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	<title>Julian &quot;JayJay&quot; Gorla</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Prey &#8211; Quando reboot fa rima con capolavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Julian "JayJay" Gorla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2017 10:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[Arkane Studios]]></category>
		<category><![CDATA[Bethesda]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/05/prey-recensione.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/05/prey-recensione-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="prey recensione" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/05/prey-recensione-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/05/prey-recensione-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/05/prey-recensione-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/05/prey-recensione.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Recensione Quando si sente parlare troppo di un prodotto il rischio di vederlo crollare sotto il peso delle sue stesse aspettative è spesso più concreto di quanto si voglia ammettere ma&#8230; voglio rassicurarvi subito: non è il caso di Prey. E a dirla tutta lo si poteva sospettare sin dal giorno in cui gli Arkane Studios [&#8230;]</p>
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<h2>Recensione</h2>
<p>Quando si sente parlare troppo di un prodotto il rischio di vederlo crollare sotto il peso delle sue stesse aspettative è spesso più concreto di quanto si voglia ammettere ma&#8230; voglio rassicurarvi subito: non è il caso di <strong>Prey</strong>. E a dirla tutta lo si poteva sospettare sin dal giorno in cui gli <strong>Arkane Studios</strong> e <strong>Bethesda</strong>, ben consapevoli di avere per le mani un titolo di altissima qualità, hanno sfornato una demo pubblica di un&#8217;ora senza la minima preoccupazione.</p>
<p>&#8220;Siamo certi che vi piacerà&#8221;, hanno detto gli sviluppatori prima di rilasciare la versione dimostrativa del gioco e&#8230; così è stato, alla faccia di tutti coloro che erano già lì pronti a lanciarsi sui pulpiti virtuali di mezzo mondo per gridare allo scandalo. E questo perché Prey potrà anche non piacere &#8211; come qualsiasi altro prodotto, in fondo &#8211; ma nessuno potrà certo negare l&#8217;oggettiva bontà di un prodotto che sembra non avere alcun reale punto debole.</p>
<h2>Storia</h2>
<p>La cosa che mi ha colpito più di Prey sin dai suoi primissimi minuti è senza alcun dubbio il grande <strong>taglio cinematografico</strong> dato alla componente narrativa, sostenuta non solo da una sceneggiatura di altissimo livello che alterna momenti di soffocante calma con picchi di enorme angoscia, ma soprattutto dalla cura per i dettagli riservata al contesto. Audiolog, documenti, computer che nascondono corrispondenza privata&#8230; tutto è funzionale ad arricchire l&#8217;atmosfera e rafforzare la credibilità del contesto, e se a questo aggiungiamo anche un ottimo doppiaggio in Italiano e un comparto tecnico artisticamente notevole, è facile intuire quale sia l&#8217;effettivo grado di coinvolgimento che si prova vestendo i panni di <strong>Morgan Yu</strong>.</p>
<p>Non vi svelerò ciò che nasconde la sua persona nonché il suo stesso viaggio, ma sappiate che l&#8217;influenza di brand come quello di <strong>Alien</strong> è evidente e questo sicuramente può darvi una vaga di idea di quale sia il ritmo dell&#8217;avventura proposta. Un&#8217;avventura dai toni cupi e, come accennato, estremamente soffocanti che non lesina sui colpi di scena, le macabre sorprese e le scioccanti rivelazioni, il tutto senza far ovviamente mai mancare parecchia azione, in scontri davvero molto appariscenti, per quanto a tratti forse un po&#8217; troppo caotici.</p>
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<h2>Gameplay</h2>
<p>I canoni tipici della <strong>tradizione fantascientifica</strong> si mischiano infatti con intense fasi di combattimento con una credibilità di fondo davvero straordinaria, offrendo dunque un&#8217;esperienza appagante tanto sotto il profilo dell&#8217;immedesimazione quanto in termini di azione. E personalmente posso dire di aver provato emozioni simili solo ai tempi del primissimo <strong>BioShock</strong>, titolo a cui si ispira in maniera a tratti abbastanza evidente senza tuttavia scadere mai nel plagio come invece molti hanno voluto far credere.</p>
<p>Armamenti mai banali e, soprattutto, un sistema di progressione che garantisce costanti stimoli lungo tutto il corso di un&#8217;avventura in cui niente sembra essere stato trascurato. Insomma, una nuova, innegabile testimonianza di quanto il marchio di Arkane Studios sia ormai sinonimo di assoluta qualità. Alla faccia di chi credeva che la compagnia non fosse in grado di gestire lo sviluppo di due prodotti del calibro di Prey e Dishonored 2 nell&#8217;arco di un tempo tutto sommato abbastanza ravvicinato.</p>
<h2>I combattimenti</h2>
<p>L&#8217;unico vero limite dell&#8217;esperienza è rappresentato dalla <strong>frenesia delle fasi di combattimento</strong>, che a tratti tendono a essere difficili da gestire anche a causa di comandi non sempre reattivissimi, ma complessivamente parlando è difficile non constatare come tutto il resto dell&#8217;offerta ludica compensi ampiamente problematiche di questo genere. Le svariate abilità sbloccabili, la cui scelta influenza il ritmo stesso dell&#8217;epopea di Morgan, ne sono un esempio lampante: il loro numero non è infatti solo notevole ma la possibilità di combinarne l&#8217;uso con le armi disponibili per accrescere esponenzialmente le variabili dei combattimenti, è qualcosa che già di per sé garantisce e soprattutto giustifica almeno due run complete. E in questo senso si dimostra fondamentale anche la struttura dell&#8217;avventura, che offre totale libertà interpretativa, permettendoci di affrontare o ignorare svariate missioni secondarie (funzionali a una migliore e più completa comprensione dell&#8217;universo di gioco) mentre si perseguono ovviamente le quest principali.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="1000" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/Hxjh7IztYu8?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<h2>Grafica e Sonoro</h2>
<p>Per chiudere infine non posso non parlare della realizzazione tecnica e, in generale, della direzione artistica, davvero di <strong>altissimo livello</strong>. Prey non offre infatti solo un impatto visivo notevole, sin dai primissimi minuti, ma il sapiente utilizzo degli effetti sonori per arricchire l&#8217;atmosfera, nonché una colonna sonora e un doppiaggio di spessore, si traducono in un&#8217;esperienza estremamente intensa e soprattutto credibile, per quanto surreale. Restare indifferenti di fronte ad un universo di gioco così, sarà davvero difficile per chiunque.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Per chiudere dunque, <strong>Prey</strong> è da considerarsi un prodotto estremamente solido e convincente che, nel complesso, offre un&#8217;esperienza solida e longeva lungo tutto il suo corso senza mai lasciare spazio a quel leggero senso di noia o monotonia che invece caratterizza molte produzioni del medesimo genere.</p>
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><strong>Prey</strong> è senza alcun dubbio un titolo da provare e assaporare dall&#8217;inizio alla fine, alla faccia di chi ultimamente parla di &#8220;singleplayer in crisi&#8221;.</p>
<h2>Trailer</h2>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="1000" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/tlCOjz43QSM?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>Last Friday &#8211; Wapo-Wapo-Wapo</title>
		<link>https://nerdando.com/2016/10/13/last-friday-wapo-wapo-wapo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Julian "JayJay" Gorla]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2016 11:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giochi da tavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Last Friday]]></category>
		<category><![CDATA[Pendragon Games]]></category>
		<category><![CDATA[Venerdì 13]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-titolo-1.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-titolo-1-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-titolo-1-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-titolo-1-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-titolo-1-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-titolo-1.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Il 1980 è stato un anno cruciale per la storia: la Namco lancia sul mercato il primo coin-op di Pac-Man e soprattutto nei cinema esce il film horror Venerdì 13. Proprio traendo ispirazione dalla saga culto di Jason e del suo machete nasce Last Friday, che ho avuto il piacere di provare in anteprima grazie agli [&#8230;]</p>
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<p>Il 1980 è stato un anno cruciale per la storia: la Namco lancia sul mercato il primo coin-op di <strong>Pac-Man</strong> e soprattutto nei cinema esce il film horror <strong>Venerdì 13</strong>. Proprio traendo ispirazione dalla saga culto di Jason e del suo machete nasce <strong>Last Friday</strong>, che ho avuto il piacere di provare in anteprima grazie agli amici di <a href="https://nerdando.com/play-2016-anteprime-pendragon-last-friday-sonar/"><strong>Pendragon Games</strong></a> (che troverete a Lucca in occasione del <strong>Lucca Comics &amp; Games</strong>).</p>
<p>In questo survival horror game <strong>cinque amici</strong> vengono assunti come sorveglianti dal custode di un vecchio campeggio. Qui in passato sono successi una serie di misteriosi eventi: un uomo accusato di omicidi multipli affoga nel lago scappando dalla polizia, ma il corpo non fu mai trovato… Ovviamente il maniaco si rifarà vivo e darà la caccia ai cinque poveri malcapitati, il cui primo obiettivo sarà quello di sopravvivere.</p>
<p>La meccanica di gioco è un classico collaudatissimo in stile <em><strong>Letters from Whitechapel</strong></em>: il maniaco si muove di nascosto dagli altri giocatori, i quali dovranno cercare di scappare ipotizzando i suoi movimenti. Quindi dove sta l’originalità di questo titolo? E cosa c’entra Pac-Man?</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-tit5olo-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9931" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-tit5olo-1.jpg" alt="senza-tit5olo-1" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-tit5olo-1.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-tit5olo-1-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-tit5olo-1-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/Senza-tit5olo-1-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>La vera novità di questo titolo sta nell&#8217;alternanza dei quattro capitoli di gioco: proprio come in Pac-Man quando si mangia la ciliegia, il predatore diventa preda e svanito l’effetto, torna alla situazione iniziale. Così in <strong>Last Friday</strong> il primo capitolo di gioco è ambientato di notte, per cui il maniaco coglie di sorpresa i cinque amici che dovranno salvarsi scappando nelle cinque baracche (dopo aver recuperato le chiavi). Se le condizioni di vittoria non verranno raggiunte (almeno un giocatore deve sopravvivere), si passerà al secondo capitolo in cui finalmente il sole sarà sorto e i ruoli verranno ribaltati. Idem nei successivi scenari, per cui, se possibile, bisognerà avere un occhio di riguardo anche per le mosse future.</p>
<p>Questa divisione in capitoli in cui si alternano le condizioni di vittoria, a parere mio, è molto calzante con la saga di <strong>Venerdì 13</strong>. La tensione è palpabile, il senso di smarrimento e vulnerabilità nel sentirsi isolati dal gruppo è vero. E, al contrario, anche la “<em><strong>caccia al mostro</strong></em>” funziona perfettamente: il tabellone (ampio e piacevolmente illustrato) è ben bilanciato per cui nel 1 vs 1 il maniaco avrà presumibilmente la meglio, per cui senza una serrata collaborazione sarà pressoché impossibile portare a casa la vittoria.</p>
<hr />
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><strong>Last Friday </strong>è un tributo a Venerdì 13. Molto originale l&#8217;alternanza di fasi di gioco in cui si invertono le prede ed i predatori: titolo molto emozionale grazie ad un&#8217;ambientazione evocativa e un tabellone ampio e piacevole.</p>
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		<title>Ashes &#8211; Il potere logora chi non ce l&#8217;ha</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Julian "JayJay" Gorla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2016 11:55:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giochi da tavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ashes]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://lh5.googleusercontent.com/-QW5CCRC9wR8/Vzre2VUq-II/AAAAAAAAK_0/gyYByg_cU-sj90lVmXH_VGZ34po1ziKmgCL0B/w958-h539-no/13001116_1072124799525723_6961683738405886275_n.jpg" width="958" height="539" /></p>
<p>Finalmente, dopo settimane a procrastinare, riesco a prendermi del tempo per parlare di <strong><em>Ashes</em></strong>. Già dal <strong>Modena Play</strong> infatti bramavo di poter provare questo titolo e <strong>Tencar</strong> (poveraccio) lo ben sa. Questa spasmodica attesa era dovuta soprattutto al fatto che i produttori (<strong><em>Plaid Hat Games</em></strong>) non avessero puntato a un nuovo capitolo di <strong><em>Dead of Winter</em></strong>, sulla scia di entusiasmo seguita al successone dello scorso anno, ma avessero deciso di “spingere” un titolo tutto nuovo.<br />
Da queste premesse ecco <strong><em>Ashes</em></strong>: LCG tutto nuovo distribuito in Italia da <strong>Asterion</strong> e creato da <strong>Isaac Vega</strong>. Grazie alle illustrazioni di <strong>Fernanda Suarez</strong>, saremo catapultati su Argaia, un mondo reduce da una guerra tra le chimere e dei semi-dei chiamati Phoenixborn, intervenuti per soccorrere gli umani.</p>
<p>Come appunto diceva Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”, per cui anche tra i Phoenixborn scoppierà una guerra per guadagnarsi il rango supremo di divinità ed ereditare “il mondo rinato” (però dimostrando inesorabilmente la loro natura volgarmente terrena). Quindi noi saremo chiamati a prendere le veci di un Phoenixborn con l’unico fine di picchiare l’avversario con mostri e magie. Ovviamente, ogni Phoenixborn avrà i suoi poteri caratteristici e i mazzi precostituiti saranno caratterizzati ognuno dal suo particolare stile di gioco, però ci sarà la possibilità anche di dedicarsi al deckbuilding (un mazzo deve essere composto da 30 carte) o a un consigliatissimo draft (la scatola base infatti dice da 2 a 4 giocatori). Senza fare copia-incolla dal regolamento, in cosa differisce Ashes dall’essere banalmente un “<em>Magic con il planeswalker già in campo</em>”?<br />
La prima sostanziale differenza è il pool del mana: qui abbiamo a disposizione 10 dadi da combinare secondo le proporzioni che più ci aggradano, in base alle tattiche del nostro mazzo (nella versione base ci saranno 10 dadi per ciascun tipo: dado naturale, mentale, rituale e illusorio). Su ogni dado da 6 facce possono esserci tre simboli: 2 simboli base, che potremmo brutalmente definire il mana neutro; 3 simboli classe, il mana specifico meno prezioso; e il simbolo potere, il mana più raro che servirà per le magie più complesse.<br />
All’inizio di ogni turno, i giocatori lanceranno contemporaneamente i dadi determinando il pool di mana a disposizione per poter pagare le magie. Attenzione però, c’è anche la possibilità di cambiare il risultato di un dado al caro prezzo di scartare una carta dalla mano (e sapete quanto sia fondamentale avere un vantaggio di carte in un gioco del genere). La seconda differenza importante è l’alternanza con cui i giocatori si “rimbalzano” le azioni in ogni turno. Infatti un giocatore ha a disposizione due azioni (una principale e una secondaria), poi toccherà all’avversario e così via finchè entrambi non avranno esaurito le azioni disponibili in quel turno. Questa meccanica è davvero stimolante perché ti porta, per forza di cose, a ragionare e a pianificare il turno in modo molto diverso rispetto agli altri giochi di carte che ho provato. The last but not the least, in Ashes abbiamo la possibilità di scegliere la mano con cui iniziare la partita, ma con una piccola accortezza: devono essere tutte carte diverse. La prima volta che ho letto il regolamento mi è sembrata una regola superflua, ma poi mi son dovuto ricredere: ho provato anche partite “canoniche” pescando la mano iniziale, come ogni altro gioco, e ho notato che spesso mi trovavo inchiodato a non poter fare nulla perché i dadi non davano le combinazioni per giocare praticamente alcuna carta. Credo che la possibilità di scegliere la mano iniziale sia stato un modo per ovviare questo problema compensando appunto l’inevitabile alea del tiro del dado. Il giocatore si troverà così a dover pianificare fin da subito se scegliere una mano “spinta”, col rischio di non avere i dadi dalla sua parte, oppure iniziare moderatamente con magie “miste” in modo da avere sempre qualcosa da fare. In conclusione, Ashes mi sembra un titolo originale perché quantomeno ha provato a portare qualche innovazione negli LCG sperimentando meccaniche diverse e osando. Già il tentativo, secondo me, è apprezzabile e meritevole di interesse.<br />
Sul fatto che sarà un successo non mi esprimo: ai posteri l’ardua sentenza.</p>
<p>Potete consultare l&#8217;<a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1072124692859067.1073741955.652525704818970&amp;type=3">unboxing</a> sulla nostra pagina Facebook.<br />
Ringraziamo <strong>Asterion</strong> per il prodotto.</p>
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		<title>Magic 4 the people: il Pauper secondo Davide Orbitello</title>
		<link>https://nerdando.com/2016/05/03/pauper/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Julian "JayJay" Gorla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2016 11:50:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altre nerdate]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Magic: The Gathering]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Orbitello]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Magic]]></category>
		<category><![CDATA[MTG]]></category>
		<category><![CDATA[Pauper]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://lh4.googleusercontent.com/-c5wR9sDSqZw/VyhR1fJ62jI/AAAAAAAAK08/wzhHH_7XyJkPYnLsKjVJ02OFGq0RKL1fgCL0B/w640-h639-no/WhatsApp-Image-20160503.jpg" alt="Davide Orbitello (che non gioca solo a Magic)" width="640" height="639" /><p class="wp-caption-text">Davide Orbitello (che non gioca solo a Magic)</p></div>
<p>Ormai da un anno mi sono riavvicinato a Magic e il motivo principale è il Pauper. Questo formato, negli ultimi anni, si sta ritagliando un posto sempre più importante nei cuori dei giocatori e a dimostrarlo è il grande successo che hanno avuto recentemente i tornei dedicati al Pauper all’Ovino Tournaments o al Paupergeddon di Milano.<br />
Proprio dietro a quest’ultimo evento si nasconde la mano di Davide Orbitello, con cui ho la fortuna di aver scambiato due chiacchiere.</p>
<p><strong>Julian: Ciao Davide! Parliamo subito del Paupergeddon: l’evento ha avuto un successone ormai comprovato e la vittoria “polemica” ormai è storia. Sei stato più sorpreso della quantità di gente che ha partecipato o del fatto di aver vinto con monoU senza Claudia (Cloud of Faeries)?</strong><br />
<strong>D</strong><strong>avide:</strong> Probabilmente la quantità di gente. Ci aspettavamo una ottantina di persone e quando abbiamo scritto la griglia per 100 persone io onestamente non ci credevo. Mono U senza Cloud of Faeries è comunque un trattore e devo dire che quel giorno è stato veramente forte. Ma gira voce che ho modificato a mio favore i pairings, anche se onestamente dovrei chiedere a questa gente come si fa così le prossime volte imbroglio davvero.</p>
<p><strong>J: Viste le adesioni e le discussioni sui social riguardo al Pauper, possiamo affermare che è un formato a tutti gli effetti competitivo e non un “vorrei ma non posso”?</strong><br />
<strong>D:</strong> Questa è una domanda interessante. Credo fermamente che siano i giocatori a rendere un formato competitivo o no. Quando iniziai a giocare a Magic circa 10 anni fa, mi ricordo che esisteva solo un formato che era l&#8217;Esteso. Onestamente non ho mai capito come funzionasse ma io giocavo con i miei amici tutte le carte che mi capitavano sotto le mani e spendevamo veramente poco mentre invece, ai tornei, la gente, giocando lo stesso formato, utilizzava carte che costavano già a quel tempo uno sproposito. Questo per dire che se io oggi volessi giocare formati come Modern o Legacy e spendere 50 euro, nessuno me lo impedisce ma è chiaro che stia giocando for fun e sia consapevole della non competitività. Di conseguenza, se io volessi giocare il Pauper esaltandone la componente artistica di creare mazzi personali e di propria invenzione sicuramente starei giocando per divertirmi. Ultimamente, da quando è esploso il fenomeno del Pauper, la gente ha iniziato a capire che si tratta di un formato che ha i suoi tier (i suoi mazzi più forti) e che sia un formato eternal (che cambi poco, con pochi innesti ed un pool di carte forti ridotto e giocato sempre). Di conseguenza, la gente ha iniziato a giocare per vincere e quindi il formato è diventato competitivo. Questo non significa che chi vuole creare mazzi non debba farlo, ho visto gente con mazzi homemade vincere tornei importanti ma bisogna essere consapevoli che i tier affermati esistono ed esisteranno sempre. Se vi piace giocare competitivo sicuramente ne trarrete grande soddisfazione.</p>
<p><strong>J: Sappiamo che il Pauper è nato Online, ma comunque Magic è pur sempre un gioco di carte. Quanto è importante secondo te il testing online?</strong><br />
<strong>D:</strong> Tanto. Io personalmente, in vista di tornei importanti, gioco molto su Cockatrice che altro non è che un software gratuito per giocare contro altri sfidanti nel mondo e testare i mazzi. Questo mi permette di imparare a giocare bene il mio mazzo e conoscere quelli degli altri per poter affrontate al meglio la sfida.<br />
MTGO sicuramente è una piattaforma interessante, soprattutto perchè essendo automatica a livello regolamentare (Cockatrice è autogestita) insegna davvero a giocare a Magic. Il problema è che molte carte che si utilizzano in Pauper sono parecchio costose. Alcune addirittura arrivano a costare più di carte rare che si giocano in altri formati&#8230; Alla faccia della povertà.</p>
<p><strong>J: Ora una domanda che la tua fidanzata non dovrebbe leggere. Quanto tempo della tua giornata spendi per testare i mazzi?</strong><br />
<strong>D:</strong> Dipende dai periodi! Quando ho in vista tornei importanti e dove punto a fare bene ci passo davvero troppo tempo sopra, a giocare lo stesso mazzo fino ad odiarlo. Ricordo che prima del Paupergeddon di Torino e quello di Milano ho avuto momenti di panico perchè non riuscivo a scegliere tra delle carte da inserire nel mazzo e stavo impazzendo.<br />
Ci sono momenti più tranquilli in cui dedico invece qualche ora a settimana per farmi due partite e tenermi attivo. Il testing è veramente fondamentale per aspirare a giocare un torneo nella maniera migliore, Magic richiede tempo di preparazione e impegno.</p>
<p><strong>J: Invece parlando di te, come ti sei avvicinato a Magic? Hai giocato altri formati prima del Pauper?</strong><br />
<strong>D:</strong> Ho iniziato a giocare a Magic con l&#8217;uscita di Darksteel, quindi primi anni 2000. Come dissi prima, giocavamo un formato che si chiamava Esteso ma in realtà non sapevamo nemmeno cosa fosse. Tutto ciò che ci capitava tra le mani lo giocavamo: Mazzi precostruiti, obbrobri che non avrebbero mai dovuto vedere la luce del sole. Famosi sono gli scambi a cazzo di carte che poi un giorno sarebbero valse diversi soldi e magari le davamo per Orso Grizzly che ai tempi era fortissimo.<br />
Sono passato al Modern dopo aver smesso per qualche anno e ho montato un UB Mill. Per chi non lo sapesse, è un mazzo che vince non togliendo punti vita all&#8217;avversario ma facendogli finire le carte nel mazzo tramite carte che gli facessero mettere le carte dalla cima del deck nel cimitero, in gergo macinare. Nel momento che il nostro nemico non avesse avuto più la possibilità di pescare, la partita sarebbe finita con la mia fastidiosissima vittoria. Mi sento ancora sporco dentro per aver giocato quel mazzo.<br />
Da ormai 4 anni invece gioco Pauper, come tutti o quasi, ho iniziato perché volevo giocare a Magic senza spendere troppi soldi. Giocare gli altri formati a livello competitivo mi sarebbe costato molto. Magic è un gioco divertente quanto dispersivo a livello di cash.<br />
Il Pauper permette di divertirsi e di giocare competitivamente spendendo al massimo 40 euro per un mazzo forte. Dopo averci giocato per qualche tempo, ho trovato molto stimolante questo formato e non ho più avuto voglia di tornare nelle altre modalità di gioco, trovando nel Pauper la mia casa.</p>
<p><strong>J: Ti dico subito che la mia carta preferita è da sempre il Botolo Rognoso perché non solo è inutile, ma controproducente in ogni occasione (in privato poi mi aiuterai a trovare un senso a questa creatura). Comunque banalmente, qual è la tua carta preferita?</strong><br />
<strong>D:</strong> Divora Giorni. Un simpatico 9/8 con volare e travolgere a costo 4, raro &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; quindi nemmeno Pauper. Fighissimo, vero? Peccato che quando entri ti faccia saltare i tuoi due prossimi turni di gioco. Ai tempi era devastante, quando entrava i tuoi amici si spaventavano e le ragazze si bagnavano. Non è vero, non c&#8217;erano ragazze. Comunque, in due turni l&#8217;avversario poteva pescare ed al massimo giocare una terra ed attaccarti per 1 danno. Ora, nel Magic competitivo, se salti due turni rischi di morire 6 volte e prenderti tanti schiaffi da tutti i presenti. E te li meriteresti anche. Questa carta però mi evoca tanti ricordi nostalgici.</p>
<p><strong>J: Prendo in prestito una domanda letta recentemente sul gruppo di Facebook <a href="https://www.facebook.com/groups/747438645308614">PAUPER MTG ITALIA</a>: quali sono i tre mazzi che non giocheresti mai?</strong><br />
<strong>D:</strong> Aura, Burn ed Ub Teachings.<br />
Ce ne sono altri ma questi 3 mi provocano veramente il male di vivere.<br />
I primi due sono così stupidi che quando li gioco mi imbarazzo. Sono due tattiche lineari e precise e non esiste uscire dagli schemi. O fai così o fai così. Si possono giocare senza mani entrambi e rischi davvero di vincere. Bisogna solo imparare a contare ma forse, se giochi questi mazzi, potresti avere difficoltà… Scherzo, ma imparate a giocare a Magic, per favore.<br />
Ub Teachings è la noia mortale. Un mazzo che non fa niente e gode nel non far niente. Ho visto gente morire di noia mentre guardava una partita con questo mazzo, tra queste c&#8217;erano anche gli stessi giocatori del mazzo in questione.</p>
<p><strong>J: Invece, aspettando il ban di Torre di Urza, che mazzo stai testando in questo momento?</strong><br />
<strong>D:</strong> Sto giocando una versione divertente di Tron, perchè le altre sono tanto forti quanto noiose. Il mio mazzo è un Mono U Tron: mi diverte molto perchè alcune giocate mi ricordano il mio mazzo preferito (Esper) che Wizards ha cancellato dalla faccia della terra bannando Cloud of Faeries. Non riesco a giocare mazzi che non mi divertono, tranne al Paupergeddon Milano quando, accecato dalla recente perdita del mio mazzo per colpa del ban di Claudia, ho avuto un momento di perdizione ed ho giocato Mono U Delver, facendoci anche un buon risultato. Inutile dire che l&#8217;ho smontato poche settimane dopo.</p>
<p><strong>J: Grazie Davide per il tempo che ci hai concesso. Ci vediamo lunedì in Uguzzone.</strong><br />
<strong>D:</strong> Grazie a te Jay e complimenti per l&#8217;ottimo lavoro che fate! E se per sbaglio vi fosse venuta voglia di giocare Pauper a Milano, ci trovate lunedì sera in UESM!</p>
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		<title>Through the Ages o di come perdere l&#8217;anima</title>
		<link>https://nerdando.com/2016/04/13/through-the-ages/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Julian "JayJay" Gorla]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2016 12:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giochi da tavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Cranio Creations]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Through the Ages]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div>
<p>Se due edizioni dello stesso gioco finiscono prepotentemente nelle prime dieci posizioni di BoardGameGeek significa che molto probabilmente siamo di fronte a un capolavoro; ora, non vorrei sbilanciarmi più di quanto abbia già fatto con queste poche parole, ma credo fermamente che Through the Ages lo sia. Solo recentemente ho avuto il piacere di provare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><div style="width: 639px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://lh4.googleusercontent.com/-eKrc0yYr8tA/Vw33i768bnI/AAAAAAAAKnw/-XziVtyT4-g6fQb1q9yVjTKRRU408BtNQCL0B/w629-h472-no/12920338_1065529120185291_5847814093367040909_n.jpg" width="629" height="472" alt="La scatola di Through the Ages" class /><p class="wp-caption-text">La scatola di Through the Ages</p></div>
<p>Se due edizioni dello stesso gioco finiscono prepotentemente nelle prime dieci posizioni di BoardGameGeek significa che molto probabilmente siamo di fronte a un capolavoro; ora, non vorrei sbilanciarmi più di quanto abbia già fatto con queste poche parole, ma credo fermamente che Through the Ages lo sia.</p>
<p>Solo recentemente ho avuto il piacere di provare la seconda edizione riveduta e corretta del gioco: “Through the Ages: a new story of civilization”. Tra le due versioni ci sono poche differenze, principalmente è cambiato l&#8217;ordine delle azioni nella fase di fine turno e sono stati bilanciati alcuni bonus dei governi, leader e meraviglie con l&#8217;unico scopo di equilibrare il gioco e cercare di eliminare alcune meccaniche dominanti che sembrava ci fossero nella prima edizione. (Certo è che, a mio modestissimo parere, la carta relativa a Gengis Khan andrebbe rivista nuovamente. Sgravata.).</p>
<p>Ma andiamo con ordine, “Through the Ages: A New Story of Civilization”, distribuito in Italia da Cranio Creations, è un gioco di piazzamento risorse e di civilizzazione (Capitan Ovvio me fa &#8216;na pippa) in cui i giocatori (da 2 a 4) ripercorrono tutta la storia del mondo dall&#8217;antichità fino ai giorni nostri. Quindi tra innovazioni tecnologiche, patti, aggressioni e rivoluzioni saremo chiamati a imporre la nostra cultura a discapito delle altre civiltà.</p>
<p>Descritto così, in modo estremamente sintetico e superficiale, da l&#8217;idea di essere un titolo estremamente ambizioso, quasi pretenzioso, quindi con il forte rischio di essere troppo sintetico e superficiale (proprio come lo sono stato io). Invece anche solo leggendo il regolamento ci si rende conto della profonda minuziosità di questo titolo.  Ogni azione che dovremo compiere trasuda equilibrio, le poche scelte a nostra disposizione nel turno pesano come macigni e le situazioni più disperate possono essere ribaltate solo con pazienza e attenta pianificazione. Inoltre il 120+ sulla scatola per indicare la durata della partita è forviante: mettete in conto di spendere un pomeriggio per una partita completa tra giocatori motivati che già conoscono le meccaniche. Infatti, come prima esperienza, l&#8217;autore stesso consiglia di giocare una “partita introduttiva” con alcune limitazioni (accantonare le guerre per limitare l&#8217;interazione tra i giocatori e non giocare la terza era per contenere i tempi) così da capire le complesse meccaniche di gestione della propria civiltà, consiglio che vi suggerisco vivamente di seguire.</p>
<p>Senza stare a scendere nel dettaglio del regolamento perché mi dilungherei troppo, vorrei concentrarmi su quelli che secondo me sono i suoi due punti di forza: la fila delle carte civili e la plancia del giocatore, in particolare la riserva di popolazione.</p>
<p>La fila delle carte è l&#8217;elemento centrale del gioco e contiene tutto ciò che andrà a caratterizzare la nostra civiltà: le tecnologie, le azioni, i governi, le meraviglie e i leader. Le carte che compongono questa fila sono 13 e, alla fine di ogni turno, scorreranno da destra a sinistra scandendo l’avanzamento del tempo. Con i cambi di era vedremo quindi tecnologie sempre più avanzate, ma anche più costose, per cui occhio alla produzione di risorse: dovremo effettuare migliorie con ritmo per mantenerci in linea con l&#8217;evoluzione.</p>
<p>La riserva di popolazione invece è esemplificativa dell&#8217;oscurità del gioco: occupa la parte inferiore della plancia e si presenta come un&#8217;innocua fila di cubetti gialli sormontata da faccine sorridenti (sì, nemmeno i traduttori hanno trovato un modo migliore di esprimerlo in italiano per cui <em>stacce</em>). E qui cito testuale dal regolamento, anzi dalla guida alla prima partita: <em>“Le pedine gialle nella tua riserva non rappresentano lavoratori. Puoi pensarli come terreno non utilizzato all&#8217;interno dei tuoi confini”</em>. Criptico, però necessario e geniale: così aumentare la popolazione (prendendo un cubetto giallo e spostandolo sulle tecnologie per creare lavoro) simula un incremento della densità abitativa nei tuoi territori. In più, sotto le caselle così liberate leggeremo dei costi via via maggiori, necessari per sfamare una popolazione più numerosa e, allo stesso modo, dovremmo produrre più faccine sorridenti per mantenere la nostra gente felice e serena e scongiurare così le gravissime sommosse. Non so voi, ma io lo trovo bellissimo.</p>
<p>Per concludere, possiamo riassumere che Through the Ages è un german asettico, complesso e per nulla intuitivo che vi ruberà tempo, cuore e anima. Un capolavoro appunto.</p>
<p>Comunque probabilmente questo mio articolo non è sufficiente per farvi un idea vera e propria del gioco. Per venire incontro a questa vostra impellente necessità, vi lascio a due video in cui, in soli 73 minuti, vi saranno spiegati bene tutti gli aspetti e le regole del titolo:</p>
<p><center><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/qfotOEHxFTk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><center><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/19Th_LuCt5U" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Mombasa &#8211; Capitalismo ed altre belle cose</title>
		<link>https://nerdando.com/2016/02/22/mombasa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Julian "JayJay" Gorla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 13:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giochi da tavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Boardgame]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Mombasa]]></category>
		<category><![CDATA[Uplay.it]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div>
<p>Mombasa è ambientato nell’Africa coloniale: terra ricca di materie prime su cui noi, da buoni europei gonfi di soldi e iniziativa, andremo a lucrare all’inverosimile. Ogni giocatore è quindi un investitore esterno che scommette sulla crescita delle quattro compagnie con sede a Mombasa, Cape Town, St. Louis e il Cairo, ognuna delle quali specializzata nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://lh4.googleusercontent.com/-ynblldYlu0k/Vsq_c7NOcPI/AAAAAAAAKIM/c4AB8KKflcE/w944-h531-no/2.png" alt="" width="944" height="531" /></p>
<p>Mombasa è ambientato nell’Africa coloniale: terra ricca di materie prime su cui noi, da buoni europei gonfi di soldi e iniziativa, andremo a lucrare all’inverosimile. Ogni giocatore è quindi un investitore esterno che scommette sulla crescita delle quattro compagnie con sede a Mombasa, Cape Town, St. Louis e il Cairo, ognuna delle quali specializzata nel commercio di una materia prima: cotone, caffè, banane e “esplorazione”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://lh6.googleusercontent.com/-ettEp3nlE3E/Vsq_c7W5aMI/AAAAAAAAKII/GQ4IWLVrb1g/w944-h531-no/3.png" alt="" width="944" height="531" /></p>
<p>La prima cosa che colpisce di Mombasa è il tabellone “affollato” e molto poco intuitivo. Sicuramente ci si sente spiazzati di fronte alla miriade di criptiche iconcine, simbolini e ordinatissime casette colorate. Infatti tutte le informazioni sono stilizzate da buon german che si rispetti e la dipendenza dalla lingua è pressoché nulla. Il problema è che bisogna farci l’occhio per interpretare bene ogni tassellino e ogni carta da gioco (esemplificativi i tassellini dei libri contabili: il boccone più ostico da digerire durante lo spiegone). Di conseguenza anche il tempo per il settaggio del gioco si dilaterà rispetto alla media. Come ho detto più in alto, Mombasa è un gioco estremo, per cui mettete in conto venti minuti comodi per settare il tutto e un’oretta per spiegarlo in modo esaustivo.</p>
<p>Senza la pretesa di dipanare tutte le sfaccettature del gioco, mi limiterò a dire che Mombasa dura 7 turni, ognuno diviso in 3 fasi: la prima di pianificazione, la seconda delle azioni e l’ultima di preparazione del turno successivo. Se la fase delle azioni, seppur complessa, è la classica fase di posizionamento segnalini e gestione delle risorse, la fase di pianificazione è quella che ho trovato davvero originale. All’inizio di ogni turno, il giocatore deve scegliere dal suo mazzo 3 carte con le merci che scambierà durante il turno (fino a 5 con l’avanzare della partita) posizionandole negli appositi slot nella parte inferiore della plancia personale. Alla fine del turno le tre carte usate verranno spostate sopra la plancia e andranno a costituire tre rispettive pile degli scarti. Infine nel successivo turno, per rimpinguare il mazzo, il giocatore sceglierà una di queste tre pile riutilizzando le carte scartate in precedenza. Quindi bisogna fare particolare attenzione anche al “deckbuilding” in quanto bisogna calcolare prima quali saranno le carte migliori da usare in quel momento, pianificando le giocate in relazione agli scarti e al numero dei turni (vi accorgerete che sette turni saranno davvero pochi). Questa meccanica non è propriamente semplice e intuitiva, per cui non mi dilungherò descrivendo le singole azioni.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://lh4.googleusercontent.com/-KQFTjghwQIA/Vsq_d0Qzt2I/AAAAAAAAKIU/A6hzc_eXtiY/w944-h531-no/4.png" alt="" width="944" height="531" /></p>
<p>Potrebbe sembrare semplicistico dividere i boardgames tra “american” e “german”, e forse lo è. Se da un lato gli american sono caratterizzati da una maggiore importanza dell’alea, le grafiche fumettose e un maggior coinvolgimento emotivo, i giochi german sono asettici, caratterizzati da poca interazione tra i giocatori e molta strategia. Lungi da me alimentare dualismi, ma alla luce di ciò posso dire che Mombasa è un german estremo: più complesso e profondo di classiconi come Agricola o Puerto Rico, lo collocherei sullo stesso piano di Aquasphere o Russian Railroads per pianificazione e quantità di variabili da considerare.</p>
<p>Insomma, gli autori di Mombasa non credo abbiano voluto emozionare il giocatore ricreando la particolare atmosfera africana, ma nemmeno polemizzare sullo sfruttamento da parte di compagnie estere. L’intento credo sia stato quello di creare un titolo cervellotico in cui la pianificazione di ogni singola mossa la fa da padrona. Di sicuro non è un gioco mainstream, in quanto ci vuole davvero tanta motivazione per iniziare a giocare e altrettanta per dipanarsi nei meandri del regolamento, però sono certo piacerà moltissimo alla nicchia di puristi del genere german.</p>
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		<title>Halo 5 &#8211; Il solito Halo</title>
		<link>https://nerdando.com/2015/10/27/halo-5-il-solito-halo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Julian "JayJay" Gorla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2015 10:07:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[Esclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Halo 5]]></category>
		<category><![CDATA[Xbox One]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div>
<p>La società moderna non ha più bisogno dell&#8217;eroe classico. Oggi non abbiamo bisogno di un eroe divino (un Achille a caso, per intenderci), perfetto, sempre coerente con la sua morale granitica e, per forza di cose, prevedibile. É semplicemente noioso. L&#8217;eroe moderno invece è senza dubbio più interessante: dubita, piange, sbaglia, cade e soprattutto si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><div style="width: 550px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh3.googleusercontent.com/YDtvHlGCpf1HlnVjQktOQy6ZanYN6L8Nhni5Otk51zsfjPt9G4E=w540-h720-no" alt="Halo 5: Guardians Night" width="540" height="720" /><p class="wp-caption-text">Halo 5: Guardians Night</p></div>
<p>La società moderna non ha più bisogno dell&#8217;eroe classico. Oggi non abbiamo bisogno di un eroe divino (un Achille a caso, per intenderci), perfetto, sempre coerente con la sua morale granitica e, per forza di cose, prevedibile. É semplicemente noioso.<br />
L&#8217;eroe moderno invece è senza dubbio più interessante: dubita, piange, sbaglia, cade e soprattutto si rialza. Migliora attraverso un percorso di crescita che lo porta a essere ciò a cui ognuno di noi dovrebbe aspirare.</p>
<p>Master Chief è l&#8217;eroe classico. Per quanto in questo Halo 5 si siano sforzati di farlo passare per “traditore” facendogli intraprendere un percorso in solitaria per cercare Cortana, sono certo che alla fine la troverà in barba a tutti i suoi detrattori. Perchè Master Chief è infallibile e&#8230; e che palle.<br />
Credo che questo sia il motivo principale per cui Halo non mi sia mai piaciuto.<br />
Il problema infatti non è questo quinto capitolo in particolare, ma proprio tutta la fortunatissima saga: è eufemistico dire che Microsoft non abbia mai puntato sulla profondità dei personaggi o su una sceneggiatura realmente valida nella realizzazione dei vari capitoli.<br />
Esemplificativa la battuta della voce fori campo all&#8217;inizio della seconda missione della campagna: “È un bel problema, siamo uno contro un milione”. Balle di fieno. Una battuta di una banalità disarmante che credo sia l&#8217;emblema dell&#8217;interesse che hanno avuto gli sceneggiatori per i dialoghi (tralasciando l&#8217;originalità dell&#8217;eroe che affronta, partendo svantaggiato, un nemico più grande di lui o un intero esercito di persiani&#8230; ah, no&#8230; ops alieni).<br />
Però, la cosa che più mi ha più lasciato basito è l&#8217;avanzamento in stile sparatutto a scorrimento di 30 anni fa. Molto spesso, dopo battaglia, il nostro eroe si troverà fermo in un&#8217;area senza dover far nulla e la voce fuori campo racconterà come prosegue la storia. Nemmeno una leva da tirare in stile Tomb Raider o un filmatone alla Assassin&#8217;s Creed: solo per il fatto che sei lì, la trama avanza. Tutto è ridotto all&#8217;osso per non togliere tempo prezioso alla prossima battaglia contro alieni sempre più cazzuti.<br />
Per cui, sorvolando sulle evidenti lacune narrative, prendiamo Halo 5 per quello che è: un arena shooter realizzato egregiamente. Se partiamo da questo presupposto, allora Halo 5 è un capolavoro. Il lavoro svolto dalla 343 Industries è stato encomiabile, come del resto c&#8217;era da aspettarsi dal titolo di punta di Xbox.<br />
Da qui “il solito Halo” del titolo: quando si dice &#8220;il solito&#8221; riferito a qualsiasi cosa, spesso si sottintende, in modo negativo, che non ci sia stata nessuna evoluzione, che è sempre uguale a sé stesso senza niente che valga la pena considerare rispetto al capitolo precedente. Per Halo invece questo discorso cade: il fatto che sia &#8220;il solito Halo&#8221; è una garanzia di elevatissima qualità tecnica e di innovazioni costanti (e di trama superficiale, per non dire inesistente).</p>
<p>Comunque sono convinto che per gli appassionati del genere quest&#8217;ultimo capitolo verrà considerato il miglior Halo di sempre e certamente sarà un enorme successo commerciale. Dal canto mio credo che continuerò a snobbare la saga, come ho puntualmente fatto per gli ultimi 3 capitoli, perdendo consapevolmente ore di sparatorie sfrenate contro alieni o altri giocatori sparsi per il globo.</p>
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		<title>Magic: gioca responsabilmente</title>
		<link>https://nerdando.com/2015/05/04/magic-gioca-responsabilmente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Julian "JayJay" Gorla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2015 12:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giochi da tavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Magic: The Gathering]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[GCC]]></category>
		<category><![CDATA[Magic]]></category>
		<category><![CDATA[Pauper]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>“Magic uccide te e chi ti sta intorno” “Magic provoca gravi danni alla salute” “Magic provoca impotenza” Sono solo i primi avvertimenti che mi vengono in mente da apporre su ogni pacchetto. Sì, perché è un gioco che va considerato causa di gravi dipendenze psico-fisiche alla stregua del tabacco o dell&#8217;alcol. Insomma, rendiamolo un presidio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/07/magic-arena-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><div style="width: 350px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh5.googleusercontent.com/-mTrwySo3Wf8/VS4fGS4eTEI/AAAAAAAAHmQ/_FU13K-2TJw/w340-h471-no/magic---l-adunanza_cover.jpg" alt="Ah, giochi a Magic?" width="340" height="471" /><p class="wp-caption-text">Ah, giochi a Magic?</p></div>
<p><em>“Magic uccide te e chi ti sta intorno”</em><br />
<em> “Magic provoca gravi danni alla salute”</em><br />
<em> “Magic provoca impotenza”</em></p>
<p>Sono solo i primi avvertimenti che mi vengono in mente da apporre su ogni pacchetto. Sì, perché è un gioco che va considerato causa di gravi dipendenze psico-fisiche alla stregua del tabacco o dell&#8217;alcol. Insomma, rendiamolo un presidio statale, alziamo il prezzo dei pacchetti a 8 euro l&#8217;uno e vedrete che non avremo più problemi con le prossime finanziarie per il prossimo ventennio almeno.</p>
<p>Ok a parte gli scherzi, aver giocato nell&#8217;ultimo mese ad <a title="Android Netrunner: metadone per Magic" href="https://nerdando.com/android-netrunner-metadone-per-magic/" target="_blank" rel="noopener">Android Netrunner</a> mi ha riportato prevedibilmente a voler tornare a giocare a Magic. Continuando la pessima metafora con il fumo, è come se avessi ripreso a fumare dopo un mese di sigaretta elettronica. Magic infatti, tra alti e bassi, dai tempi del liceo mi accompagna costantemente: dai primi due intensissimi anni di gioco, si sono alternate diverse fasi in cui facevo finta di non volerne sapere oppure acquistavo compulsivamente carte che non avrei mai rivenduto per comporre mazzi con cui non avrei giocato.</p>
<p>Insomma, la vivevo male.</p>
<p>Cos&#8217;è cambiato quindi? I più biechi materialisti direbbero che ora ho semplicemente una macchina da pagare, ma a me piace pensare di essere diventato più responsabile. Non cresciuto, responsabile. Del resto mi piace sempre “<em>giocare con le figurine</em>”&#8230;</p>
<p>Da questa fantomatica responsabilità è arrivato l&#8217;interesse verso un formato non ufficiale (nasce su Magic The Gathering Online), ma “tollerato” dalla Wizard: il Pauper.</p>
<p>Pauper significa povero, per cui il senso di questo formato è proprio usare solo carte che siano state stampate come comuni in almeno un set. La scelta di comporre un mazzo Pauper è davvero davvero stimolante: mette alla prova le reali capacità di un giocatore sia a livello strategico che a livello di costruzione del mazzo. Mediamente poi, i mazzi Pauper sono più lenti e meno competitivi degli altri formati, per cui si hanno molte più possibilità di rivalutare carte obsolete, creando combo anche difficili, ma originali.</p>
<p>Io, per esempio, ora sto cercando di montare un reanimator, mio pallino di sempre, portandolo in formato Pauper. Fin&#8217;ora ci ho speso una decina di euro ed il mazzo è giocabile. Ancora migliorabile, sotto molti aspetti, però è godibile: chi non si divertirebbe a poter calare al primo turno un <a title="Ulamog's Crusher" href="http://gatherer.wizards.com/Pages/Card/Details.aspx?multiverseid=194908" target="_blank" rel="noopener">Ulamog&#8217;s Crusher</a>?</p>
<p>Eccoci al punto fondamentale: è un formato estremamente economico, povero appunto. L&#8217;unico modo per uscire dalla crisi è appellarsi al genio, quindi, non avendo soldi da spendere per comprare banalmente le carte più forti, bisogna, per forza di cose, inventare combinazioni nuove. Nessuno ha mai considerato gli spiritelli degni di essere inseriti in un mazzo, eppure ora quelle maledette fatine sono tra le creature più giocate nel formato e costano pochissimo, pur essendo davvero efficaci.</p>
<p>Infine, come succede probabilmente in ogni cosa, anche sul Pauper esistono due schieramenti ideologici opposti: Pauper Real, i puristi che vorrebbero poter usare nel formato ogni carta che sia mai stata stampata come comune; e Pauper MTGO, chi si attiene a una risicata banlist per avere più competitività tra i mazzi.</p>
<p>Qui il discorso si fa complesso e non è mia intenzione addentrarmi in questi impervi sentieri ora, dico solo che la <a title="Placca Cefalica" href="http://gatherer.wizards.com/Pages/Card/Details.aspx?multiverseid=81245" target="_blank" rel="noopener">Placca Cefalica</a> è comune, se non fosse bannata, un qualsiasi mazzo di sole comuni avrebbe poco da sperare anche contro il peggior affinity Pauper. Quindi trovo sia giusto mettere qualche paletto per non far perdere il senso e la credibilità del formato (altro esempio: <a title="Sinkhole" href="http://gatherer.wizards.com/Pages/Card/Details.aspx?multiverseid=682" target="_blank" rel="noopener">Sinkhole</a> è comune ed una copia costa quanto fare un intero mazzo Pauper).</p>
<p>Insomma, inutile dire che questo sia diventato in poco tempo il mio formato preferito: è economico, è facile reperire le carte che ti servono e mostra la reale bravura di un giocatore. Quindi sbizzarritevi e soprattutto divertitevi: è ora di sfatare il mito che vede Magic solo come un passatempo costoso.</p>
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		<title>Android Netrunner: metadone per Magic</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Julian "JayJay" Gorla]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2015 13:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giochi da tavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Android Netrunner]]></category>
		<category><![CDATA[Bluff]]></category>
		<category><![CDATA[Corporazione]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<category><![CDATA[Richard Garfield]]></category>
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<p>Come il buon 90% dei visitatori di questo sito, anch&#8217;io ho avuto un passato da giocatore di Magic. È sempre difficile da ammettere ad alta voce, ma bisogna prendersi le proprie responsabilità e fare i conti col passato per vivere serenamente il presente e, magari, fare progetti futuri (come per esempio l&#8217;idea di riprendere a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><p><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh4.googleusercontent.com/Gbt3SmeiQ0oCx7x445D28ZPjuq7mw7RWYUgj-pFXIUk=w958-h539-no" alt="Android Netrunner: come curare la dipendenza da Magic" width="958" height="539" /></p>
<p>Come il buon 90% dei visitatori di questo sito, anch&#8217;io ho avuto un passato da giocatore di Magic. È sempre difficile da ammettere ad alta voce, ma bisogna prendersi le proprie responsabilità e fare i conti col passato per vivere serenamente il presente e, magari, fare progetti futuri (come per esempio l&#8217;idea di riprendere a giocare a Magic).<br />
In effetti non ho mai conosciuto nessuno che viva serenamente questo gioco di carte collezionabili: per molti è un&#8217;ossessione, una compulsione. Spesso lo si tiene nascosto ad amici e parenti perché inevitabilmente giudicano la quantità di capitale investito in cartoncini di carta con simbolini dorati. Però poche cose pareggiano la scarica di endorfine provata sentendo il profumo sprigionato dallo sbustare queste maledette figurine.<br />
Insomma roba da feticisti.<br />
Insomma roba da tossici.<br />
Ecco Magic è a tutti gli effetti una dipendenza.<br />
Credo sia partito da questa idea quel genio del male di Richard Garfield per creare un surrogato più economico del più famoso gioco di carte collezionabili di sempre: “Come posso circuire quei babbei che hanno smesso di giocare a Magic spillando loro altri soldi?” (segue risata malvagia).</p>
<p>Eccoci quindi ad Android Netrunner, un Living Card Game (LCG) dalle meccaniche molto simili a Magic, ma dall&#8217;ambientazione totalmente diversa: guerre informatiche tra ingegneri con la bandana e ingegneri elegantoni.<br />
Il gioco è per soli due giocatori: un hacker che cercherà di attaccare con virus o hardware le difese della corporazione. La versione base potrà far scegliere tra quattro diverse corporazioni e tre diversi hacker, ognuno con diversi stili di gioco.<br />
Ogni fazione ha diversi modi di chiudere la partita, ma tutti ruotano intorno alle carte “agenda”. Queste carte particolari saranno presenti solo nei mazzi delle corporazioni, che ne otterranno i punti solo nel caso riescano a completarne lo sviluppo prima che vengano rivelate. Mentre il compito degli hacker sarà quello di scovare le carte agenda bypassando tutte le difese poste dalla corporazione. Quindi la partita termina quando uno dei due giocatori totalizza 7 punti, oppure quando uno riesce a fare un danno all&#8217;altro nel momento in cui è senza carte in mano.<br />
Quindi il gioco è asimmetrico, solo un giocatore avrà la possibilità di attaccare (con una “run”) mentre all&#8217;altro spetterà il compito di difendersi piazzando barriere più o meno forti o bluffando.<br />
La principale differenza rispetto a Magic, e la più interessante, è proprio il bluff. La corporazione infatti dispone di carte trappola che possono essere giocate coperte come se fossero delle carte agenda, ma nel momento in cui subiscono una run si ritorceranno contro l&#8217;hacker che ne subirà i particolari effetti.<br />
L&#8217;hacker nella fase di run decide se attaccare la mano, il mazzo o appunto una carta coperta giocata dalla corporazione e, se la run va a buon fine, ottiene la possibilità di rivelare una carta in base all&#8217;obiettivo scelto per la run. Nel momento in cui l&#8217;hacker rivela una carta agenda, guadagna subito i punti vittoria indicati su essa.<br />
(Non mi dilungherei troppo parlando delle meccaniche di gioco perché diventerei veramente prolisso, per cui vi lascio <a title="Regolamento" href="http://www.goblins.net//sites/default/files/downloads/6/0/AN-RegolamentoCompatto.pdf" target="_blank" rel="noopener">un comodo link dove scaricare la sintesi del complesso regolamento del gioco</a>.<br />
Comunque, a parte l&#8217;asimmetria di base, le meccaniche di gioco distano poco tra Magic e Android Netrunner. Per cui, chi ha già nozioni sul primo, troverà semplice assimilare il regolamento del “cuginetto cyberpunk”.)</p>
<p>Un&#8217;ultima doverosa parentesi sul genere LCG: teoricamente dovrebbero essere giochi di carte NON collezionabili. Per cui, per giocare dovrebbe bastare la confezione base e, per chi vuole sperimentare dinamiche ampliate o differenti, ci sarebbero delle espansioni contenute per non stravolgere il gioco.<br />
Fin qui tutto ok, se non fosse che i mazzi base di Android Netrunner hanno delle carenze clamorose. Per esempio, per creare un mazzo competitivo della fazione NBM bisognerebbe avere più copie di “SanSan Grid City” o “Astroscript Pilot Program”, oppure un mazzo Criminal necessita di più “Desperado” (da regolamento il limite massimo è di tre carte con lo stesso nome consentite in un mazzo). Da questo, nei vari forum dedicati si legge addirittura di persone che hanno comprato più set base del gioco per avere più copie di queste carte. Pazzia? Dite così perché non avete mai giocato a Magic&#8230; Quindi è inevitabile che questa impellente necessità di avere il mazzo costruito esattamente come si vuole, porta alla nascita di siti specializzati che vendono carte singole, facendo perdere tutto il senso della non collezionabilità del gioco.<br />
Il tutto perché questa personalizzazione è concessa. L&#8217;ideale sarebbe stato mettere una piccola postilla sul regolamento in cui si vietava la composizione dei mazzi, o meglio limitare il numero di copie della stessa carta mettendo sulla stessa un numerino per indicare appunto il numero di copie massimo consentito (magari mettendolo uguale al numero di copie della carta che trovi nel set base).<br />
Per poter giocare bene ad Android Netrunner non bisogna quindi prescindere dalla costruzione del mazzo. Bisogna conoscere bene la propria fazione e cercare di modificare il mazzo base per cercare di uscire da quelle situazioni ostiche in cui inevitabilmente incapperai usando quella determinata fazione.</p>
<p>Insomma, la sensazione finale che ho avuto è stata quella di giocare a Magic dopo 10 anni usando solo un&#8217;espansione che non conoscevo.<br />
Quindi mi sento di consigliare questo gioco solo se avete un gruppo di amici (oppure voi stessi?) ingegneri, patiti di hacking e programmazione, che vi spingono a giocare ad Android Netrunner: socialità prima di tutto.</p>
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		<title>Smash Up: gioco di ninja di menare dinosauri</title>
		<link>https://nerdando.com/2014/12/11/smash-up-gioco-di-ninja-di-menare-dinosauri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Julian "JayJay" Gorla]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 13:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giochi da tavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Dinosauri]]></category>
		<category><![CDATA[Guillotine]]></category>
		<category><![CDATA[Ninja]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Peterson]]></category>
		<category><![CDATA[Smash Up]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-1024x768.png" type="image/png" /><div><img width="300" height="194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-620x400.png 620w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-85x54.png 85w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>“Dai Julian, basta con tutti &#8216;sti giochi lunghi e spaccacoglioni!”. Ho accolto con calma pacata la composta richiesta dei miei amici, per cui questa settimana ho deciso di fare il disimpegnato. Qual è il gioco con l&#8217;ambientazione meno definita che si possa trovare? Qual è il più superficiale e semplice? Ma certo: quel fantastico mischione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-1024x768.png" type="image/png" /><div><img width="300" height="194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-620x400.png 620w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-85x54.png 85w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><div style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh6.googleusercontent.com/-R4uy8V6_bKA/VH7C9mN4u3I/AAAAAAAAGm4/Za4UtplbZfc/w600-h374-no/smash-up-21.jpg" alt="Smash Up" width="600" height="374" /><p class="wp-caption-text">Smash Up</p></div>
<p>“Dai Julian, basta con tutti &#8216;sti giochi lunghi e spaccacoglioni!”.<br />
Ho accolto con calma pacata la composta richiesta dei miei amici, per cui questa settimana ho deciso di fare il disimpegnato. Qual è il gioco con l&#8217;ambientazione meno definita che si possa trovare? Qual è il più superficiale e semplice? Ma certo: quel fantastico mischione di Smash Up!</p>
<p>Smash Up è una delle ultime creature di Paul Peterson: un pancione bontempone già ideatore di un <i>casus belli</i> come Guillotine (simpatico gioco di carte ambientato durante la rivoluzione francese, in cui lo scopo era appunto ghigliottinare tutta la puzzolente nobiltà dell&#8217;epoca). Conoscendo il padre di questo gioco, è facile intuire che Smash Up sia caratterizzato da una fortissima dose di ironia. E difatti così è: durante la partita, vedremo sfidarsi senza battere ciglio gnomi-ninja, robo-dinosauri o pirati-zombie. O ancora maghi-zombie, gnomi-alieni e chi più ne ha, più ne metta. Insomma un mischione degno dei peggiori film trash (da qui l&#8217;ignoranza del titolo).</p>
<p>Il funzionamento di questo gioco di carte è veramente semplice e immediato. Ogni giocatore andrà a scegliere (o pescare in caso di litigi) due mazzetti tra gli otto disponibili e li mischierà assieme a formare il proprio mazzo da gioco. Gli schieramenti disponibili sono pirati, zombie, robot, alieni, gnomi, dinosauri, maghi e ninja. Ogni schieramento poi ha il suo particolare stile di gioco, cambiano cioè le abilità delle singole carte, dando la possibilità di fare combo sempre molto diverse, per cui capite che ci sarà una grandissima varietà e non avrete praticamente mai il rischio di giocare due partite identiche.</p>
<p>Le carte che compongono questi mazzetti sono solo di due tipi: le azioni e i seguaci. Le carte azione vengono scartate subito dopo che si esaurisce la loro abilità, mentre i seguaci restano sul campo di gioco. In ogni turno, un giocatore ha la possibilità di giocare (o non giocare) una sola carta azione e un solo seguace, poi pescherà due carte e passerà la mano.</p>
<p>L&#8217;obiettivo finale è <i>“semplicemente il dominio assoluto dell&#8217;universo conosciuto!”</i> : cioè accumulare più punti possibili ottenuti “rompendo” le basi (delle carte particolari disposte al centro del tabellone). Come si rompe una base? Semplicemente quando la somma dei punti forza di tutti i seguaci presenti su quella base raggiunge il punto di rottura indicato sulla base stessa. La base rotta verrà poi rimpiazzata da una nuova e i seguaci scartati; infine, la partita terminerà quando un giocatore avrà raggiunto 15 punti vittoria.</p>
<p>L&#8217;estrema variabilità del gioco è data soprattutto delle abilita di ogni singola carta: dato un regolamento così snello e la pochissima strategia, è facile intuire che il gioco vero e proprio si baserà essenzialmente sulla lettura delle carte che si pescano. Dato che ogni schieramento ha le sue particolari abilità, alcune persone con cui ho giocato hanno provato a lamentarsi del fatto che gli zombie fossero più forti degli gnomi o che i dinosauri fossero più forti dei ninja. A mio parere, non è assolutamente così. Smash Up è un gioco davvero bilanciato in cui tutti hanno le stesse possibilità di vincere calando seguaci “pesanti” o danneggiando fino allo sfinimento gli avversari. Quindi la difficoltà sta proprio nel saper interpretare una fazione in base alle dinamiche che si sviluppano durante ogni partita. Quella sensazione di sbilanciamento di cui ho appena detto, probabilmente, era dovuta solo al fatto di aver pescato uno schieramento poco “simpatico” e poco affine al proprio stile di gioco.</p>
<p>L&#8217;unica pecca però appare giocando in due: la presenza sul campo di battaglia solo di 4 schieramenti anziché di tutti e 8, potrà portare a giocare combo che non potranno mai essere neutralizzate dal proprio avversario o viceversa. Sarebbe come se giocassi con un mio amico a una particolare carta-forbice-sasso dove a me fosse concesso di scegliere solo il sasso e al mio amico solo carta. Quindi, per sfruttare al meglio il gioco, è giusto che si sfruttino tutti gli schieramenti a disposizione, in modo che ognuno abbia in campo la propria nemesi rendendo la partita davvero equilibrata.</p>
<p>Bisogna prendere Smash Up per quello che è: un gioco sincero, estremamente semplice e divertente. Si spiega in pochissimo tempo e l&#8217;unica difficoltà sta nel contestualizzare le abilità delle carte alle diverse situazioni di gioco. È adatto a qualsiasi tipo di giocatore, dal casual gamer all&#8217;amante degli strategici puri, proprio per la grandissima ironia con cui è presentato e per l&#8217;estrema varietà delle situazioni che si possono creare.</p>
<p>Ultimo consiglio: giocatelo con amici poco suscettibili. Durante una partita media, ho sentito insulti che metterebbero alla prova anche i rapporti più forti.</p>
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