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Ready Player One – Insert coin

Ready Player One

E se vi dicessi che fino a due settimane fa non avevo la minima idea di cosa fosse Ready Player One? Ebbene sì: il fenomeno pop anni ’80 (i miei anni della fanciullezza) mi era passato accanto come un proiettile impazzito senza colpirmi e così è stato per puro caso, con l’avvicinarsi dell’uscita del film, che finalmente ho colmato questo terribile gap, andando a scoprire quale incredibile girandola di luci e colori sia questo fenomeno di massa.

Recensione

Iniziamo subito col dire una cosa: se non vi piacciono gli anni ’80, se non amate il retrogaming, se il gioco di ruolo vi lascia indifferenti, se la realtà virtuale vi fa sbadigliare, se pensate che D&D sia una marca di cereali, se pensate che i videogiochi siano cosa da bambini, allora state alla larga da Ready Player One perché siamo di fronte non ad uno, ma a tutto l’insieme di queste cose moltiplicate all’ennesima potenza.

Questo film (e il libro anche di più) è un monumento alla cultura pop, quella che va da Ritorno al Futuro a Godzilla, dall’Atari 2600 a Stephen King, da Akira a Tomb Raider agli X-Men. Gli unici riferimenti a mancare (ma ben presenti nel libro) sono quelli relativi alle opere di Steven Spielberg che, presa la direzione di questa pellicola, decise arbitrariamente di evitare l’autocitazionismo.

Chi è stato bambino negli anni ’80 (e un po’ anche ’90) e ha il vizio, come il sottoscritto, di non voler mai davvero crescere del tutto, passerà le quasi due ore e mezzo di film con gli occhi sgranati, ad appuntare mentalmente ogni riferimento, ogni citazione, ogni sussulto del vecchio e romantico cuore. Il tutto aspettando spasmodicamente la volta in cui lo vedrà di nuovo, per scoprirne di altri, e poi ancora e ancora. Perché Ready Player One è uno di quei film in cui bisognerebbe guardare a rallentatore ogni scena e prendere nota su carta di tutte le meravigliose citazioni che ci vengono gettate in pasto attimo dopo attimo.

La mia preferita? Dopo una prima visione, Terminator 2. Ma mi riservo di cambiare scelta dopo una seconda visione, e ancora dopo la terza, la quarta e così via, ci siamo capiti.

Trama

OASIS è il sistema di realtà virtuale che ha permeato il mondo. Semplicemente immenso e dalle possibilità infinite, è la via di fuga da una realtà schifosa in cui la gente ormai non fa altro che nutrirsi (poco e male) e dormire. Tutto il resto, dalla scuola al lavoro allo svago, viene fatto dentro OASIS.

Accedere è semplice e quasi gratuito, poi c’è sempre tempo per pagare per avere equipaggiamenti migliori (sia fisici che virtuali), armi e armature magiche, così da essere sempre più competitivi nel PvP: anche perché in caso di morte tutto il materiale trasportato viene perso (e raccolto dagli altri giocatori) e bisogna ricominciare da capo con un personaggio di livello 1.
Se poi pensiamo che le cose migliori vengono comprate con soldi veri, appare evidente come in questo distopico futuro la realtà virtuale è diventata più importante di quella reale. E per certi versi anche più pericolosa. Vi ricorda qualcosa?

Il nostro protagonista Wade, in arte Parzival, è povero in canna, e non può permettersi quasi nulla, né buoni equipaggiamenti né trasporti su altri mondi. L’unica cosa che gli resta da fare è incontrare il suo migliore amico Aech e dedicarsi alla sua passione preferita: la caccia.

Alla propria morte il fondatore, James Donovan Halliday, ha nascosto all’interno di OASIS un easter egg a cui si può accedere dopo aver trovato tre chiavi, anch’esse nascoste chissà dove nell’immensità della simulazione. Per trovarle occorre risolvere degli enigmi basati sulla conoscenza del fondatore stesso e della sua passione per la cultura pop.
Ricordate i nerd anni ’80? I veri nerd, non quelli di moda oggi? Ecco: così.

Parzival è un gunter (egg-hunter) come molti altri, ma ha fatto della caccia la sua unica ragione di vita. Questo, grazie anche all’aiuto di altri gunter suoi amici, diventa un’arma a doppio taglio: diventare padroni di OASIS vuol dire non solo essere miliardari, ma anche condizionare la vita di milioni di persone con le proprie decisioni. Per questa ragione una corporazione priva di scrupoli, la IOI, tenta di mettere le mani sull’easter egg prima di tutti gli altri e per farlo non esita a violare qualsiasi regola, sia nel mondo virtuale che in quello reale.

Ready Player One

Analisi

Come detto all’inizio, ho approcciato il fenomeno Ready Player One da pochissimo tempo. Ho iniziato con la lettura del libro e devo dire che l’ho trovato molto lontano dall’essere perfetto. A tratti ho fatto fatica anche a considerarlo un buon libro, tuttavia mi ha conquistato, avvinghiato e legato indissolubilmente alle sue pagine. Forse non era troppo difficile visto che nelle prime cento pagine ha già citato Indiana Jones, l’Atari (il mio primo sistema di gioco), Stephen King (il mio primo autore) e Dungeons & Dragons (di cui potrei parlare per ognuno dei vent’anni in cui ci ho giocato).

Questo ha comportato che il film mi facesse immediatamente storcere il naso: vuoi perché tante, troppe, cose introduttive vengono tralasciate e questo è davvero un peccato; vuoi perché la prima prova è completamente diversa, trasformando un modulo di D&D in una banale corsa d’auto.
Passato il trauma iniziale, tuttavia, ho iniziato a godermi la girandola di luci e colori, ho dimenticato il libro e mi sono goduto la pellicola. Dopotutto era impossibile condensare in un film la valanga di citazioni snocciolate ad ogni pagina, per questo lo stesso autore (che firma la sceneggiatura insieme a Zak Penn) è sceso a patti con se stesso e ha lasciato che lo zio Steven ribaltasse il romanzo e facesse in libertà quello che sa fare meglio: creare un ottovolante di emozioni, una cascata di immagini che riempiono tutto lasciando a noi spettatori solo spazio per la meraviglia. Il tutto mantenendo intatto, per lo meno, lo spirito originale del libro.

Non voglio girarci attorno: ci sono stati dei momenti talmente epici che se non mi sono alzato ad applaudire è stato solo per rispetto degli altri spettatori. Molti, moltissimi dei miei film e videogiochi preferiti vengono omaggiati a getto continuo: come fai a non amare una pellicola in cui vedi assieme Harley Quinn, il Gigante di Ferro e la DeLorean? E non ne cito altri per non rovinare la sorpresa, ma la cosa più bella è che non vengono nemmeno nominate, tutte le citazioni sono lasciate all’attenzione dello spettatore. Stupendo.

Ho apprezzato moltissimo il modo in cui è stata resa Art3mis per la quale, lo ammetto, non ho faticato a prendermi una cyber cotta istantanea anche io. Ma ho adorato anche la controparte cinematografica di Aech e i-R0k, rispettivamente compagno e villain del protagonista: il lavoro fatto per portare su schermo quest’opera è davvero di tutto rispetto e stesso dicasi anche per il comparto sonoro, con citazioni da alcune delle più celebri colonne sonore anni ’80. Tutto merito del sempre immenso Alan Silvestri, che firma le musiche del film; personalmente non ho rimpianti rispetto alla suggestiva scelta originale di Spielberg, John Williams.

Particolarmente ispirati gli attori protagonisti, da Tye Sheridan (Mud, X-Men – Apocalisse) alla bellissima Olivia Cooke (The Signal, Ouija); da Simon Pegg (Star Trek, Star Wars) a Ben Mendelsohn (Rogue One: A Star Wars Story); voglio però spendere due parole su colei di cui probabilmente non parlerà nessuno: Hannah John-Kamen (Black Mirror, Killjoys) che interpreta F’Nale Zandor, una delle dipendenti della IOI, ruolo mancante nel libro e creato appositamente per il film. Nonostante non sia nuova ai personaggi badass, ho particolarmente apprezzato l’autoironia con cui si cala in un ruolo ricco di cliché ma che riesce a trasformare in un personaggio gustoso e divertente.

Insomma, in conclusione, se siete amanti di tutte quelle cose che ho elencato all’inizio, Ready Player One non può assolutamente mancare nel vostro bagaglio culturale e, appena possibile, nella vostra videoteca personale.

Ready Player One è nei cinema a partire dal 28 marzo 2018.

Nerdando in breve

Ready Player One è la trasposizione dell’omonimo romanzo di Ernest Cline: un tripudio di omaggi alla cultura pop anni ’80.

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