambientate, pallido simulacro di una realtà ben più complessa e difficile da conoscere, che forse, proprio per questo, siamo portati a semplificare. Forse è solo che <strong>la complessità della gioventù</strong> ci fa paura, così come la novità che porta, e allora la rinchiudiamo in luoghi altri e la paura non c&#8217;è più.</p>
<p>Attendo con ardore un <em>teen drama</em> ambientato sui <strong>treni regionali</strong>, che come eterotopia calzano a pennello.</p>
<p><em>Vuoi chiacchierare e giocare con noi? Vuoi dirci cosa ne pensi tu? Vienici a trovare sul nostro <a href="https://nerdando.com/discord">Server Discord</a> e sul nostro <a href="https://t.me/nerdandocom">Gruppo Telegram</a>.</em></p>
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		<title>Polemizzando – Le reazioni al trailer de Gli Anelli del Potere</title>
		<link>https://nerdando.com/2022/07/25/polemizzando-gli-anelli-del-potere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2022 10:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon Prime Video]]></category>
		<category><![CDATA[Il Signore degli Anelli]]></category>
		<category><![CDATA[Youtube]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da sempre, nella breve storia degli Uomini che Pubblicano Opinioni Online, avere opinioni affrettate, estreme e polemiche funziona: attrae visualizzazioni, genera traffico e soprattutto consente all’autore o autrice di sedersi tronfio o tronfia, un’altra occasione per dividere l’internet (se non l’umanità intera) tra “gli illuminati” e “quelli che ma come, ancora non capiscono?” è stata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-47109" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720.jpg" alt="" width="1279" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720.jpg 1279w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1279px) 100vw, 1279px" /></a></p>
<p>Da sempre, nella breve storia degli <strong>Uomini che Pubblicano Opinioni Online</strong>, avere opinioni affrettate, estreme e polemiche funziona: attrae visualizzazioni, genera traffico e soprattutto consente all’autore o autrice di sedersi tronfio o tronfia, un’altra occasione per dividere l’internet (se non l’umanità intera) tra “gli illuminati” e “quelli che ma come, ancora non capiscono?” è stata creata.</p>
<p>Nonostante sappia bene come funziona tutto ciò e abbia avuto decine e decine di esperienze a riguardo, non ho mai visto niente come le reazioni ai trailer e teaser di recente pubblicati da Prime Video de <strong>Gli Anelli del Potere</strong>.</p>
<p>In un senso, questi video da centinaia di migliaia se non milioni di visualizzazioni su YouTube in meno di due giorni non sono niente di nuovo, ma rappresentano un concentrato di<strong> tutto ciò che odio</strong> nelle discussioni sui media recenti, soprattutto film e serie TV.</p>
<p>Alla luce di ciò, ho deciso inutilmente di dedicare il mio inutile tempo a un’inutile analisi di quanto questa <strong>inutile <em>sh*tstorm</em></strong> sia inutile.</p>
<h2>Eeeh, ma la storia fa schifo</h2>
<p>Sì, lo so è difficile da capire che un video dalla durata di tre minuti con “trailer” nel titolo <strong>non sia il prodotto reale</strong> più di quanto una copertina non sia il contenuto di un libro.</p>
<p>È così difficile che migliaia di utenti sono già pronti a condannare Gli Anelli del Potere perché “<strong>hanno una trama pessima</strong>”, “le scene d’azione sono assurde” (su questo torniamo dopo), “il casting fa ridere” e così via.</p>
<p>Sempre più di recente (e anche per colpa degli entusiasti che fanno video di quattro ore di analisi) tutti sembrano aver deciso il destino di giochi, film e quant’altro <strong>dai trailer</strong>, per la gioia del Buon Presidente Tencar, che è un noto amante di questi giudizi.</p>
<p>Nel caso specifico de Gli Anelli del Potere, l’ironia è che un’altra fazione dei critici sembra adirata perché “<strong>il trailer non dice niente</strong>”, punto su cui tra l’altro sono abbastanza d’accordo, per quanto non capisca come possa essere negativo.</p>
<h2>Eeeh, ma non è canon</h2>
<p>No, grande sorpresa: Amazon<strong> non ha comprato i diritti</strong> su quasi niente, quindi la serie non sarà canonica. Si sapeva dall’inizio, ma a quanto pare molti lo scoprono solo ora. Per carità, ci può stare, però mi verrebbe da chiedere: <strong>e quindi?</strong></p>
<p>Personalmente anche io avrei preferito<strong> adattamenti di storie vere</strong> dal Silmarillion o dai Racconti, visto che ce ne sono parecchie e quasi tutte splendide.</p>
<p>D’altro canto però preferisco di gran lunga uno show che faccia questa scelta <strong>chiaramente dall’inizio</strong>, invece di quelli che iniziano in un modo e poi vanno in un altro perché non hanno un’idea precisa di dove vogliono parare (quello schifo di Game of Thrones è l’esempio più famoso).</p>
<p>C’è però il discorso di <strong>rispettare l’opera originale</strong>, quantomeno in alcuni elementi di base.</p>
<p>Beh, chiaramente Gli Anelli del Potere fa schifo sotto questo punto di vista, no? Mica come <strong>i film di Peter Jackson</strong>!</p>
<h2>Eeeh, ma i film</h2>
<p>Se la prima sezione era dedicata a Tencar, mi piacerebbe dedicare questa all’amichevole <strong>pisano</strong> di quartiere FrankieDedo.</p>
<p>Una quantità incredibile di persone vuole portare la trilogia di Peter Jackson (Lo Hobbit viene ignorato) come paragone a Gli Anelli del Potere per mostrare com’è che si adatta Tolkien <strong>in maniera canonica</strong>.</p>
<p>Da sempre questa cosa mi manda in bestia. La trilogia di Peter Jackson è a suo modo un <strong>capolavoro</strong> e La Compagnia mi ha letteralmente cambiato la vita, per cui non riesco a non avere un’impressione positiva.</p>
<p>Tuttavia, odio con tutto il cuore quanto la <strong>nostalgia</strong> per questi film usciti quando eravamo giuovani debba cancellare tutti gli aspetti negativi e i <strong>cambiamenti</strong> che oggettivamente ci sono.</p>
<p>Facciamo un piccolo ripasso dei <strong>“canonici” film</strong>, va bene? Prometto che ignorerò i tagli necessari tipo Tom Bombadil.</p>
<p>Innanzitutto ci sono cambi importanti nelle <strong>personalità</strong> e interazioni dei personaggi: Sam e Frodo che litigano per il <em>lembas</em> per dire, o Denethor completamente snaturato e reso una specie di mostro.</p>
<p>La <strong>geografia</strong> sembra non avere senso, con Elrond che in qualche modo cavalca da Imladris a Rohan in un istante e i Galadhrim che arrivano al Fosso di Helm con un portale di Dr. Strange suppongo.</p>
<p>Parlando di Marvel, tra l’altro, i film introducono le ormai famose <strong>battutine</strong> <em>a-la-Marvel</em>, che nel libro sono del tutto assenti, visto che per la stragrande maggioranza mantiene un<strong> tono austero</strong>, soprattutto quando non ci sono gli Hobbit di mezzo.</p>
<p>Ma veniamo a due dei cambiamenti più criticati de Gli Anelli del Potere, che però c’erano già nei Santissimi Canonocissimi film: le<strong> scene d’azione assurde</strong> e il <em><strong>fem power</strong></em>.</p>
<p>Quando la gente si lamenta di Galadriel che scala una cascata in maniera effettivamente assurda, mi chiedo se si siano tutti scordati di Legolas che usa <strong>uno scudo come uno skateboard</strong>. Però quello va bene, perché l’abbiam visto <strong>quando facevamo le medie</strong> e quindi faceva figo.</p>
<p>Quanto al secondo punto, sarei sinceramente curioso di vedere ore di analisi e migliaia di commenti su “Mary Sue Arwen”, un personaggio femminile che<strong> si permette di prendere il posto</strong> di uno maschile e di usare i poteri di un altro. Ma dove andremo a finire?</p>
<h2>Eeeh, ma l’inclusività</h2>
<p>Questo è forse il punto che più mi causa rabbia. Ovunque leggo di gente adirata per il numero elevato di<strong> donne protagoniste</strong> e per la presenza di <strong>attori di colore</strong>.</p>
<p>Ci tengo a fare una premessa: personalmente sono uno a cui piace vedere adattamenti che rispecchiano quanto più possibile il <strong>materiale originale</strong> e mi scoccia parecchio l’idea che si debba ricreare una <strong>rappresentanza simile agli Stati Uniti</strong> moderni ovunque (perché siamo seri, è di questo che si parla, a nessuno interessa una corretta rappresentazione etnica dell’India o della Romania).</p>
<p>Allo stesso tempo però, trovo che alcuni cambiamenti per aumentare la diversità del cast siano <strong>del tutto innocui</strong> (l’esempio lampante è Kynes in Dune) o perfettamente giustificati quando l’adattamento <strong>non è canonico a prescindere</strong>… tipo Gli Anelli del Potere!</p>
<p>Posso anche vagamente capire le critiche alla presenza di un elfo nero:<strong> l’aspetto degli elfi</strong> è descritto in dettaglio ed è parte integrante di chi sono e, semmai, avrebbe avuto più senso scegliere un attore di origine asiatica.</p>
<p>Ma i discorsi legati al colore della pelle delle altre razze o nel fatto che Numenor ha una regina invece che un re non hanno ragione di esistere in un’opera <strong>esplicitamente non canonica</strong>.</p>
<p>Lo stesso dicasi per Galadriel che sembra essere una guerriera in questa versione. C’è chi polemizza perché trova che sia l’ennesimo caso (che poi ennesimo de che?) di un personaggio messo lì per far vedere che<strong> esistono anche le donne toste</strong>.</p>
<p>Uhm, sì? <strong>E quindi?</strong> Faccio veramente fatica a capire quale sia il problema.</p>
<p>Se un personaggio maschile scalava una montagna con un pugnale<strong> nessuno</strong> si sarebbe messo a dire che “è un modo per far vedere che gli uomini son tosti”. Ma d’altronde chi lascia questi commenti e questi video non è mai una donna. Qualcosa significherà pure.</p>
<h2>Sì, ma quindi?</h2>
<p>Io non so se Gli Anelli del Potere sarà un capolavoro o una monnezza e sinceramente ho <strong>aspettative piuttosto basse</strong>. E sì, mi spiace che si stia creando una storia nuova quando mi sarebbe piaciuto vedere adattata una di quelle esistenti.</p>
<p>Tuttavia, il fatto che non sia canonico e sia esplicitamente presentato come tale, implica che questo show<strong> non dovrebbe essere soggetto</strong> alle critiche che invece vengono giustamente applicate ad adattamenti come The Witcher.</p>
<p>E, a prescindere, mi piacerebbe veramente se collettivamente come fan di questo tipo di intrattenimento<strong> la smettessimo di giudicare le cose prematuramente</strong>, con gli occhiali dei nostalgici e gli occhi dei paranoici del <em>politically correct</em>.</p>
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		<title>Censurare la storia o cambiare il futuro? I casi Hollywood e Via col vento</title>
		<link>https://nerdando.com/2020/06/11/censurare-la-storia-o-cambiare-il-futuro-i-casi-hollywood-e-via-col-vento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 12:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[Censura]]></category>
		<category><![CDATA[Clark Gable]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La questione razziale Nelle settimane che stiamo vivendo gli Stati Uniti sono a ferro e fuoco e, come mai prima d&#8217;ora, la questione razziale è (finalmente) al centro dell&#8217;attenzione pubblica. La scintilla è scattata a causa della morte di George Floyd, avvenuta a Minneapolis il 25 maggio scorso in seguito all&#8217;arresto: è l&#8217;ennesima vicenda che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-36982" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento.jpg" alt="Hollywood e Via col vento" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<h2>La questione razziale</h2>
<p>Nelle settimane che stiamo vivendo gli Stati Uniti sono a ferro e fuoco e, come mai prima d&#8217;ora, la <strong>questione razziale</strong> è (finalmente) al centro dell&#8217;attenzione pubblica.<br />
La scintilla è scattata a causa della morte di <strong>George Floyd</strong>, avvenuta a Minneapolis il 25 maggio scorso in seguito all&#8217;arresto: è l&#8217;ennesima vicenda che mette in evidenza come le forze di polizia negli Stati Uniti spesso abusino del loro potere e ha dato il via a manifestazioni in tutti i 50 Stati.</p>
<p>La questione razziale, che covava da tempo sotto la cenere, è esplosa, portandosi all&#8217;attenzione di tutti a livello politico, sociale, civile e istituzionale. Ma anche il <strong>mondo dello spettacolo</strong> negli ultimi tempi ha affrontato l&#8217;argomento e continua a prendere provvedimenti in questo senso sempre più spesso.<br />
È proprio di quest&#8217;ultimo aspetto che intendo parlarvi; non entrerò nel merito delle questioni politiche ma mi limiterò al campo che conosco meglio: quello del <strong>cinema</strong>. E lo farò attraverso mie <strong>riflessioni personali</strong>, condivisibili o meno, che non hanno la pretesa di ergersi a verità assoluta ma attraverso le quali spero di dare uno spunto di riflessione a un dibattito più che mai aperto.</p>
<p><strong>È giusto censurare la storia</strong>, riscrivendola attraverso i film, eliminando i prodotti realisti a favore di quelli di fantasia? O piuttosto non sarebbe meglio conoscere il passato, imparando da esso e creando un futuro diverso e più equo?</p>
<h2>Il caso Hollywood</h2>
<p>Riflessioni, queste, che avevano già affollato la mia mente il mese scorso, quando su <strong>Netflix</strong> è uscita <strong><em>Hollywood</em></strong>, miniserie creata da <strong>Ryan Murphy</strong> e ambientata nello scintillante mondo dello star system del secondo dopoguerra.<br />
Una serie sul cinema e sulla storia, per di più creata da Ryan Murphy (di cui mi ero artisticamente innamorata ai tempi di <a href="https://nerdando.com/2016/09/09/scream-queens/"><strong><em>Scream Queens</em></strong></a>): come potevo perdermela? E infatti mi sono tuffata immediatamente nella visione, senza nemmeno aspettare il doppiaggio e, inizialmente, la serie mi stava anche piacendo molto.<br />
<em>Hollywood</em> (di cui vi ha già parlato approfonditamente <strong>Gattiveria</strong> <a href="https://nerdando.com/2020/05/30/nerdandoconsiglia-hollywood/">qui</a>) è stata apprezzata da molti ma ha fatto storcere il naso ad altrettanti spettatori per la sua<strong> revisione storica</strong>. E io faccio parte di quest&#8217;ultima fetta di pubblico.</p>
<p>Chiariamoci subito: la fantastoria esiste da sempre e non ho nulla in contrario. Qui però si maschera da versione storica, con tanto di personaggi realmente esistiti, <strong>una rilettura completamente fantasiosa degli Stati Uniti e della Hollywood degli anni Quaranta</strong>. Sarebbe stato bello vedere davvero un&#8217;attrice protagonista di colore, in un film in cui il personaggio principale non doveva necessariamente esserlo, vincere un Oscar in quell&#8217;epoca. Sarebbe stato bello vedere una donna a capo di uno studio cinematografico di punta. Sarebbe stato bello vedere un progetto cinematografico ambizioso e in anticipo sui tempi avere un successo clamoroso. Sarebbe stato bello vedere l&#8217;omosessualità sdoganata liberamente già all&#8217;epoca, per di più durante la notte degli Oscar.<br />
Sarebbe stato bello. <strong>Ma nella realtà non è andata così</strong>. E dimenticarlo è pericoloso.</p>
<p>Nella realtà avremmo dovuto aspettare il 2001 per vedere un&#8217;attrice nera vincere l&#8217;Oscar come migliore interprete principale (<strong>Halle Berry</strong>, per <em>Monster Ball</em>. La prima afroamericana a vincere nella categoria non protagonista, invece, era stata <strong>Hattie McDaniel</strong> nel 1939 per il ruolo di Mami in <strong><em>Via col vento</em></strong>). Nella realtà <strong>Rock Hudson</strong>, attore apprezzato e amato, ha sofferto tutta la vita per la propria omosessualità, che era costretto a tenere nascosta. Ma è stata proprio la sua morte per AIDS a scuotere l&#8217;opinione pubblica nei confronti di questa malattia.</p>
<p><strong>Cambiare il ricordo di anni di sofferenza e lotte</strong>, cancellarlo per sostituirlo con un passato idilliaco e perfetto, in cui le ingiustizie non sono mai esistite, a mio modo di vedere <strong>non aiuta ad appianare le criticità che viviamo ancora oggi</strong> ma, anzi, mi suona più come un lavarsi la coscienza, spostando l&#8217;attenzione dal problema. Un <strong>guardare il dito e non la luna</strong>, cosa che oggi avviene troppo spesso.</p>
<h2>Il caso Via col vento</h2>
<p>In <em>Hollywood</em> un&#8217;ottima <strong>Queen Latifah</strong> interpreta <strong>Hattie McDaniel</strong>, prima afroamericana a vincere un premio Oscar per il ruolo interpretato in un kolossal indiscusso: <strong><em>Via col vento</em></strong>.<br />
È curioso che proprio in questi giorni sia questo grande classico ad essere sotto le luci della ribalta a proposito della questione razziale.</p>
<p><em>Via col vento</em>, diretto nel 1939 da <strong>Victor Fleming</strong> e interpretato da <strong>Clark Gable</strong> e <strong>Vivien Leigh</strong> si è dimostrato un film dal grandissimo e duraturo successo, vincitore di ben 8 premi Oscar.<br />
La storia è ambientata durante la <strong>Guerra di Secessione</strong> americana e Rossella, la protagonista, vive in uno stato del Sud, la Georgia. Non solo, la sua famiglia è proprietaria di una piantagione di cotone: come è prevedibile aspettarsi, i personaggi di colore che compaiono nel film, tra cui la già citata Mami, sono rappresentati realisticamente rispetto l&#8217;epoca di ambientazione, tramite <strong>stereotipi antiquati</strong> non solo per lo spettatore di oggi ma già per uno del 1939 (uno che fosse particolarmente progressista, a dirla tutta: gli Stati Uniti del 1939, in effetti, non brillavano per uguaglianza sociale).</p>
<p>Ha fatto discutere molto la decisione di <strong>HBO Max</strong>, servizio di streaming disponibile negli Stati Uniti, che in questi giorni ha &#8220;<strong>momentaneamente rimosso</strong>&#8221; <em>Via col vento</em> dal proprio catalogo per &#8220;<strong>contenuti razzisti</strong>&#8220;. La piattaforma ha chiarito che il film verrà reintrodotto (in un futuro imprecisato) con l&#8217;aggiunta di una discussione sul suo contesto storico.<br />
<strong>Non un vero e proprio episodio di censura</strong> (il film esiste ancora, non è che ne sia stata data alle fiamme la pellicola, come in un fin troppo celebre rogo di libri di storica memoria e contestualizzare il periodo storico per uno spettatore che non lo conosca è senz&#8217;altro una buona idea) ma sicuramente un segnale su cui riflettere. L&#8217;operazione di HBO Max, per quanto compiuta in buona fede, non può che portare alla mente episodi di <strong>censura</strong> tristemente appartenenti al nostro passato e che non sono mai giustificati, in nessun caso, quando si tratti di arte.</p>
<h2>Concludendo</h2>
<p>E quindi? Non possiamo più sognare? Aboliamo completamente le opere di fantasia? Certo che no, non è questo che dico. Dico solamente che <strong>non possiamo eliminare o rimaneggiare film realisti quando raccontano parti della Storia che non ci fa piacere ricordare</strong>.<br />
Prendiamo il caso di <em>Via col vento</em>: il film rappresenta un&#8217;epoca in cui il razzismo negli Stati Uniti era una solida realtà e la schiavitù praticata senza problemi. Edulcorarne la rappresentazione nella pellicola non cambierebbe quello che è avvenuto.<br />
Prendiamo il caso di <em>Hollywood</em>: negli anni Quaranta (e talvolta ancora adesso) lo star system hollywoodiano non lasciava spazio a minoranze. Fingere che non fosse così non aiuta in nessun modo le lotte per il raggiungimento dell&#8217;uguaglianza nel mondo dello spettacolo. Anzi, sembra il classico &#8220;contentino&#8221; per tutti gli attori e attrici che rivendicano di essere considerati per il proprio talento e non per l&#8217;aspetto fisico.</p>
<p>Ma non solo: <strong>la censura sull&#8217;arte non è mai tollerabile</strong>. Eliminare un film storico, che racconta un&#8217;epoca che era davvero razzista, perché razzista non ha nessuna giustificazione. Per lo stesso ragionamento, allora, dovremmo eliminare tutti i film sul Nazismo perché il Nazismo era sbagliato? Dovremmo eliminare tutti i film di <strong>Roman Polanski</strong> perché condannato per stupro su minore? Dovremmo privarci del talento di un attore come <strong>Kevin Spacey</strong> per via delle accuse che lo hanno coinvolto? (oh, aspetta&#8230;)<br />
Ogni volta che si sceglie di censurare un&#8217;opera d&#8217;arte si intraprende <strong>una china scivolosa</strong>, che ci avvicina pericolosamente all&#8217;immagine che con quel gesto cerchiamo invece di sopprimere.<br />
La rappresentazione artistica di qualcosa che abborriamo, da sempre, è spesso lo stimolo ad eliminare dalla nostra vita certi comportamenti e idee.</p>
<p>E inoltre, per come la vedo io, <strong>il nostro passato è importantissimo</strong> nei suoi aspetti piacevoli ed eroici quanto in quelli negativi e terrificanti: tutto quello che è accaduto può e deve lasciarci un insegnamento affinché non ripetiamo certi errori e non reiteriamo certi atteggiamenti.<br />
Per lo stesso motivo per cui smettere di ricordare gli orrori del Nazismo sarebbe catastrofico, riscrivere il passato ci può far sentire più leggeri e con la coscienza a posto, fingere che certe cose non siano mai accadute può farci sentire meglio; ma rimuovere completamente gli eventi negativi non ci permette di migliorare, farne tesoro e <strong>scrivere un futuro migliore</strong>. <strong>Dimenticare non permette di progredire</strong>. E cancellare persone ed eventi che ci hanno permesso di arrivare alle conquiste etiche ed egualitarie che abbiamo oggi, ne offende la memoria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2020/06/11/censurare-la-storia-o-cambiare-il-futuro-i-casi-hollywood-e-via-col-vento/">Censurare la storia o cambiare il futuro? I casi Hollywood e Via col vento</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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		<title>Non puoi non averlo visto: Colazione da Tiffany (1961)</title>
		<link>https://nerdando.com/2019/11/28/non-puoi-non-averlo-visto-colazione-da-tiffany-1961/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca "Penny" Gatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2019 12:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Non puoi non averlo visto]]></category>
		<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[Audrey Hepburn]]></category>
		<category><![CDATA[fred]]></category>
		<category><![CDATA[holly Golightly]]></category>
		<category><![CDATA[paul varjak]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Colazione-da-Tiffany.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-34053" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Colazione-da-Tiffany.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Colazione-da-Tiffany.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Colazione-da-Tiffany-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Colazione-da-Tiffany-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Colazione-da-Tiffany-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Nella settimana del Black Friday spettava a me fare l&#8217;intervento in differita su <strong><a href="https://nerdando.com/2019/11/06/nerdandonair-su-radio-citta-pescara-nerdiamo-anche-in-radio/">NerdandOnAir</a></strong>, il programma radiofonico che va in onda ogni mercoledì, alle 19.45, su Radio Città Pescara. (Ma voi lo ascoltate? Beh, se non lo fate, dovreste; trovate la puntata e il mio intervento cliccando <a href="https://www.mixcloud.com/Nerdando/1x04-nerdandonair-black-friday-27-novembre-2019/?fbclid=IwAR2nP2ZrDnqOmhcn3RlrZAsqbrkN2sXVgPRzI_H3DjVx0yXUsHpEHuatm-c">qui</a>.)</p>
<p>Parlando di shopping e spese, sono andata a recuperarmi un film che PENSAVO fosse in tema: signore e signori, <strong>Colazione da Tiffany</strong>!</p>
<p>Premetto subito che<strong> il film non mi è piaciuto particolarmente</strong>, per quanto mi abbia dato davvero molti spunti di riflessione e quindi per questo (ma solo per questo) un po&#8217; l&#8217;ho apprezzato. Sicuramente non è passato indisturbato.</p>
<p>Chi non l&#8217;ha mai visto e intende farlo, non legga oltre il paragrafo &#8220;trama&#8221;, perché leggendo oltre troverete quasi solo <strong>spoiler grossi</strong>.</p>
<h2>Curiosità</h2>
<p>Va visto almeno una volta nella vita? Sì, perché ha avuto un <strong>impatto gigantesco</strong>. Al di là dei mille quadri con Audrey Hepburn con tubino nero e sigaretta lunga, il film riecheggia nella cultura di massa.</p>
<p>In <strong>How I Met Your Mother</strong>, in uno degli ultimi episodi, la <em>mother</em> in questione suona l&#8217;ukulele standosene seduta alla finestra in un modo così affine a quello con cui Holly Golightly (la protagonista del film) suona la chitarra, da avermi fatto pensare a un caso di citazionismo. Qualora fosse solo una coincidenza, mi sorprenderei alquanto.</p>
<p>In <strong>Dragon &#8211; La storia di Bruce Lee</strong> invece, vi è una fortissima critica alla vecchia Hollywood e al suo fare razzista. In Colazione da Tiffany compare il personaggio del signor Yunioshi, un omino giapponese interpretato dall&#8217;americanissimo <strong>Mickey Rooney</strong>. Quest&#8217;ultimo, comico di punta, beniamino del pubblico dell&#8217;epoca, ha realizzato la più stereotipata delle caricature, motivo per cui Lee, che in Dragon guarda le avventure di miss Golightly in compagnia della sua ragazza, si adira per le scelte di casting effettuate e ne sottolinea l&#8217;insensatezza.</p>
<p>In uno speciale riguardante Colazione da Tiffany,  è venuto fuori che il <em>miscasting</em> fosse una scelta specifica di <strong>Blake Edwards</strong>, il regista del film campione d&#8217;incassi, che ci teneva a vantare Rooney fra gli attori della sua opera. C&#8217;è chi si è pentito, ma ormai era tardi.</p>
<h2>Trama</h2>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/ukulele.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-34054" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/ukulele.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/ukulele.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/ukulele-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/ukulele-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/ukulele-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Contrariamente a quanto immaginavo, Colazione da Tiffany NON parla affatto di shopping e spese folli, tutt&#8217;altro.</p>
<p>Il film narra le vicende di <strong>Holly Golightly</strong>, una fanciulla atipica che vive ogni giorno con più spensieratezza possibile. Per mantenersi fa qualcosa di simile a una escort, ma la parte più remunerativa della sua vita è andare a trovare in prigione il signor <strong>Tomato</strong>, un vecchio mafioso rinchiuso nel carcere di Sing Sing. Per dimostrare di essere andata a trovarlo, ogni giovedì porta all&#8217;avvocato del boss un &#8220;bollettino meteorologico&#8221;, ossia un messaggio in codice grazie al quale il malavitoso riesce a gestire i suoi loschi affari anche dal carcere. Ovviamente Holly, caratterizzata da un&#8217;autentica ingenuità, non capisce quanto tutto quello scambio di messaggi sia illegale né tanto meno riesce a prevedere quelle che saranno le relative implicazioni.</p>
<p>Contemporaneamente, <strong>Paul Varjak</strong>, uno scrittore con un blocco creativo da ormai cinque anni, si trasferisce nella stessa palazzina della protagonista e inizia una relazione di curiosa amicizia che sfocia in tutte le sfumature preponderanti che possiamo aspettarci dal più classico dei film d&#8217;amore.</p>
<h2>Film vs libro</h2>
<p>Notate bene: del libro ho letto giusto la fine, che era la parte di cui sentivo un bisogno quasi fisiologico, ma prima o poi conto di recuperarlo per intero visto che pare proprio una bella storia.</p>
<p>Una cosa che sicuramente non posso tralasciare è l&#8217;abissale differenza fra Colazione da Tiffay, il film del 1961, e ciò che l&#8217;ha ispirato, ossia Colazione da Tiffany <strong>il libro del 1958</strong>. Tre anni e un gap contenutistico che ha dell&#8217;allarmante.</p>
<p>Tanto per cominciare, nel libro Holly è bisessuale, rimane incinta e perde il bambino in seguito a una caduta da cavallo. Paul invece ha una sessualità non così esplicitamente definita, tanto che il personaggio di <em>Mrs</em>. <strong>Emily Eustace</strong> &#8220;2E&#8221; <em>Failenson</em> che vediamo nel film è stato aggiunto apposta per dipanare qualunque tipo di dubbio in merito.</p>
<p>In secondo luogo, che però è la parte principale, il finale.</p>
<h2><strong>SEGUONO SPOILER PESANTISSIMI</strong></h2>
<p>Avete presente tutto il girl power moderno di <strong><a href="https://nerdando.com/2019/09/19/non-puoi-non-averlo-visto-via-col-vento-1939/"><em>Via col Vento</em></a></strong>, quel film di quattro ore uscito nel 1939? Ricordate l&#8217;intraprendenza di una self made Rossella che se ne frega del buon costume perché per perseguire il suo obiettivo non guarda in faccia a nessuno? Ecco, tutto questo viene completamente depennato in <em>Colazione da Tiffany</em> il film, in favore della più becera delle storie d&#8217;amore, con un &#8220;lieto&#8221; fine incastratissimo che stride un sacco ma che, soprattutto, ha più l&#8217;aria di un drammatico inizio.</p>
<p>Vero che i miei livelli di romanticismo non abbiano mai raggiunto vette troppo alte, vero che nell&#8217;ultimo periodo abbiano probabilmente toccato i minimi storici, però di fronte alla realtà di un finale riscritto per dare il contentino al grande pubblico, la vita personale c&#8217;entra poco e niente.</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/the-mask.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-34055" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/the-mask.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/the-mask.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/the-mask-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/the-mask-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/the-mask-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p><em>Colazione da Tiffany il libro</em> finisce con miss Holly Golightly che, in barba al suo caro Fred/Paul Varjak, parte per il Brasile e non fa più ritorno, <strong>non</strong> con la più impulsiva delle newyorkesi che scende dal taxi sotto la pioggia e corre dal gatto che ha fatto fuggire poco prima. Nel film assistiamo a uno dei baci più iconici e studiati che ci siano, con la combo dramma+lacrime+pioggia e bonus di gattino incastrato, che avrebbe conquistato chiunque.</p>
<p>Decisamente qualcosa di lontanissimo dalle mie corde. Poi sarà che il motivo base per cui Colazione da Tiffany non mi è piaciuto è perché provo una forte antipatia verso il personaggio di Holly. Come chiunque, anche lei ha un sogno: essere ricca, ben vestita e dover faticare il meno possibile per raggiungere questo traguardo. <em>Faticare il meno possibile<strong> </strong></em>non equivale a organizzare rapine o furti alla Lupin III, perché il fulcro non è tanto la legalità quanto più lo sforzo necessario. <strong>Holly non vuole fare fatica per raggiungere il suo scopo</strong>. Quindi che fa? Cerca di accasarsi con un uomo facoltoso che la possa mantenere per sempre! Chiamala scema. Se davvero la tua unica ambizione è fare la mantenuta, allora ti auguro di trovare il più ricco dei mantenenti e coronare il tuo sogno in ricchezza e gioielli azzurri, e lo dico in tutta sincerità.</p>
<p>Di fatto, questo è più o meno lo stesso augurio che le fa Paul alla fine del libro. Infatti in <em>Colazione da Tiffany il libro</em> è il personaggio di Paul a narrare tutta la storia di Holly, quella sua vicina strampalata con la quale ha spesso a che fare. Nel romanzo di <strong>Capote</strong>, Paul non è uno dei personaggi della vicenda, come nel film, ma un narratore esterno che si ritrova coinvolto in un modo tutto suo.</p>
<p>Avete presente quando nel film la bella Holly, in preda allo sconforto, spinge <strong>Gatto</strong> fuori dal taxi ma poi torna a cercarlo? Ecco, nel libro fa più o meno la stessa cosa, ma quando torna sui suoi passi il micio è giustamente fuggito lontano. Così non le resta che chiedere al suo <em>Fred</em> di cercarlo al posto suo, visto che lei ha un volo da prendere. Paul ovviamente mantiene la parola data e, dopo una lunga ricerca, infine trova quello sciagurato felino e lo affida a un&#8217;altra famiglia. E indovinate un po&#8217;? Holly non lo saprà mai! Perché nella sua fretta del vivere ogni giorno come capita, non manderà mai l&#8217;indirizzo della nuova casa al caro amico di New York, che quindi non avrà mai una destinataria alla quale raccontare di come la vita stia procedendo per il meglio, con due racconti pubblicati, un trasferimento importante e l&#8217;augurio di trovare anche lei, come hanno fatto prima Gatto, poi lui, il suo posto nel mondo.</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Gatto.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-34056" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Gatto.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Gatto.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Gatto-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Gatto-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/11/Gatto-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Quindi per quanto mi riguarda le ultime scene della trasposizione cinematografica sono solo un &#8220;<strong>drammatico inizio</strong>&#8220;, perché io nel cambiamento drastico di Holly non ci credo. Un personaggio che viene assalito dalle <em>paturnie</em> in momenti completamente randomici, che la portano a scappare in un&#8217;isola felice fatta di gioielli e una brioche, non può smettere all&#8217;improvviso di essere così impulsivo e caotico per trasformarsi di colpo in un qualcuno in grado di amare.</p>
<p>L&#8217;amore richiede impegno e dedizione, cura, voglia di prendersi cura di se stessi e della persona amata, <strong>ma con costanza</strong>. Non metto in dubbio che Holly sia in grado di dare amore a modo suo, a preoccuparmi è il suo modo di provare emozioni a singhiozzi. Forse è per questo che provo un po&#8217; di pena per Paul, una rana che si innamora di uno scorpione: perché davanti a lui c&#8217;è un <em>vissero felici e contenti</em> senza il <em>per sempre</em>.</p>
<p>Invece magari è cambiata davvero e saranno la migliore coppia di New York, in barba a Capote e al suo finale dell&#8217;ognun per sé; ma io che ne so.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2019/11/28/non-puoi-non-averlo-visto-colazione-da-tiffany-1961/">Non puoi non averlo visto: Colazione da Tiffany (1961)</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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		<title>Malefica: meglio quella del film o quella del cartone animato?</title>
		<link>https://nerdando.com/2019/10/17/malefica-meglio-quella-del-film-o-quella-del-cartone-animato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2019 12:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Angelina Jolie]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[La bella addormentata nel bosco]]></category>
		<category><![CDATA[Maleficent]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Malefica Con l&#8217;arrivo al cinema di Maleficent &#8211; Signora del male, l&#8217;annosa questione &#8220;Malefica: meglio quella del film o quella del cartone?&#8221; è tornata estremamente attuale nella nostra redazione. Che il personaggio creato nel 1959 sia riuscito a fare breccia nel cuore degli spettatori si sapeva già da tempo ma è innegabile che, con il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/10/Malefica-meglio-film-o-cartone.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32768" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/10/Malefica-meglio-film-o-cartone.jpg" alt="Malefica" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/10/Malefica-meglio-film-o-cartone.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/10/Malefica-meglio-film-o-cartone-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/10/Malefica-meglio-film-o-cartone-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/10/Malefica-meglio-film-o-cartone-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<h2>Malefica</h2>
<p>Con l&#8217;arrivo al cinema di <a href="https://nerdando.com/2019/10/16/maleficent-signora-del-male/"><em>Maleficent &#8211; Signora del male</em></a>, l&#8217;annosa questione &#8220;<em><strong>Malefica: meglio quella del film o quella del cartone?</strong></em>&#8221; è tornata estremamente attuale nella nostra redazione.<br />
Che il personaggio creato nel 1959 sia riuscito a fare breccia nel cuore degli spettatori si sapeva già da tempo ma è innegabile che, con il primo live action a lei dedicato nel 2014, Malefica sia tornata sulla cresta dell&#8217;onda.</p>
<p>Che voi facciate parte del team film o del team cartone animato, prima di andare al cinema a gustarvi il sequel non potete perdervi il nostro <strong><em>polemizzando</em></strong>: <strong>Morgana</strong> e <strong>Clack</strong> difendono rispettivamente la Malefica del film e quella del lungometraggio animato.<br />
<strong>Qual è la vostra Malefica preferita?</strong></p>
<h2>Meglio il film</h2>
<p><em>A cura di Morgana</em></p>
<p class="p1"><strong>Chi è Malefica?</strong> Risposta spontanea di tutti: la cattivona che in <em>La bella addormentata nel bosco</em> se la prende con la principessa Aurora, per il semplice fatto di non essere stata invitata al suo battesimo. Questo è ciò che vediamo nel famoso lungometraggio <strong>Disney</strong> del 1959, a sua volta ispirato alla celebre fiaba europea. Ma sappiamo altro di lei? Del perché è così cattiva, del perché si arrabbia tanto per quella che potemmo definire una sciocchezza? No. O almeno, così è stato fino al 2014, anno in cui è uscito il film in live action <strong><em>Maleficent</em></strong>, dedicato proprio alla scoperta delle origini di Malefica. Nel film, la demonessa alata non ci viene presentata come una <em>villain</em> fine a se stessa, ma ci viene data una ragione per il suo comportamento, e alla fine scopriamo che non era poi così cattiva come volevano farci credere&#8230;</p>
<p class="p1">Nel live action gli autori ci mostrano <strong>la storia di Malefica</strong> da quando è molto giovane, quando è uno spirito della natura, una bellissima creatura alata che vola libera e il cui solo scopo è di proteggere il suo mondo, la valle incantata in cui vive circondata da creature magiche e da una flora lussureggiante. Innocente, ingenua, da ragazza si innamora di un uomo, che le promette il suo amore e invece la avvelena e le strappa le ali, simbolo della sua libertà, per diventare re: il <i>maschile</i> avido e materiale distruggere così il <i>femminile</i> primordiale e naturale. <i>Kore</i> incontra <i>Ade</i> e diventa <i>Persefone</i> (studiate i miti greci).</p>
<p class="p1">Beh a questo punto Melefica si arrabbia, ed a ragione direi. <strong>Finalmente sappiamo perché decide di scagliare la famosa maledizione del fuso</strong>, cioè non per un semplice capriccio in seguito al mancato invito, ma per vendicarsi del padre di Aurora, l’uomo che l’aveva tradita.</p>
<p class="p1"><strong>Tutto ciò c’era nel film del &#8217;59?</strong> Direi proprio di no&#8230;</p>
<p class="p1">Ma non finisce qui! Ogni buon <em>villain</em> merita una possibilità di <strong>redenzione</strong> per le sue cattive azioni, ed ecco che allora il <strong>rapporto tra Malefica e Aurora</strong>, anche lei simbolo femminile di innocenza e purezza, porta la demonessa a ritrovare se stessa, a pentirsi di ciò che ha fatto e a cercare di porvi rimedio. Infine, vediamo che l’amore, non quello romantico (e stra-abusato) tra due innamorati ma quello indissolubile tra una madre e una “figlia”, è più potente di qualsiasi cosa: il “<strong>bacio del vero amore</strong>” non è come ce lo aspettavamo. Così Malefica viene redenta, riottiene le sue ali e può tornare ad essere la splendida creatura di un tempo. Abbatte i muri (fisici e non) che aveva messo intorno a sé e pone le basi per una integrazione tra il suo mondo e quello degli uomini.</p>
<p class="p1"><strong>C’era tutto ciò nel lungometraggio Disney?</strong> Di nuovo, la risposta è no.</p>
<p class="p1">Ecco perché preferisco mille volte la Malefica più recente a quella classica. Perché <strong>ho amato il simbolismo che c’è dietro</strong>. Perché non mi accontento più del mostro cattivo che arriva e, senza che ci sia dato sapere perché, fa un gran casino e poi viene ucciso, giusto per far trionfare la forza bruta dell’eroe di turno. Voglio di più, voglio una storia, una ragione, <strong>voglio capire cosa c’è dietro le azioni di un personaggio</strong>. E in <em>Maleficent</em> tutto questo c’è.</p>
<h2>Meglio il cartone</h2>
<p><em>A cura di Clack</em></p>
<p>Diciamolo subito: Malefica è, da sempre, <strong>uno dei miei personaggi Disney</strong> preferiti in assoluto. E questo nonostante sia l&#8217;antagonista del film in cui compare. Io con questo personaggio ci sono cresciuta e le sono sempre stata molto affezionata.<br />
Quando nel 2014 è uscito <strong><em>Maleficent</em></strong>, quindi, ero elettrizzata all&#8217;idea che ad uno dei miei <em>villain</em> preferiti in assoluto fosse stata dedicata una pellicola intera! Eppure<strong> il risultato finale non mi è piaciuto affatto</strong>, tanto che non ho visto il film più di una volta (e quell&#8217;unica volta anche a fatica).</p>
<p>Il perché? Non è colpa della povera <strong>Angelina Jolie</strong>, che anzi trovo azzeccatissima per il ruolo, ma della <strong>scelta di fondo di rendere Malefica un personaggio in realtà buono</strong>, una creatura che diventa cattiva perché è il mondo a renderla tale e che alla fine, però, riesce a far riemergere la sua vera natura votata al bene. Il <em>background</em> scelto per il film non è pessimo in senso assoluto ma lo trovo forzato nel caso di Malefica e per questo non incontra il mio gusto.</p>
<p>Cosa sapevamo di Malefica prima del film <em>stand alone</em>? Che è <strong>una strega potentissima e crudele</strong>, in grado di eseguire magie inimmaginabili perfino per le altre creature magiche e <strong>completamente votata al male</strong>. Il suo aspetto algido ed elegante, i suoi modi regali e composti non fanno altro che aumentarne il fascino magnetico, rendendola un personaggio temibile ed estremamente pericoloso, un avversario da non sottovalutare assolutamente.<br />
In questo quadro, <strong>Malefica ha davvero bisogno di motivazioni diverse dal desiderio puro di fare del male e dalla sete di potere?</strong> Noi spettatori abbiamo davvero bisogno di scoprire che non è una creatura malefica di per sé, come il suo nome lascerebbe immaginare? Ci è davvero necessario convincerci che il male in realtà non esiste e chiunque può essere riportato sulla retta via? Prendendo in prestito una battuta del <strong>Joker</strong> interpretato da <strong>Heath Ledger</strong> ne <strong><em>Il Cavaliere Oscuro</em></strong>: &#8220;<em>Sono un cane che insegue le macchine. Non saprei che farmene se le prendessi. [&#8230;] Sono un agente del caos</em>&#8220;. Cosa intendo con questo? Che <strong>alcuni personaggi funzionano proprio perché sono malvagità pura e semplice</strong> e, stravolgendoli, perdono proprio quello che li rendeva così perfettamente affascinanti.</p>
<p>Nel live action <strong>Malefica</strong> mostra un lato umano che le permette di affezionarsi ad Aurora come ad una figlia che semplicemente non ha nulla a che vedere con <strong>l&#8217;antagonista spietata e lucidamente crudele del lungometraggio animato</strong>. La Malefica del film non ha nulla di sbagliato in senso assoluto, ma non è Malefica: è un personaggio diverso, con un vissuto differente e motivazioni altre rispetto alla controparte disegnata. E a funzionare alla grande, nel 1959, era proprio quello che dal <em>live action</em> viene cancellato: il fatto che <strong>Malefica è l&#8217;incarnazione del male</strong> non per un trauma passato ma semplicemente perché lei è così, il fatto che non aspiri alla redenzione ma voglia solo vedere soddisfatto il proprio ego; il fatto, insomma, che sia <strong>una cattiva pura</strong>, la cui malvagità è il vero tratto distintivo.<br />
Personalmente, resto legata alla strega animata, alla <em>villain</em> dal cuore di ghiaccio talmente orgogliosa da essere pronta a distruggere un regno intero e la vita di una ragazza che nemmeno conosce per vendicare un torto subito.</p>
<p>La Malefica de <em>La bella addormentata nel bosco</em> non è certo un personaggio positivo. Anzi, è uno dei <a href="https://nerdando.com/2019/10/11/i-5-cattivi-disney-piu-carismatici/">cattivi Disney</a> a mio parere più spaventosi e meglio riusciti di sempre. Ed è per questo che la apprezzo mille volte di più di quella interpretata da Angelina Jolie. Perché il mondo ha senza dubbio bisogno di eroi. Ma <strong>gli eroi hanno bisogno di un nemico che sia cattiveria allo stato puro per poter emergere</strong>. È un ruolo infelice, ma qualcuno deve pur ricoprirlo. E quando lo ricopre come Malefica sa fare, allora siamo di fronte a qualcosa di memorabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2019/10/17/malefica-meglio-quella-del-film-o-quella-del-cartone-animato/">Malefica: meglio quella del film o quella del cartone animato?</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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		<title>Opinione di una redhead su una Sirenetta alternativa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca "Penny" Gatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2019 12:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[ariel]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[halle bailey]]></category>
		<category><![CDATA[sirenetta]]></category>
		<category><![CDATA[The Little Mermaid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Premessa (sì, sto mettendo le mani avanti) Qualche giorno fa vi ho raccontato dell&#8217;incontro avvenuto con Roberto Saviano mentre Nico Colonna, Gino e Michele parlavano di quanto fosse bella la nuova Smemoranda. Nella sua filippica contro Salvini, Saviano ha detto una frase che mi ha smossa abbastanza: se vuoi fare la tua parte in questo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2019/07/10/opinione-di-una-redhead-su-una-sirenetta-alternativa/">Opinione di una redhead su una Sirenetta alternativa</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-31243" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></h2>
<h2>Premessa (sì, sto mettendo le mani avanti)</h2>
<p>Qualche giorno fa vi ho raccontato dell&#8217;incontro avvenuto con Roberto Saviano mentre Nico Colonna, Gino e Michele parlavano di quanto fosse bella <a href="https://nerdando.com/2019/07/03/una-nuova-smemoranda-e-5-vecchi-diari-nerd/">la nuova Smemoranda</a>. Nella sua filippica contro Salvini, Saviano ha detto una frase che mi ha smossa abbastanza: <strong>se vuoi fare la tua parte in questo mondo di dibattiti, devi prendere una posizione</strong>.</p>
<p>Dovete sapere che sono una persona tremendamente razionale, pertanto molto spesso mi ritrovo nella scomoda posizione di vedere pro e contro da ambo gli schieramenti di un dibattito, faticando a scegliere per quale parteggiare. A ciò si aggiunge la profonda convinzione che un&#8217;opinione rilevante possa nascere solo dopo essersi documentati in modo più o meno approfondito. Non a caso, una delle mie citazioni preferite è: &#8220;Non hai diritto alla tua opinione. <strong>Hai diritto alla tua opinione informata.</strong> Nessuno ha il diritto di essere ignorante.&#8221; (<strong>Harlan Ellison</strong>) Sorvolando sul <em>diritto all&#8217;ignoranza</em>, la conclusione è una sola: essendo spesso arduo riuscire a documentarsi<strong> in modo oggettivo</strong> su ciò che accade, dopo aver ascoltato diversi pareri e consultato fonti contrapposte, mi ritrovo nella spiacevole condizione di non riuscire a scegliere da che parte stare. Un po&#8217; è paura di essere criticata e di non riuscire a sostenere un confronto, ma soprattutto è insicurezza: chi mi garantisce che il frutto delle mie ricerche corrisponde a verità?</p>
<p>Tuttavia non posso certo continuare a fare l&#8217;ignava, anche perché non ho alcuna intenzione di passare l&#8217;eternità a correre dietro a un&#8217;insegna rotante, inseguita da api e mosconi. Quindi, eccovi di seguito la mia opinione non richiesta sulla questione di <strong>Halle Bailey</strong> come nuova Sirenetta e, più in generale, dell&#8217;ormai abituale tendenza del popolo dell&#8217;Internet di dire alla Disney come fare il suo lavoro.</p>
<p>Sarà il primo di una serie di articoli di opinione? Chissà. L&#8217;unica certezza è che <strong>quanto state per leggere corrisponde alla mia opinione attuale ma mi riservo il sacrosantissimo diritto di cambiarla</strong> ogni qual volta io incappi in un nuovo punto di vista, magari diverso ma più congeniale. Perché se davvero decidessi di aggrapparmi a un&#8217;univoca visione dei fatti non ammettendo cambiamenti, allora probabilmente smetterei di crescere. E io voglio tantissimo diventare un essere umano con un&#8217;opinione quasistatica: ferma, ma in continua evoluzione.</p>
<h2>C&#8217;era una volta una bambina coi capelli rossi (ma non si chiamava Anna)</h2>
<p>Ovviamente, parlo della sottoscritta e di tutte quelle nella mia stessa situazione.</p>
<p>Ve lo dico, appena ho visto le immagini dell&#8217;attrice scelta per il live action della Sirenetta <strong>ci sono un pochino rimasta male</strong>, e ora vi spiego perché.</p>
<p>Fin dall&#8217;asilo ho avuto qualche difficoltà nell&#8217;andare a genio agli altri bambini: tendenzialmente io stavo antipatica a loro e la cosa era reciproca (non è che avessi un carattere troppo amichevole). Diciamo che nelle squadre per palla prigioniera venivo scelta per ultima, ma non solo per la scarsa coordinazione o per l&#8217;atleticità non pervenuta. Ero proprio antipatica. In più, ero cicciottellina, <strong>coi capelli rossissimi</strong> e la faccia piena di lentiggini (come ora, ma all&#8217;epoca il mix era meno gradevole).</p>
<p>Nella media del palinsesto animato della prima decina di questo millennio, i personaggi femminili con i capelli rossi condividevano certe caratteristiche che me li facevano andare a genio tantissimo: erano avventurose, carismatiche, protagoniste (o comunque spesso al centro dell&#8217;attenzione) e se la cavavano bene anche in solitaria. Non a caso, adoravo <strong>Lolly</strong> delle <strong>Superchicche</strong>, <strong>Bloom</strong> delle <strong>Winx</strong> (e guai a toccarmela tuttora), <strong>Sam</strong> delle <strong>Totally Spies</strong>, <strong>Kim Possible</strong>, e più o meno anche <strong>Rossana</strong>, pur essendo quest&#8217;ultima non abbastanza avventurosa.</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Redhead.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-31252" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Redhead.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Redhead.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Redhead-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Redhead-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Redhead-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Poi c&#8217;era lei: <strong>Ariel</strong>. L&#8217;unica principessa Disney con i capelli rossi dell&#8217;epoca. Certo, adesso c&#8217;è <strong>Merida</strong>, ma quando è uscito <strong>Ribelle &#8211; The Brave</strong> era il 2012, io avevo già 16 anni e stavo iniziando a scoprire il boardgaming, abbandonando quella fase in cui giochi a essere il personaggio x del cartone animato y. Ariel era tutto quello che volevo essere io: tanto per cominciare, una sirena, il che già le faceva guadagnare punti; poi sapeva cantare, altra grande qualità che all&#8217;epoca mi sembrava necessaria per avere una vita felice; in più era testarda e indipendente ma abbastanza coraggiosa e sicura di sé da assecondare il suo lato ribelle senza reprimerlo pur di compiacere il padre. Forse più che coraggiosa era impavida, ma dal punto di vista di una bimba fifona la differenza non esisteva. La Sirenetta disneyana era proprio la mia preferita, e mentirei se dicessi che il lato redhead non fosse un punto cruciale.</p>
<p>Quindi, quando ho scoperto che la personificazione di Ariel non avrebbe avuto l&#8217;aspetto che mi aspettavo, ci sono un pochino rimasta male e ho iniziato a interrogarmi fra me e me. Poi però è successo qualcosa che mi ha infastidita ancora di più di una Ariel improbabilmente rossa:<strong> l&#8217;insurrezione dell&#8217;Internet</strong>.</p>
<h2>Opinioni eccessivamente forti e petizioni decisamente improbabili</h2>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Black-Ariel.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-31253" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Black-Ariel.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Black-Ariel.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Black-Ariel-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Black-Ariel-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Black-Ariel-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Se c&#8217;è una cosa che davvero detesto sono le proteste verbali manchevoli d&#8217;intonazione (quelle scritte sui social), che <strong>non servono ad affermare un&#8217;opinione</strong> (perché solitamente non si fondano su una base razionale ed emotivamente logica) ma solamente a trascendere nel manifestare il dissenso generale. Non è che siamo alla fine del 1700 e hanno aumentato il prezzo del pane, e allora noi tutti poveri cittadini insorgiamo e assaltiamo la Bastiglia, no: hanno solo scelto un&#8217;attrice che è stata ritenuta la più adatta per interpretare un determinato ruolo, a prescindere dal colore dei capelli.</p>
<p>Può non piacere e <strong>ha senso manifestare la propria opinione contraria</strong>, ma è davvero necessario far partire una petizione nella quale noi, persone mediamente non coinvolte nelle scelte artistiche dei kolossal hollywoodiani, ci sentiamo in diritto di far cambiare idea alla Disney, che è una fra le maggiori case di produzione del settore? Peraltro, su che base? Nota: la nostalgia non è un buon fondamento.</p>
<p>Così sono rimasta per un po&#8217; nel mio solito limbo, da una parte infastidita perché la nuova Ariel non sarebbe stata la &#8220;mia&#8221; Ariel, dall&#8217;altra perché ho visto troppa sicurezza e aggressività da parte dell&#8217;utente medio della rete. <strong>Che opinione prendere, dunque?</strong></p>
<p>Fortunatamente, girovagando su Instagram mi sono imbattuta in un retweet di <strong>Morgan Jarret</strong> che potremmo tradurre più o meno come: &#8220;In quanto persona con i capelli rossi e la pelle bianca, sono sempre stata molto affezionata alla Sirenetta. Ariel ha cambiato il mio <em>ginger world</em>. Ha significato la fine delle battutine sull&#8217;essere pel di carota: ho iniziato a essere invidiata perché avevo i capelli rossi. E sapete una cosa? Voglio che le bimbe dalla pelle scura provino le stesse sensazioni nei confronti della nuova Ariel.&#8221;</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Jarrett.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-31241" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Jarrett.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Jarrett.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Jarrett-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Jarrett-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Jarrett-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Così ho capito cosa stavo sbagliando: ero caduta nella trappola dell&#8217;intendere un live action come il <em>remake umano</em> di un lungometraggio. Quale significato avrebbe portare al cinema una storia esattamente identica  a una uscita 10, 20 o 30 anni prima? Nessuno, perché il pubblico per il quale venne pensata all&#8217;epoca non è quello di oggi.</p>
<h2>Remake: arma a doppio taglio</h2>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle-baily-fanart.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-31255" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle-baily-fanart.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle-baily-fanart.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle-baily-fanart-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle-baily-fanart-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/Halle-baily-fanart-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Ovviamente<strong> i remake sono il prodotto di massa che punta al target più vasto</strong>: da una parte attrae la nuova generazione con prodotti freschi, realizzati con tecnologie all&#8217;avanguardia, ma dall&#8217;altra richiama i nostalgici, ossia tutti quelli cresciuti con un determinato prodotto e che, spinti dal ricordo, tornerebbero al cinema. Dico <em>tornerebbero</em> perché tra una modifica e l&#8217;altra non sempre chi ha amato un personaggio è disposto a vederlo rimaneggiato.</p>
<p>Credo infatti che si sviluppi un certo senso di appartenenza in conseguenza del quale, un prodotto nato per tutti, <strong>finisce per essere un qualcosa di personale</strong>, come un piccolo tassello dell&#8217;infanzia di ciascuno del quale siamo potenzialmente gelosi.</p>
<p>Quindi se qualcuno minaccia di modificare quello specifico prodotto così come lo conosciamo, la prima reazione istintiva è quella di rifiutarlo. Solo che, anziché limitarci a rifiutare il prodotto, siamo portati a lamentarci con i produttori e anzi, <strong>abbiamo così tanta voglia di avere ragione</strong> che pretendiamo che la nostra richiesta di annullamento venga ascoltata.</p>
<p>Tuttavia, c&#8217;è un punto che personalmente talvolta dimentico, magari è lo stesso per voi: il fatto che venga realizzata una <strong>nuova versione</strong> di un vecchio prodotto, non cancellerà l&#8217;esistenza del precedente.</p>
<p>Non è come per i prodotti tecnologici, dove gli ultimi modelli soppiantano i precedenti, annullandone la produzione, sospendendone gli aggiornamenti e obbligandoci a rimanere aggiornati se vogliamo continuare a trovare pezzi di ricambio e applicazioni funzionanti. Non funziona così: secondo me i live action non vogliono cancellare una storia già vista, ma scriverne una nuova versione, affine ma diversa a modo suo. Di conseguenza, la Sirenetta con i capelli rossi continuerà ad esistere perché The Little Mermaid rimarrà sempre <strong>il ventottesimo classico Disney</strong> e nessuno si permetterà di negarlo.</p>
<p>Forse che le edizioni commentate, rivisitate, ispirate ai Promessi Sposi, alla Divina Commedia o ad altri pilastri della letteratura sono mai riusciti ad annullarne l&#8217;esistenza? No, ovviamente, <strong>eppure esistono e ne protraggono la diffusione</strong>.</p>
<p>Perciò se nel 2019 la Disney pensa che <strong>Halle Bailey</strong> sia la miglior attrice possibile per interpretare il ruolo di Ariel nel live action della Sirenetta, allora io mi fido della Disney.</p>
<p>Che sia una trovata commerciale fatta solo <em>purché se ne parli</em>, che sia un tentativo estremo di politically correct, che sia perché, di tutte le attrici candidate, la Bailey sia effettivamente risultata la più capace, che sia per tutte e tre le ragioni o per altre di cui ignoro l&#8217;esistenza, fa poca differenza. Perché mentre il grosso piccolo topo andrà avanti a produrre novità da zero (Frozen 2, Toy Story 4, Onward, e tanti altri in programma), dall&#8217;altra continuerà a dare una nuova immagine a una vecchia storia, creandone una <strong>versione 2.0</strong> che vi si colloca accanto, non sopra.</p>
<h2>E quindi?</h2>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/black-ariel-fanart.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-31256" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/black-ariel-fanart.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/black-ariel-fanart.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/black-ariel-fanart-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/black-ariel-fanart-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/07/black-ariel-fanart-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Quindi, dopo averci pensato un po&#8217; su, <strong>ho accettato l&#8217;idea di una Ariel diversa</strong> da quella alla quale sono abituata e anzi, sono molto curiosa di vedere l&#8217;aspetto che avranno Sebastian, Ursula, Flounder e tutti gli altri abitanti di Atlantica.</p>
<p>Ovviamente <strong>la <em>mia</em> Ariel resterà la sirenetta dalla pinna verde e dalla folta chioma rossa</strong> uscita più di trent&#8217;anni fa, ma già immagino quanto sarà interessante ascoltare il punto di vista di chi crescerà con questa nuova versione.</p>
<p>Chissà se una bimba un po&#8217; troppo antipatica non si riveda in Halle, chissà se la <em>Sirenetta nera</em> farà per lei la stessa differenza che quella rossa ha fatto per me.</p>
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		<title>Love, Death &#038; Robots, Un’inutile tempura di pettorali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 13:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[Animazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Love, Death &#38; Robots è un’antologia di 18 episodi, ognuno dei quali è una (a volte molto breve) storia animata auto-conclusiva. Rilasciato su Netflix il 15 Marzo 2019, rappresenta un esperimento non solo nell’idea di base, ma anche in altri dettagli, quali il fatto che l’ordine delle puntate sia diverso da utente ad utente (randomicamente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/03/Love-death-and-robots-netflix-1000x600.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-29714" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/03/Love-death-and-robots-netflix-1000x600.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/03/Love-death-and-robots-netflix-1000x600.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/03/Love-death-and-robots-netflix-1000x600-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/03/Love-death-and-robots-netflix-1000x600-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/03/Love-death-and-robots-netflix-1000x600-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p><strong>Love, Death &amp; Robots</strong> è un’antologia di 18 episodi, ognuno dei quali è una (a volte molto breve) <strong>storia animata auto-conclusiva</strong>.</p>
<p>Rilasciato su <strong>Netflix</strong> il 15 Marzo 2019, rappresenta un esperimento non solo nell’idea di base, ma anche in altri dettagli, quali il fatto che l’<strong>ordine delle puntate</strong> sia diverso da utente ad utente (randomicamente in teoria almeno, la cosa ha portato a polemiche su cui non mi inoltro).</p>
<h2>Tematiche</h2>
<p>Come si può intuire dal titolo, le storie dovrebbero essere accomunate dal tema di <strong>amore, morte e robot</strong>. In altre parole, l’aspettativa è quella di vedere storie più o meno<strong> cupe</strong> e più o meno <strong>fantascientifiche</strong> ma con una componente <strong>romantica</strong>.</p>
<p>Ebbene, <strong>non è affatto così</strong> e le puntate di Love, Death &amp; Robots che includono tutti questi elementi sono solo un paio ed alcune anzi non ne includono più di uno.</p>
<h2>Tipologie</h2>
<p>Ma tralasciando la distanza tra titolo e setting, <strong>come sono queste puntate</strong>?</p>
<p><strong>Banali</strong> ed origine più di sbadigli che di sussulti, per la maggior parte.</p>
<p>Personalmente ho trovato <strong>tre tipi diversi</strong> di episodi in Love, Death &amp; Robots.</p>
<ul>
<li>Il <strong>primo</strong> è quello in cui si parte da un’<strong>idea magari interessante</strong> (bestie comandate tramite la mente per esempio), ma sviluppata nella maniera più<strong> scontata</strong> possibile ed in cui ogni scusa è buona per infilare frasi da duro, citazioni degli anni ’80 e ’90 e seni o genitali.</li>
<li>Il <strong>secondo</strong> è quello in cui l’<strong>idea interessante</strong> è effettivamente portata avanti in maniera <strong>intrigante</strong> e soddisfacente nonostante la scarsa durata dell’episodio (l’esempio migliore è la puntata dello yogurt).</li>
<li>Il <strong>terzo</strong> infine è quello in cui si parte da qualcosa di <strong>noioso di suo</strong>, come l’ennesima rappresentazione di vampiri o licantropi, a cui viene appioppata di nuovo la<strong> sequela di <em>one-liner</em> </strong>che fanno tanto <em>action/trash movie</em> dell’88 o unità di Starcraft.</li>
</ul>
<h2>Problematiche</h2>
<p>Ora, ovviamente scrivere un episodio della durata di un cortometraggio che sia autoconclusivo come hanno dovuto fare gli autori di Love, Death &amp; Robots è un<strong> compito estremamente arduo</strong>.</p>
<p>C’è da presentare un mondo, dei personaggi e risolvere una situazione in poco più di 10 minuti.</p>
<p>La maggior parte degli sceneggiatori è andata quindi per la <strong>via semplice</strong> all’apparenza di <strong>infarcire di azione</strong> il proprio episodio. Azione, frasi da duro e citazioni anni’80 e ’90 per la precisione. Non sorprendentemente<strong> il mix non funziona</strong>.</p>
<p>Chiariamo: nessun episodio è <strong>aberrantemente noioso</strong> come la prima serie di Black Mirror, per intenderci. La durata limitata impedisce di raggiungere quello stadio.</p>
<p>Tuttavia, mi è capitato più e più volte di finire un episodio pensando di aver appena <strong>buttato 10 minuti della mia vita</strong> con qualcosa che non mi ha lasciato assolutamente niente, se non un senso di comprensione maggiore per quando il nostro buon Frankie.dedo esprime focosa perplessità a riguardo della <strong>nostalgia per gli anni ’80</strong>.</p>
<h2>Stile</h2>
<p>L’<strong>animazione</strong> nei suoi diversi stili è sempre <strong>eccellente</strong> ed in alcuni casi anche particolare. L’esperimento in sé è anche qualcosa che stuzzicava il mio interesse, ma temo che Love, Death &amp; Robots abbia voluto<strong> strafare</strong>: 18 episodi sono troppi, non solo perché trovare <strong>18 idee valide</strong> è particolarmente difficile, ma anche perché per <strong>evitare di sovrapporsi</strong> si è finiti con l’andare su storie del tutto fuori luogo.</p>
<h2>In Conclusione</h2>
<p>Tirando le somme su questo sproloquio che si è inoltrato fin troppo a lungo: <strong>mi fa piacere</strong> che Netflix abbia voluto appoggiare questa iniziativa e sarei più che contento se ne facesse ancora.</p>
<p>Ma va messo un <strong>freno all’ambizione</strong>. Ed alla pseudo-nostalgia. <strong>Gli anni ’80 sono finiti</strong> e le battute su internet-gattini non fanno più ridere, mi spiace, ma prima o poi sarebbe il caso di accorgersene.</p>
<h2>Nerdando In Breve</h2>
<p><strong>Love, Death &amp; Robots</strong> è un&#8217;antologia di 18 episodi animati rilasciata da Netflix.</p>
<p>Nonostante l&#8217;ottima qualità delle animazioni e l&#8217;entusiasmo per questo tipo di esperimento, la maggior parte degli episodi si rivela noiosa, scontata e tralasciabile.</p>
<h2><b>Nerdandometro: [usr=2]</b></h2>
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		<title>L&#8217;ossessione del sequel a tutti i costi: come rovinare un buon prodotto</title>
		<link>https://nerdando.com/2017/08/23/lossessione-del-sequel-a-tutti-i-costi-come-rovinare-un-buon-prodotto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2017 12:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[La maledizione della prima luna]]></category>
		<category><![CDATA[M.Night Shyamalan]]></category>
		<category><![CDATA[Ryan Murphy]]></category>
		<category><![CDATA[Scream Queens]]></category>
		<category><![CDATA[Wayward Pines]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Generalmente non mi considero una persona polemica. O meglio: non amo affatto discutere. Per cui, ogni qual volta mi trovo alle prese con qualcosa che sento non meritare la mia attenzione, semplicemente me ne disinteresso. Ciononostante, ci sono alcuni aspetti che mi innervosiscono particolarmente e sui quali non posso fare a meno di soffermarmi  e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-17399" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Generalmente non mi considero una persona polemica. O meglio: non amo affatto discutere. Per cui, ogni qual volta mi trovo alle prese con qualcosa che sento non meritare la mia attenzione, semplicemente me ne disinteresso.</p>
<p>Ciononostante, ci sono alcuni aspetti che mi innervosiscono particolarmente e sui quali non posso fare a meno di soffermarmi  e di dire la mia. Uno, per esempio, è l&#8217;ossessione &#8211; tutta degli ultimi anni &#8211; per il <strong>sequel a tutti i costi</strong>.</p>
<p>Vado a spiegarmi meglio: una tendenza che ho notato svilupparsi negli ultimi anni (e che trovo, nemmeno a dirlo, fastidiosissima) è il brutto vizio di trarre sequel da ogni cosa, purché di successo.<br />
Accade particolarmente sul <strong>piccolo schermo</strong>, ma anche il <strong>cinema</strong> non è immune dal fenomeno.</p>
<p>Capisco che sia naturale, nel momento in cui qualcosa che si è proposto al pubblico riesce bene, cedere alla tentazione di continuare a &#8220;cavalcare la tigre&#8221; e sviluppare ulteriormente il microcosmo che si è creato. Capisco anche le <strong>ragioni economiche</strong> che portino a decidere di spremere fino all&#8217;osso un franchise che ha dimostrato di avere presa sul pubblico. Il problema è che, troppo spesso, <strong>a farne le spese è la qualità</strong>. E il rischio è di rovinare anche il ricordo del  fortunato capostipite, che ha colpito il pubblico e permesso di dare vita al deleterio loop.</p>
<p>Il <strong>piccolo schermo</strong>, ultimamente, pullula di storie nate per essere delle <strong>miniserie</strong> ma che, in seguito al successo riscosso, vengono riadattate per essere sfruttate e stiracchiate per quante più stagioni possibile. Gli esempi che potrei fare sono davvero infiniti. Tralasciando il discorso sulle miniserie che vengono riadattate (e non sempre con esiti felici) in serie antologiche, perché rischierei di scrivere un trattato a riguardo, mi limiterò a due soli esempi che mi hanno davvero infastidita e delusa.</p>
<h2>Scream Queens</h2>
<p>Quando, sul finire del 2015, <em><strong><a href="https://nerdando.com/2016/09/09/scream-queens/">Scream Queens</a></strong> </em>è stata trasmessa in Italia, ho gridato al capolavoro.</p>
<p>La serie, ideata da <strong>Ryan Murphy</strong>, era una perfetta parodia, condita con la giusta dose di acidità, del genere teen horror. Esaltazione della stupidità, ironia tagliente e tanto tanto sangue erano gli ingredienti della formula. E funzionavano davvero bene.</p>
<p>La storia si dipanava nel corso di 13 episodi e la durata era perfetta per concludere tutti gli archi narrativi, senza annoiare né lasciare nulla di inspiegato. Il finale era perfetto e quello che restava, alla fine della visione, era la sensazione di una <strong>miniserie piacevole</strong>, fresca, originale.</p>
<p>Perché rovinare tutto questo? Non ho una risposta, è quello che mi chiedo dalla visione della seconda stagione. L&#8217;ansia da sequel a tutti i costi, in questo caso, ha dato vita ad un prodotto più che mediocre, riproposizione stanca e banale di situazioni, personaggi, battute, plot narrativo.</p>
<p>Un vero spreco, per il quale non so se riuscirò mai a perdonare Ryan Murphy. Per lo meno, non sono stata l&#8217;unica a pensarla così: sembra che gli ascolti, bassi in maniera imbarazzante, della seconda stagione abbiano scoraggiato i produttori dall&#8217;idea di realizzarne una terza.</p>
<h2>Wayward Pines</h2>
<p>Sempre alla fine del 2015 arrivò sui teleschermi <strong><a href="https://nerdando.com/2015/07/24/wayward-pines-top-o-flop/"><em>Wayward Pines</em></a></strong>, serie oggetto di una azzeccattissima politica pubblicitaria, che l&#8217;aveva presentata come la nuova <strong><a href="https://nerdando.com/2017/05/26/twin-peaks-stagione-3-il-ritorno/"><em>Twin Peaks</em></a></strong>.</p>
<p>A mettere altra carne al fuoco, la presenza di <strong>M. Night Shyamalan</strong> in cabina di regia (almeno nel pilot), che molti fan aspettavano al varco dopo gli ultimi flop diretti sul grande schermo.</p>
<p><em>Wayward Pines</em> non ha convinto tutti, va detto ma, a mio parere, quella che poi è diventata una prima stagione era una serie ben fatta: ritmo, sorprese, citazioni quanto basta e una storia in grado di cambiare bruscamente rotta quando meno te lo aspetti, rivelandosi affatto banale.</p>
<p>Tutto questo, se non consideriamo la terribile <a href="https://nerdando.com/2016/10/22/seconda-stagione-wayward-pines-futuro-un-pasticcio/">seconda stagione</a>.<br />
Potreste obiettare: &#8220;La serie è tratta da una trilogia di romanzi, era lecito aspettarsi più di una stagione&#8221;. In realtà, però, l&#8217;intenzione iniziale era di realizzare una miniserie, attingendo a tutti e tre i libri e realizzandone un libero adattamento.</p>
<p>Poi, però, il successo riscosso ha convinto i produttori a creare un seguito, con le disastrose conseguenze che conosciamo.</p>
<h2>E il grande schermo?</h2>
<p>Nonostante il fenomeno del sequel a tutti i costi sia più frequente sul piccolo schermo, anche<strong> il mondo del cinema</strong>, purtroppo, ne è spesso affetto.</p>
<p>Anche qui, gli esempi potrebbero essere milioni ma voglio sceglierne solo uno, sapendo già di generare controversie: <strong><a href="https://nerdando.com/2017/05/17/nerdandoconsiglia-la-maledizione-della-luna/"><em>La Maledizione della Prima Luna</em></a>.</strong></p>
<p>Il film del 2003, diretto da <strong>Gore Verbinski</strong> e ispirato ad un&#8217;attrazione di Disneyland, è stato un successo di proporzioni inimmaginabili e, ammettiamolo, era anche un bel film.</p>
<p>Finalmente pirati e cappa e spada erano tornati sul grande schermo e l&#8217;avevano fatto in grande stile. Il film divertiva, emozionava, intratteneva. Il suo problema? L&#8217;ha fatto troppo bene e ha convinto i produttori a dare vita ad una <strong>serie infinita di sequel</strong> (siamo a quota 4, per il momento), uno peggiore dell&#8217;altro.</p>
<p>So bene che ci sono molti estimatori del secondo e del terzo capitolo, così come sono molti ad aver apprezzato il <a href="https://nerdando.com/2017/06/10/5-motivi-per-guardare-pirati-dei-caraibi-la-vendetta-di-salazar/">recente ritorno</a> di <strong>Capitan Jack Sparrow</strong> e compagnia al cinema ma io non posso fare a meno di valutare tutto ciò che è venuto dopo il primo capitolo come una triste e banale riproposizione delle buone idee del capostipite.</p>
<p>Sulla base di questi pochi esempi, quindi, mi chiedo: abbiamo davvero bisogno di tutti questi seguiti, spesso scadenti? Smetteremo mai di rovinare ottime idee con l&#8217;ossessione del sequel a tutti i costi?</p>
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<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2017/08/23/lossessione-del-sequel-a-tutti-i-costi-come-rovinare-un-buon-prodotto/">L&#8217;ossessione del sequel a tutti i costi: come rovinare un buon prodotto</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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