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Lucio Fulci: 90 anni del maestro dello splatter all’italiana

Lucio Fulci

Lucio Fulci è stato un regista italiano in grado di definire in maniera estremamente personale un genere cinematografico: il thriller splatter come, prima di allora, non se n’erano mai visti nel cinema nostrano.

Forse poco noto ai giovanissimi, Fulci vanta un grande numero di estimatori, non solo tra gli spettatori ma anche tra i registi americani. Quentin Tarantino ne tesse spesso le lodi, per esempio, Sam Raimi lo ha frequentemente citato tra i suoi modelli.

Scomparso nel 1996, Fulci avrebbe compiuto proprio quest’anno 90 anni (era nato, infatti, il 17 giugno del 1927). Mi è sembrata l’occasione giusta, quindi, per ricordarlo ai suoi fan e presentare brevemente alcuni dei suoi film più riusciti a chi ancora non lo conosce.

I film di genere

Fulci ha avuto una carriera poliedrica, nel corso della quale ha spaziato attraverso tutti i generi cinematografici. Definito spesso “terrorista dei generi” per il modo in cui riusciva ad inserire uno stile personale e provocatorio in ogni film da lui diretto, Fulci resta comunque legato al genere giallo e horror, cui appartengono le sue pellicole più ispirate e riuscite.

Tra il 1972 e il 1981, Fulci gira una serie di film di genere che spaziano dal giallo all’horror/fantasy che entrano nella storia. In quell’epoca, il maestro del brivido all’italiana era Dario Argento: Fulci, però, riesce a differenziarsene, conferendo alle sue pellicole uno stile personale e riconoscibile, che calca la mano sulla violenza mostrata nei dettagli in maniera inedita per il nostro paese.

Del 1972 è Non si sevizia un paperino, una storia morbosa di infanticidio, che gli permette di essere notato da pubblico e critica. Nonostante in questo film le atmosfere siano ancora realistiche e la violenza limitata rispetto alle pellicole successive, viene considerato da molti il lungometraggio più inquietante diretto da Fulci. La svolta verso atmosfere oniriche e psicologiche avviene nel 1977 con Sette note in nero, considerato il capolavoro del regista.

Fulci si avvicina all’horror nel 1979, quando ha l’occasione di dirigere Zombi 2: inizialmente concepito come una copia di Zombi di Romero, il film si rivela invece estremamente personale, mostrando molti degli aspetti splatter che renderanno famoso il regista. Zombi 2 apre la strada alla “Trilogia della morte“. Costituita da Paura nella città dei morti viventi, …E tu vivrai nel terrore! L’Aldilà e Quella villa accanto al cimitero, la trilogia fa di Fulci un maestro indiscusso dello splatter e un punto di riferimento imprescindibile per i registi successivi.

Lo stile

Caratteristica principale del cinema di Fulci è quella di schockare lo spettatore, ricorrendo ad immagine crude e realistiche, a effetti macabri e a storie surreali e spesso prive di una spiegazione logica. Molti dei suoi film presentano una trama ciclica o aperta e sono caratterizzate da un’ironia macabra.

Il regista è considerato un maestro dello splatter perché è il primo a portare sul grande schermo italiano una violenza così caricata e, soprattutto, mostrata senza censure. Fulci gira tutto nelle scene di violenza, senza stacchi di montaggio e dà vita, nei suoi film, ad immagini cruente senza porre alcun limite.

Tratto distintivo del suo cinema è l’insistenza per gli occhi: sono frequenti primissimi piani sullo sguardo degli attori, per mostrare terrore e sconcerto. Altrettanto ricorrenti sono le scene violente che riguardano proprio gli occhi. Spesso i personaggi dei suoi film vengono privati della vista o degli occhi stessi, durante sequenze splatter mostrate nel dettaglio. Secondo le dichiarazioni di Fulci stesso, questa insistenza voleva significare metaforicamente la perdita della ragione da parte dei protagonisti.

Il mito

I film appartenenti alla Trilogia della morte e quelli immediatamente precedenti sono rapidamente diventati di culto tra gli appassionati, all’interno dei quali possiamo annoverare anche numerosi registi.

Moltissimi cineasti, infatti, hanno dichiarato di amare il cinema di Lucio Fulci e ne hanno omaggiato i film all’interno dei loro lavori. Per ricordarne alcuni, Clive Barker (creatore di Hellraiser) ha dichiarato più volte la sua stima per Fulci, così come Sam Raimi, che ha citato il regista italiano in Spider-Man, mostrando brevemente un fotogramma di …E tu vivrai nel terrore! L’Aldilà.

Planet Terror, di Robert Rodriguez, omaggia Zombi 2 e …E tu vivrai nel terrore! L’Aldilà, così come in Shaun of the Dead di Edgar Wright è possibile notare un richiamo al regista nell’insegna “Fulci’s Restaurant“.

Il regista che più di tutti ha attinto al cinema di Fulci, comunque, è senz’altro Quentin Tarantino, che non ha mai nascosto la sua ammirazione per il regista italiano e lo ha omaggiato più volte in Kill Bill. Quando la Sposa si risveglia dal coma, per esempio, è possibile ascoltare il tema musicale di Sette note in nero mentre la scena in cui la protagonista viene sepolta viva rimanda a quella analoga presente in Paura nella città dei morti viventi; la morte del personaggio di Gogo Yubari richiama un’immagine tratta dallo stesso film e i frequenti riferimenti agli occhi nei due volumi richiamano tutto il cinema di Fulci.

Ma non solo cinema, Fulci è diventato un mito a tutto tondo e richiami ai suoi lavori sono riscontrabili anche nella carta stampata: è il caso di Dampyr, Dylan Dog o il manga Berserk.

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