Dylan Dog Horror Show – Su il sipario!

dylan dog horror show

Il giorno in cui Dylan Dog fu assassinato

Era il 16 marzo 2011 e quella sera, nei cinema di mezzo mondo, usciva un film atteso da anni da centinaia di migliaia di fan.

L’incarnazione di un sogno a lungo cullato nei cuori di coloro che, ben 25 anni prima, avevano acquistato in edicola quello strano fumetto a forti tinte horror dedicato a un inedito e stravagante indagatore dell’incubo.
Purtroppo, quel film si trasformò in vero e proprio omicidio su commissione, preceduto peraltro da sevizie terribili inflitte al povero Dylan, privato della nebbia di Londra e della compagnia irresistibile del suo compagno di sempre, Groucho.
Facezie queste, in confronto all’oltraggio più duro da digerire: la trasformazione dell’anti-eroe per eccellenza in un (super)eroe di cartone con una capacità introspettiva pari a quella di un sasso.
Dopo quella immane cattiveria, i fan incalliti, come me, tornarono così a sniffare inchiostro di china, rinunciando a ogni altra velleità.
Ma la speranza, si sa, è come il più tosto degli zombi, resuscita sempre. E allora rialziamoci anche noi e torniamo a crederci, magari però stavolta proviamo a tenerci lontani dai cinema…

dylan dog horror show

“È davvero una combinazione, come disse una cassaforte incontrando un’altra cassaforte”

Quando finalmente la conferenza stampa di Dylan Dog Horror Show prende vita e sul palco si vedono sfilare i protagonisti di questa rinascita, parte subito il toto-interpreti.
Per alcuni, vale il vecchio slogan del Gratta e Vinci, quel “ti piace vincere facile” che tiravo in ballo spesso quando giocavo a Mario Tennis con mia figlia di 5 anni. Voglio dire, Gabriele Graham Gasco è chiaramente Dylan Dog anche senza camicia garibaldina e giacca, l’ispettore Bloch sembra essere stato modellato sulle fattezze di Antonino Iuorio e non il contrario e lo stesso vale per la carismatica Madame Trelkovski.
Per altri l’agnizione (come direbbero i patiti del linguaggio aulico) è un po’ più ritardata o, addirittura, rimandata a data da destinarsi. Ma non c’è da scoraggiarsi, il palcoscenico, lo sappiamo, trasforma anche più dei filtri di Instagram e allora ecco che l’aspetto quasi lunare di Loris Fabiani sboccia come d’incanto nel fiore della follia di Groucho, con una naturalezza che lascia allibiti.
Insomma l’illusione che questa volta il miracolo possa compiersi è palpabile e la si coglie anche dai frizzi e lazzi dei vari protagonisti chiamati in causa durante la conferenza. La confidenza e la fiducia in quello che stanno facendo è contagiosa e trasmette a tutti una buona dose d’ottimismo.
Già, ma in buona sostanza cosa rappresenta questo DDHS, oltre a sembrare l’acronimo di una nuova malattia?
È uno spettacolo teatrale (sì lo so, fin qui ci eri arrivato) che sarà portato in giro per l’Italia, a partire da Roma, con l’intento ambiziosissimo di trasferire le atmosfere degli albi in una dimensione scenica del tutto inedita.
Un progetto, insomma, dai tratti doppiamente peculiari e per il panorama italiano, sin qui poco avvezzo alle trasposizioni sul palcoscenico di personaggi dei fumetti e, nel contempo, per l’ambizione di spaventare addirittura la platea di un teatro.

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“Se mi volete, sceriffo, sono Qui, come disse uno dei nipoti di Paperino”

Tutto prende le mosse da una storia che, facendo suoi i personaggi e la lore creata da Tiziano Sclavi, prova a raccontare qualcosa di totalmente inedito.
Come detto dal drammaturgo Nicola Russo, che nell’intervista ha navigato ben lontano dagli scogli degli spoiler, lo spunto che darà avvio agli eventi dello spettacolo, pur rientrando nel classico schema “arriva una nuova cliente bella e misteriosa”, proietterà poi il nostro (anti)eroe in una indagine che diventerà molto personale e lo costringerà a confrontarsi con i (ehm) fantasmi del passato. Ci saranno quasi tutti i volti più cari ai fan di vecchia data, come Anna Never, Morgana, Xabaras, ma quale sarà il filo rosso capace di riunirli tutti e condurli al cospetto di Dylan, al momento non ci è dato saperlo.
Quel che sappiamo, invece, è che, per dichiarazione dello stesso Russo, la storia si terrà ben lontano dalle atmosfere del grand guignol tipiche di alcuni albi, e cercherà, piuttosto, di spaventare lo spettatore attraverso quel tipo di orrore più sottile e psicologico che solo Sclavi in passato è riuscito a farci amare tanto.
Questa chiamata alle armi collettiva, però, non deve farci pensare a uno spettacolo pensato solo per i fan del fumetto. Infatti, per stessa ammissione del regista, Valter Malosti, sebbene ci sia da attendersi la presenza di qualche sacrosanto easter-egg, la storia è pensata per intrattenere ed appassionare anche chi avrà il piacere (e la fortuna) di incontrare Dylan per la prima volta.
Sei curioso ora?
Beh, io sì e tanto.

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“Sarò un lampo, come disse la corrente elettrica entrando in corto circuito”

Ad essere sinceri, pur partendo dal presupposto che, per pietà divina, non si tratterà di un musical, le incognite attorno allo spettacolo rimangono.
Per fortuna a compensare queste zone grigie ci sono anche delle valide certezze, a cominciare dal regista e dagli interpreti.
Gabriel Graham Gasco è un giovane attore che ha già lavorato nel cinema e che mostra sul viso il giusto grado di malinconica spensieratezza.
Loris Fabiani ha la battuta pronta tipica di chi non prende sul serio nulla, tranne le cose spiritose.
E poi c’è gente del calibro di Antonino Iuorio, che ha alle spalle tantissimo cinema e teatro (tra l’altro spesso sodale dei Manetti Bros.), Ida Marinelli, bravissima musa da sempre contesa tra cinema e teatro o, ancora, Danilo Nigrelli spesso protagonista di fiction e serie di successo. E poi, ci sono tutti gli altri attori di sicuro talento che non cito per mere ragioni di spazio.
Insomma, devo essere sincero, da fan di vecchissima data (fui io uno dei pochissimi a comprare il mitico numero 1 non appena fece la sua comparsa in edicola), al momento del mio ingresso nel Teatro Eliseo avevo più d’una perplessità, e non solo per l’omicidio cinematografico di cui ho parlato in apertura, ma anche per la scelta potenzialmente azzardata del media scelto per far tornare in auge Dylan Dog.
Mi chiedevo, cioè, ma davvero possiamo pensare di ingabbiare l’atmosfera ed il ritmo delle storie di Dylan nella staticità che la dimensione teatrale di solito impone?
Ebbene, un filo di incertezza rimane, ma sarà che questa volta la Bonelli si è impegnata a seguire il progetto con attenzione o sarà per via dell’ottimismo trapelato dalle dichiarazioni del cast, ma, insomma, che debbo dire, io quando mi sono alzata dalla poltrona al termine della conferenza stampa mi sono riscoperto incuriosito e, circostanza non da poco, addirittura fiducioso.
Ci vediamo a teatro!

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