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Shadow of the Tomb Raider – Diventa Tomb Raider

Shadow of the Tomb Raider

Ne abbiamo parlato a lungo nei nostri articoli di avvicinamento e di approfondimento all’uscita di questo capitolo che chiude la trilogia reboot. Ora, finalmente, ho avuto modo di mettere le mani sul tanto agognato Shadow of the Tomb Raider e posso fin da subito dire che le attese sono state ampiamente ripagate.
Un successo annunciato quindi? Solo fino ad un certo punto.

Recensione

Ormai la storia è nota: Lara è sulle tracce della Trinità e nel tentativo di abbattere una volta per sempre questa pericolosa organizzazione, finirà con l’imbattersi in una vera e propria apocalisse Maya. La sua crociata, quindi, non solo la porterà a scontrarsi con ondate di nemici mortalmente pericolosi, ma anche ad esplorare i resti delle antiche civiltà sudamericane (Inca, Maya e Azteche), riparare qualche torto, e, naturalmente, diventare la Tomb Raider che conoscevamo.

Fin dalle prime battute del gioco è chiaro che qui si fa sul serio: ma non aspettatevi che le 15 ore necessarie a terminare la storia principale, siano un susseguirsi di ammazzamenti ed esplosioni. Con una delicata e raffinata alchimia, i ragazzi di Eidos Montreal (che hanno ereditato il timone da Crystal Dynamics per questo progetto) hanno saputo tenere ben saldo il flusso dello story telling, vero punto di forza della trilogia, a mio avviso. In questo capitolo avremo moltissime sessioni action intervallate da sezioni di intensa esplorazione, caccia e rifornimento: raramente mi sono imbattuto in un titolo capace di non annoiare e non risultare mai ripetitivo come questo.

Shadow of the Tomb Raider

Gameplay

Gameplay che vince non si cambia. O qualcosa del genere: Shadow of the Tomb Raider ripropone le medesime meccaniche viste e apprezzate nei due precedenti capitoli: scalate coadiuvate dalla fedele picozza, rampino, arco a corda, frecce incendiare ed esplosive. Insomma: a disposizione di Lara c’è tutto il pacchetto da costruire man mano che si procede nell’avventura, ben sapendo che determinate aree sono precluse all’esplorazione fino a quando non avremo a disposizione l’oggetto giusto.

I detrattori di questo meccanismo lo ritengono un modo per allungare inutilmente il brodo. Personalmente invece ho sempre pensato che fosse una buona strategia per aumentare la longevità del titolo, spingendolo oltre i limiti della trama principale: l’esplorazione delle tombe e delle cripte, infatti, è totalmente facoltativa. Tuttavia i premi per arrivare in fondo sono notevoli: da un lato sbloccheremo equipaggiamenti che ci renderanno la vita più facile man mano che le sfide aumenteranno, e dall’altro regala al giocatore momenti di soddisfazione intensa.

Con questo capitolo, infatti, la parte esplorativa è stata ampliata, resa più sfidante e contribuisce a lavorare di concerto con il plot per dare a Lara l’immagine di archeologa bad ass che merita.
“E tu questa la chiami archeologia?” Chiedeva un affascinato Sean Connery ad Harrison Ford in Indiana Jones e l’ultima crociata. Che Lara Croft sia il corrispettivo videoludico al femminile di Indy non è mai stato un segreto, ed è da sempre parte del successo di questo personaggio.

In Shadow of the Tomb Raider, però, portiamo il tutto ad un livello superiore. Lara non è più la ragazzina sprovveduta e ambiziosa che abbiamo imparato a conoscere nel reboot: un’ombra sta serpeggiando nel suo cuore, rendendola sempre più determinata e spietata. Questo non le impedisce di schierarsi dalla parte dei più deboli, e lo dimostrano le molte missioni secondarie che potremo fare lungo il cammino; se mai è come affronta gli avversari a lasciarci un po’ sbigottiti: per usare un eufemismo, Lara Croft è una vendicatrice spietata e silenziosa. Niente prigionieri, solo una scia interminabile di morti che camminano destinati a soccombere uno via l’altro in un crescendo di violenza e massacri.

Con la picozza, con le frecce, col veleno, con la pistola o col fucile: poco importa. Lara è pronta a piombare dall’alto (o dal basso) su ignari nemici che incontreranno la loro prematura dipartita senza nemmeno capire da dove sia arrivata l’Ombra assassina.
Diciamo pure che i contenuti sono ampiamente destinati ad un pubblico maturo: tra sequenze cruente (e un salto sbagliato può dare esiti che fanno raggelare il sangue) e omicidi a raffica, non mi sentirei di suggerire il gioco alle mie figlie.

Restano, fortunatamente, tanti buoni sentimenti, sopratutto nella narrazione. Il rapporto con Jonah viene presentato come un vero legame di amicizia, con alti e bassi, con contrasti e discussioni, ma sempre come veri alleati di fronte ad una minaccia comune; il senso di giustizia, davanti a tanti, troppi abusi subiti dalle popolazioni indigene locali, spinge a profonde riflessioni; e ancora: i demoni interiori, la perdita dei genitori, la paura di fallire e gli errori quotidiani che minano le sue certezze, fanno di Lara un personaggio a tutto tondo, reale, concreto, vero.

Sempre sul piano del gameplay, poi, tornano i meccanismi da GDR con la possibilità di ampliare le abilità di Lara. Alcune sono sbloccabili solo tramite l’esplorazione delle Cripte, gli altri, invece, si ottengono spendendo punti acquisiti grazie all’esplorazione, alla caccia e alle uccisioni: come sempre, colpire senza essere scoperti e colpire alla testa, danno una maggior quantità di punti esperienza.
Allo stesso modo tornano le sfide: con bersagli da scovare e distruggere, elementi da raccogliere e così via. Insomma: c’è tantissima carne al fuoco, tantissime cose da fare e tante avventure da vivere.
I punti acquisiti, quindi, andranno ad arricchire uno dei tre alberi di abilità dedicati al combattimento, all’esplorazione e alla sopravvivenza: un modo per plasmare alla perfezione le abilità di Lara adattandole al nostro stile di gioco.

Infine occorre parlare degli enigmi ambientali: la curva di complessità è crescente in modo costante e sufficientemente ripido da risultare sempre sfidante. Ovviamente non tutto sarà complicatissimo e di alcuni enigmi si individua la soluzione al primo tentativo, tuttavia siamo di fronte ad un netto passo avanti rispetto a Rise of the Tomb Raider: alcune tombe richiederanno davvero tanto impegno per essere sviscerate.

Come detto prima, la campagna principale porta via, in base alla difficoltà, una quindicina di ore; esplorare tutto, e raccogliere tutti i collezionabili, richiederà almeno altre 10 ore aggiuntive, se non di più.

Comparto tecnico

Ci si aspettava moltissimo da Shadow of the Tomb Raider, e da molti punti di vista le attese sono state ampiamente ripagate. I panorami sono mozzafiato e la cura dei dettagli quasi maniacale. Mi è capitato raramente di vedere ambienti con poligoni riciclati o tombe che si assomigliano tra loro.
A questo aggiungete il taglio cinematografico con sequenze rocambolesche e mozzafiato: uno spettacolo per gli occhi e per scorrere fiumi di adrenalina.

Meno riuscita, invece, la resa dei personaggi secondari. Mi è capitato, mentre parlavo con un abitante locale, di veder sopraggiungere un clone del medesimo personaggio: stessa testa, stesso abbigliamento, cambiavano solo le scarpe.
Probabilmente un po’ di riciclo era inevitabile, tuttavia che capitasse all’interno del medesimo spazio di gioco mi ha lasciato un po’ interdetto.

Altra nota dolente: ho testato la mia copia su Playstation 4 e devo dire che sono rimasto un po’ deluso dalla qualità dei poligoni dei protagonisti durante il gameplay. Niente da dire sulla resa nelle cut scene, ma girando attorno a Lara appare evidente un po’ di sporcizia nel dettaglio nei volti. Sicuramente è apprezzabile lo sforzo di avere elementi in movimento e dinamici che continuano il loro cammino anche quando non sono sul focus attentivo, rende tutto molto più reale e credibile, però si nota in questi elementi un livello di dettaglio nettamente inferiore.

Shadow of the Tomb Raider

Stesso dicasi per il frame-rate: nelle condizioni di grande confusione mi è capitato di imbattermi in diversi rallentamenti. Niente che comprometta l’esperienza di gioco, ma si notano. Mi riservo però di verificare la resa su Xbox One X in merito.
La cosa che invece mi ha lasciato semplicemente basito, ma si è trattato di un caso isolato e di cui non ho trovato traccia in giro, è stato un disallineamento di quasi 2 secondi nella sync tra video e parlato durante una delle prime cut scene: una scena importante, tra Lara e il suo villain, che è risultata completamente rovinata da questo slittamento.

A proposito delle voci, però, non posso che fare un enorme plauso al lavoro fatto dalla bravissima Benedetta Ponticelli, che doppia Lara in questa trilogia: la sua interpretazione è semplicemente fantastica e aiuta a creare un’immagine a tutto tondo della nostra archeologa preferita. Stesso dicasi per Claudio Moneta, ancora una volta nel ruolo del cattivo: strabiliante come sempre.

L’unico neo del doppiaggio, ma questo è un problema che affligge ogni produzione, è che talvolta l’intenzione non sembra essere coerente con l’azione: a volte è esageratamente marcata, altre eccessivamente sottotono. Ma, come detto, è un problema dovuto al fatto che i doppiatori di videogiochi sono costretti a stare in tempi strettissimi e a lavorare “su nero”, spesso senza nemmeno avere idea di cosa stia succedendo attorno ai loro personaggi mentre pronunciano quella precisa frase.

Nulla da dire, invece, sul comparto audio che fa la sua ottima figura, accompagnando lo svolgimento del gioco e della narrazione come in un vero action movie.

Conclusioni

Quando si hanno grandi aspettative, quando conti i giorni sul calendario, quando aspetti un titolo per ben tre anni, il rischio della delusione è sempre grande.
Shadow of the Tomb Raider è invece esattamente quello che aspettavo e che desideravo: il capitolo più cupo ed emotivo della serie, l’evoluzione fisica e psicologia di Lara. Gli sviluppatori ci hanno dato quello di cui avevamo bisogno: se avete amato il reboot, amerete alla follia anche questo.

Nerdando in breve

Shadow of the Tomb Raider ci fa vivere l’ultima avventura (per ora) di Lara Croft. E lo fa in modo eccezionale.

Nerdandometro: [usr 4.5]

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