Non è un gioco per vecchi

Non è un gioco per vecchi #14 – Captain Tsubasa J Get in the Tomorrow

TIRO DELLA TIGREEEEE!!!!

TIRO DELLA TIGREEEEE!!!!

Non prendetemi per pazzo: probabilmente, ai tempi della PsOne, questo è stato il gioco al quale ho giocato di più in assoluto. Le 50 e passa ore di Final Fantasy VII? Bazzecole. Le 5 volte che ho finito Metal Gear Solid? Poche. Ho letteralmente polverizzato ogni record col tempo che ho speso a giocare a Captain Tsubasa J Get in the Tomorrow, e probabilmente ho anche polverizzato i maroni della mia fida PsOne.

Il titolo parla da sé: si tratta della trasposizione videoludica delle avventure di Captain Tsubasa (Holly e Benji, per gli amanti dell’adattamento italiano), per la precisione della serie “J/World Youth”, ossia un reboot accorciato delle prime tre serie (campionato delle elementari, delle medie e coppa del mondo giovanile) ma con la piacevole aggiunta della storia post-mondiali: Holly/Tsubasa è finalmente a giocare in Brasile, e la storia segue principalmente Rob Denton/Shingo Aoi, che approda in Italia a giocare con l’Inter – addirittura! – e pian piano saremo testimoni della sua scalata in Nazionale, compagno dei più famosi protagonisti delle partite di calcio più lunghe, per non dire interminabili, del mondo. Chi ha visto l’anime, andato in onda più volte su Italia 1, si ricorderà anche delle vicissitudini dei nostri beniamini con “I Sette del Giappone Reale”, un gruppetto di giocatori che ha dato talmente tanto filo da torcere al tamarrissimo Mark Lenders/Kojiro Hyuga da costringerlo ad andare in ritiro ad Okinawa per poter imparare ad abbattere alberi a pallonate – è tutto vero, credetemi. Infine il gioco, sempre seguendo la serie, si conclude con lo svolgimento del mondiale under 19 World Youth, dove il Giappone batte il Brasile di Carlos Santana (che, essendo chitarrista, è ovviamente un calciatore tanto mediocre da farsi sconfiggere dai giapponesi) vincendo la competizione. Urrà!

Ora, la cosa realmente divertente è che il gioco è interamente in giapponese. Interamente. Non vi dico la fatica assurda per capirci qualcosa, per imparare i controlli di base, per capire cosa intendessero i menu, per qualsiasi altra cosa. I filmati, pillole direttamente prese dalla serie animati, erano ovviamente doppiati in lingua originali, quindi anche capire qualcosa della trama era decisamente arduo. Mettiamoci anche il fatto che la grafica rispecchiava fedelmente quella del Nintendo 8 bit – manco quella del Super Nintendo – e che la difficoltà era assurda, e potrete ben intendere la follia del sottoscritto. Tuttavia, la possibilità di giocare con i beniamini della tua infanzia a delle partite dove, per segnare, era necessario inserire una combinazione di tasti neanche fossimo in un picchiaduro, rendeva il tutto veramente emozionante. Inutile sottolineare che i tiri speciali erano tutti presenti: abbiamo quindi il tiro dell’aquila di Holly, il tiro della tigre di Mark Lenders, la catapulta infernale dei gemelli Derrick nonché i portentosi tiri combinati di Holly e Tom. Pazzesco!

Ma, al di là della trama, cos’altro poteva spingere a giocare così tante ore un giovane Giando? Ma ovvio: in quanto gioco perfettamente giapponese, la modalità “arcade” permetteva di far salire di livello la tua squadra. Già, proprio in stile RPG. In tal modo era possibile potenziare sempre più la propria squadra, e potevi scegliere qualsiasi team: sia le squadre italiane (Inter, Milan e Juve!) che le varie nazionali, per finire con un All-Star Team – con statistiche e giocatori imbarazzanti per quanto potenti e che rappresentava il vero “boss finale” da sconfiggere dopo la finale dei mondiali – che racchiudeva tutti gli antagonisti dei nostri beniamini giapponesi. Inutile dire che scelsi la nazionale giapponese e la feci salire mostruosamente di livello. E meno male che il gioco era interamente in giapponese!

Menzione d’onore: un giovane Giando e un giovane Falloppa che, nei pomeriggi liceali, si sfidavano in delle agguerritissime partite. Io avevo la mia nazionale giapponese livellata con grande fatica, lui usava l’assurdamente potente All-Star Team. Indovinate però chi vinceva?



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