Godzilla Minus Zero – Il ritorno dei kaiju

Godzilla Minus Zero

Recensione

Quando ho visto Godzilla Minus One ne sono uscito con la sensazione di aver incontrato un film raro, uno di quelli in cui il destino delle persone pesa quanto le macerie lasciate dal mostro, se non di più. A quanto pare non ero l’unico a pensarla così, visto che il film di Takashi Yamazaki si è portato a casa l’Oscar per i Migliori Effetti Visivi, il primo nella lunghissima storia della saga, con un budget che a Hollywood basterebbe forse per una manciata di inquadrature. Tre anni dopo, Yamazaki torna come regista, sceneggiatore e supervisore degli effetti visivi con Godzilla Minus Zero, sequel diretto prodotto da Toho e distribuito in Italia da Plaion Pictures, che ringrazio per l’invito all’anteprima stampa. Il film arriverà nelle sale dal 12 novembre, anche in IMAX, dopo una proiezione speciale a Lucca Comics & Games. Una premessa importante: questa recensione è completamente priva di spoiler, come richiesto espressamente dal regista e da Toho per preservare al massimo l’esperienza di chi lo vedrà all’uscita.

Trama

Siamo nel 1949, due anni dopo gli eventi del primo film. Il Giappone, che la guerra aveva ridotto a zero e Godzilla aveva trascinato sotto lo zero, sta provando a rimettersi in piedi tra ricostruzione e fatica quotidiana. Koichi Shikishima e Noriko hanno messo su famiglia insieme alla piccola Akiko, e il dottor Kenji Noda è diventato il direttore di un ufficio governativo che si occupa della risposta ai grandi disastri. È una pace fragile, conquistata con le unghie, e naturalmente qualcosa arriva a incrinarla. Più di così non posso dirti, e credimi se ti dico che mi costa parecchio, perché ci sarebbe davvero tanto da raccontare.

Quello che posso dirti è che Godzilla Minus Zero è un film molto intenso, e lo è ben al di là delle scene in cui i mostri se le danno di santa ragione. Yamazaki usa ancora una volta Godzilla per parlare d’altro, e quell’altro è il rapporto del Giappone con la Seconda guerra mondiale, con le ferite che ha lasciato e con la bomba atomica, una memoria che il paese ha attraversato con enorme fatica e che forse, in qualche forma, porta con sé ancora oggi. Il Re dei Mostri nasce, del resto, già nel film originale del 1954, come incarnazione di quella paura, e qui ho avuto la sensazione che il regista volesse scavare ancora più a fondo, raccontando quanto sia difficile immaginare un futuro quando il passato continua a bussare alla porta.

Il titolo stesso racconta bene la direzione presa dal film. Se Minus One era la caduta, Minus Zero è il tentativo di risalire almeno fino al punto di partenza, e la sceneggiatura non finge mai che sia un percorso semplice o indolore.

Sul ritmo voglio essere onesto: in alcuni frangenti il film rallenta, e in più di un momento ho percepito il peso dei suoi 135 minuti. Secondo me, però, si tratta di una scelta stilistica precisa. Yamazaki preferisce prendersi il tempo di raccontare i personaggi, le loro paure e i legami che li tengono insieme, invece di concentrarsi esclusivamente sui kaiju, e quando l’azione esplode arriva carica di tutto quello che è stato costruito prima.

Se cerchi un monster movie fatto solo di distruzione potresti trovare qualche passaggio più lento del previsto, mentre se hai amato il primo capitolo per la sua anima drammatica ritroverai la stessa sensibilità, se possibile ancora più marcata.

Godzilla Minus Zero

Cast

Ho visto il film in lingua originale giapponese con i sottotitoli in italiano e, per quanto mi riguarda, è stato il modo migliore per godermi il lavoro degli attori, perché ogni sfumatura della recitazione arriva intatta. E il cast è davvero bravo, senza eccezioni.

Ryunosuke Kamiki e Minami Hamabe tornano nei panni di Koichi e Noriko e confermano la sintonia che avevano mostrato nel primo film. Kamiki in particolare continua a dare corpo a un uomo che non riesce a scrollarsi di dosso il passato, e lo fa senza mai calcare la mano. E anche Hanabe dà molto a Noriko e a ciò che si porta dietro dopo la chiusura del primo film.

Una menzione speciale la merita Hidetaka Yoshioka, che riprende il ruolo di Kenji Noda. Nel primo capitolo era la mente del gruppo, qui si ritrova con responsabilità molto più grandi sulle spalle, e Yoshioka riesce a tenere insieme autorevolezza e umanità in un modo che ho trovato davvero convincente. Accanto a lui spicca il volto nuovo più importante, quello di Min Tanaka, che forse hai già notato in Kokuho. Il suo professor Kanji Murakami è un biologo che si unisce agli sforzi per affrontare la nuova minaccia, e Tanaka, danzatore prima ancora che attore, gli regala una presenza scenica magnetica che mi ha colpito fin dalla prima inquadratura.

Mi è piaciuta molto anche la Aoyama di Masami Nagasawa, esperta di meteorologia che occupa un posto di rilievo in parecchie situazioni. Mi sono chiesto se una figura del genere fosse plausibile nel Giappone del 1949, dove immagino che per una donna spazi simili fossero tutt’altro che scontati, e ho scelto di leggerla in positivo, come un personaggio che dà al film un respiro diverso e mette la competenza scientifica in primo piano.

E poi c’è la piccola Akiko, interpretata da Sae Nagatani, che è semplicemente bravissima. Non è facile reggere la scena a quell’età in un film con questo carico emotivo, eppure lei ci riesce con una naturalezza disarmante. Completano il quadro i vari comprimari, che costituiscono un gruppo affiatato, che fa sentire vivo e credibile il mondo attorno ai protagonisti.

Sul piano tecnico, gli effetti speciali sono ancora una volta incredibili. Yamazaki ha avuto a disposizione un budget più consistente rispetto al primo film e, insieme allo studio Shirogumi, lo ha speso alzando ulteriormente l’asticella, con sequenze che lasciano a bocca aperta senza mai sembrare fini a se stesse. Il film uscirà nelle sale americane entro l’anno e potrà quindi giocarsi la prossima stagione degli Oscar: chissà se, in caso di candidatura, non possa arrivare una doppietta.

Tornano anche il compositore Naoki Satō e il direttore della fotografia Kōzō Shibasaki, entrambi già al fianco del regista in Minus One. Godzilla Minus Zero è inoltre il primo film giapponese girato per IMAX: io purtroppo non l’ho visto in quel formato, ed è un piccolo rimpianto che ti consiglio di non avere, data la spettacolarità di alcune scene. E poi, si sa, i film vanno visti “as intended”!

Concludendo

Godzilla Minus Zero è un seguito degno del primo capitolo, e non era scontato, visto il livello da cui partiva. Yamazaki non si limita a ripetere la formula che lo ha portato agli Oscar, ma la usa per allargare lo sguardo sul Giappone del dopoguerra e sulle cicatrici che quel periodo ha lasciato, mantenendo i suoi personaggi al centro di tutto. Qualche passaggio più lento c’è, e se entri in sala aspettandoti due ore e un quarto di botte da orbi potresti accorgertene, ma a mio avviso è il prezzo di un film che vuole raccontare di più e che, alla fine, ripaga la pazienza.

Te lo consiglio senza esitazioni se hai amato Minus One e se apprezzi i film capaci di emozionare oltre lo spettacolo, che qui comunque non manca affatto. Se puoi, scegli la versione originale sottotitolata e, ancora meglio, una sala IMAX. Quanto al futuro del Godzilla di Yamazaki, non posso aggiungere nulla senza rovinarti la sorpresa, e lascio a te il piacere di scoprire dove porta questa storia.

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Nerdando in breve

Godzilla Minus Zero è un seguito intenso e degno di Minus One, che con effetti strepitosi racconta le ferite del Giappone, concedendosi qualche passaggio più lento per raccontare meglio le storie dei protagonisti, e non solo.

Djando oro

Trailer