Cosa c'è di così bello nei manga? - Nerdando.com
Discutendo

Cosa c’è di così bello nei manga?

Parlando di fumetti e Giappone in generale, è sorta nella redazione una diatriba fra le più violente e agguerrite: ma cosa ci trovate mai di tanto bello nei manga? Perché mai dovrebbero piacere (o non piacere) questi fumetti? Ecco le nostre risposte!

LC

Trovo che sia difficile dare un parere generale su manga ed anime, che sono dei mondi molto più ampi e variegati di quello che si può pensare ed abbondano di generi, stili e, chiaramente, hanno livelli di qualità diversissimi.

Personalmente ci trovo solo una caratteristica comune al 99% di tutti i manga (ed in maniera minore degli anime), e cioè che l’autore o gli autori sono gli stessi dall’inizio alla fine, laddove i comics americani ed i fumetti europei “classici” hanno una varietà di scrittori e disegnatori che cambia di numero in numero.
Questa stabilità nei prodotti giapponesi mi piace molto, in quanto non mi trovo affatto a mio agio con l’idea che per dire Batman può essere totalmente diverso a seconda di chi stia scrivendo, del periodo in cui lo stia facendo, della testata e così via. Se leggo One Piece so che è frutto della mente di Oda e sempre e solo di lui.

Penny

Dunque, premettendo che non sono una lettrice accanita di manga e fumetti in generale, sebbene mi piacciano assai, di quelli giapponesi apprezzo il formato. Infatti, poiché la maggior parte è generalmente piccolino (circa A5 per intendersi), riesco a portarli nello zaino o in borsa senza rischiare di rovinarli. Detesto gli angolini arricciati o, peggio, doverli arrotolare, e se sono in treno o in metropolitana faccio molta meno fatica a tenermi aggrappata e contemporaneamente a leggere se la dimensione è contenuta.

Poi oh, a me piacciono le cose colorate quindi non dirò mai cose come “manga>>fumetti americani”, personalmente ritengo che entrambi abbiano punti di forza e punti deboli.

Giando

Da appassionato nippofilo quale mi ritrovo ad essere, questa domanda mi vede molto poco imparziale – tant’è che sono pronto ad affrontare i flame dei miei co-redattori (no FrankieDedo, non mi sto riferendo a te).

Cosa c’è di così bello? Per me c’è di bello che ciò che mi trasmette un manga, non riesco a sentirlo dalla maggior parte dei comics/fumetti in circolazione. Probabilmente è solo frutto di una passione o predisposizione personale, ma vi assicuro che ho letto anche tanta altra roba che, per quanto io stesso ne riconosca l’ottimo valore (tra tutti citerei Watchmen oppure Arkham Asylum, ma anche tanti altri), non mi dà la stessa emozione che provo leggendo ciò che viene dalla terra nipponica. Sia ben chiaro, non vivo di assoluti (non essendo un sith): c’è tanto ciarpame e c’è tanta roba che non mi interessa, ad esempio i vari shonen che ricalcano troppo quanto già visto con grandi classici quali Dragon Ball – che, udite udite, non è nemmeno uno dei miei preferiti – o Naruto, così come alcune delle produzioni forse troppo settoriali che, è innegabile, sono rivolte ad un pubblico specifico e che spesso, vuoi per differenze culturali o di interessi, sono poco fruibili a chi non è giapponese.

Ma, parallelamente, ci sono una marea di titoli che mi emozionano e che mi divertono, a partire da titoli più leggeri – uno dei miei preferiti più recenti è il geniale Assassination Classroom, fresco e divertente – per finire a quelli veramente più profondi come “20th Century Boys” o i manga tratti dai lavori di Makoto Shinkai (qualcuno ha detto Your Name?), passando per gioielli quali “Trigun” o “Kenshin Samurai Vagabondo” e per finire con piccole perle quali “Le memorie di Emanon” e “I viaggi di Emanon“, manga meno famosi ma dai contenuti che ti fanno emozionare davvero. Oppure, semplicemente, manga che hanno una storia particolarmente complessa dove divori volume dopo volume per scoprire cosa succede, come nell’ottimo “Erased” o ne “L’attacco dei giganti” che, per quanto graficamente mi faccia alquanto pena, ha una storia intrecciatissima dove niente è come sembra, oppure una pietra miliare quale “Inferno e Paradiso“, che unisce una storia pazzesca ad una grafica letteralmente divina.

Certo, per me è fondamentale anche il versante grafico: ho sempre pensato che il comic/fumetto sia meno capace di trasmettermi sensazioni rispetto ai manga anche dal punto di vista visivo. Adoro il disegno di matrice giapponese, soprattutto a partire dagli anni ’90 in poi, e penso che l’espressività dei personaggi sia unica nel suo genere. E, sia chiaro, non è solo “questione di tette”: se prendiamo le supereroine Marvel, ad esempio, di certo non c’è carenza di fisicità importanti – basta pensare alle produzioni di Frank Cho, letteralmente esplosive; eppure, la femminilità di alcuni personaggi dei manga mi sembra quasi inarrivabile e di certo è un bel plus – anche l’occhio vuole la sua parte!

Last but not least, adoro il fatto che il manga in Giappone sia un qualcosa perfettamente intrecciato nel tessuto socio-culturale: durante il mio viaggio a Tokyo ho visto cose che non avrei mai pensato di vedere “per strada”, e ho notato come ciò che qui è quasi “da sfigati” sia perfettamente normale, quindi per esempio non c’è nulla di strano nel salire nella Tokyo Tower e trovare una gigantesca mostra di One Piece – tra l’altro appena giunto nel suo ventennale, e vi assicuro che i giapponesi ne sono ancora pazzi – come se nulla fosse e che non attira solo “i nerd” ma anche un pubblico di, che so, impiegati in giacca e cravatta, cosa che qui da noi sembrerebbe impossibile. Di certo un qualcosa di unico e che, per un appassionato come me, non può che essere una fantastica ciliegina sulla torta!

E per chi non apprezza: beh, il mondo è bello perché è vario, no?

Zeno2k

Posso dire: “nulla”? No, non posso lo so: la verità è che sono il meno titolato a poter rispondere. Per quanto ami i fumetti, devo aver letto una manciata di manga in tutto, di cui la metà erano Ogenki Clinic.

Ho avuto occasione, recentemente, di leggere un manga e ne ho parlato in un articolo dedicato; la cosa che mi ha colpito non sono certo i disegni (che oggi come allora trovo cordialmente tremendi), ma una grande cura nella costruzione della trama e dei personaggi.
Da quel che ho potuto apprezzare c’è un grande movimento interiore che muove i mangaka a trasferire su carta la propria arte ed è quel che apprezzo di più.

A contraddire tutto quello che ho appena detto, tuttavia, devo citare quello che secondo me è uno degli artisti più eccezionali che abbiano solcato il XX secolo: Jiro Taniguchi, scomparso quest’anno, che grazie a capolavori come “Gourmet” e “L’uomo che cammina” mi ha regalato l’emozione di visitare il Giappone restando comodamente seduto a casa.
Ma il maestro Taniguchi era unico. Tutto il resto, forse, lo affronterò più avanti.

jedi.lord

Che domandaccia… cosa c’è di bello nei manga?

Allora, premesso che, se trovo l’argomento o la storia interessanti anche solo vagamente, non guardo in faccia alla provenienza, al formato e leggo di tutto (fatto di cui mi vanto spesso), il mio rapporto con i manga è sempre stato un po’ contrastato.

Sono cresciuto in un periodo storico in cui c’è stato un vero e proprio boom del fumetto giapponese, tutti super infognati con i manga, tutti super esperti… io ci ho provato, ve lo giuro, ma ai nipponici ho sempre preferito le produzioni italiane, europee ed americane.
Il motivo?

Sinceramente non saprei spiegarvelo: mi avranno prestato i titoli sbagliati? Non mi piace molto lo stile narrativo? Gli argomenti? Si tratterà di una cementificazione del pregiudizio?

E chi può dirlo?

Un fatto è certo: la mia conoscenza del mondo manga è molto limitata e ciò è male per uno che si definisce un amante del fumetto tout-court. A mia discolpa posso però affermare che quei pochi manga che ho letto perché li ho scelti e che ho deciso di portare fino in fondo li ho amati davvero.

Vi lascio quattro titoli: Video Girl AI, Planetes, Alita, Eden. Insomma, la fantascienza giappa mi garba a quanto pare. Per tornare alla domanda iniziale: cosa c’è di bello nei manga?

Credo ci sia tutto ciò che di bello c’è nei fumetti del resto del mondo, semplicemente con uno stile e una sensibilità diversi che apprezzo meno.

E purtroppo è una roba a pelle, deal with it.

FrankieDedo

Vuoi perché sono cresciuto a pane, Marvel e Alan Moore, vuoi perché difficilmente sopporto i cliché, io i manga non sono mai riuscito a digerirli, salvo pochi, pochissimi casi. Nonostante abbia divorato molti anime, soprattutto il martedì sera, i fumetti giapponesi mi risultano ostici e un po’ antipatici. Sarà per il modo di esprimersi troppo diverso (che spesso trovo esagerato) o per quella che percepisco come un’estrema commercialità, che porta a creare valanghe e valanghe di libriccini in bianco e nero con disegni deformi, probabilmente entrambe. Non ci riesco, perdo l’interesse dopo poco e non riesco a connettermi con le opere.

Le eccezioni però ci sono! Akira mi ha preso abbastanza, magari anche per la sua natura un po’più “in grande”, rispetto alle produzioni più comuni. Anche Jiro Taniguchi mi ha catturato, e Gourmet resta uno dei racconti che più mi ha colpito, per la sua delicatezza e per il grande equilibrio che trasmette. Grande anomalo: Dragon Ball! Forse perché Akira Toriyama è un giapponese così poco… giapponese, o anche perché il fumetto è pregno di una demenzialità che con me funziona e che risalta sulle scene di combattimento, decisamente ristrette rispetto all’anime. Ho apprezzato anche Planetes (anche se ho gradito molto di più la versione animata) soprattutto per la resa della tecnologia aerospaziale molto plausibile, ma qui sono di parte. Datemi lo spazio e non capisco più nulla.

Tencar

Non lo so, non leggo manga da un bel po’.

Quel che è certo è che questo genere di fumetti ci racconta un mondo diverso rispetto a quello a cui siamo abituati e quindi ci permette di farci avvicinare ad una cultura così lontana dalla nostra e così ricca di affascinanti sfaccettature.

E poi oh, vogliamo parlare dei capolavori che ha tirato fuori Naoki Urasawa?

Wiwo

Che domanda del cavolo.

Innanzitutto: come nel fumetto occidentale, ci sono molti generi, molti stili, molte trame. E, come nel fumetto occidentale, alcuni manga fanno schifo e altri sono stupendi, per cui generalizzare è poco sensato.

Ciò detto, generalizziamo. Personalmente, di solito non apprezzo le serie shounen infinite (tipo Naruto, che era partito tanto bene. Kishimoto, why?) o gli shoujo manga che parlano solo e soltanto d’amore, perché spesso si tratta di produzioni di stampo commerciale che perdono di vista la trama e lo spirito con cui erano partite. Questa eccessiva commercializzazione, però, alla fine dei conti è l’unico difetto che trovo nel panorama generale dei manga.

I manga che rimangono “integri”, al di là di valutazioni personali e legate al singolo fumetto (o autore), sono belli proprio perché sono manga. Mi spiego: gli elementi che spesso ci fanno storcere il naso, come l’eccessiva formalità, i giri di parole, gli ambienti e i cliché ricorrenti, per non parlare dei finali incomprensibili, sono parte della componente culturale giapponese. Possono piacere o non piacere, specialmente al lettore occidentale, ma, a mio parere, l’identità dei manga è basata anche su questi.

Faccio un esempio. Ho letto parecchi manga con ambientazione scolastica in Giappone di vari generi (Le situazioni di lui e lei, Bakuman, Il giocattolo dei bambini…). Ognuno ha le sue esagerazioni, ma, quando sono stata in Giappone, ho visto la periferia e ho conosciuto studenti universitari, mi è sembrato di essere stata catapultata dentro un fumetto, da tanti elementi in comune che potevo trovare con ciò che avevo letto. Per questo ritengo che sia stupido chiedere che cosa ci sia di bello nei manga: come tutte le produzioni artistiche, rispecchia la cultura di un popolo, che è necessariamente diversa da quella di altri popoli e che non può venire giudicata a prescindere.

I manga stessi sono ciò che c’è di bello dei manga: un tuffo nell’identità giapponese. Poi, se trovate un manga oggettivamente brutto, non è colpa del fatto che sia un manga: è solo davvero brutto.

Giakimo

Domanda rischiosissima per chi, come me, è appassionato di fumetti da sempre eppure non legge manga (non regolarmente almeno).

Potrebbe finire in caciara, siete avvertiti.

Mi sono sempre chiesto cosa ci fosse di bello nei manga: intendiamoci, anche io come tutti sono cresciuto guardando i cartoni giapponesi e di molti ho letto il manga corrispondente (ad esempio Holly & Benji, Dragon Ball, Lupin III e Ranma 1/2) e come tutti quelli della mia generazione ho subito un’esposizione ai prodotti nipponici che non ha eguali, ma non è mai scattata la molla dell’amore a prima vista. Provo a parlare da un punto di vista diciamo stilistico. Sicuramente, lo stile di disegno “classico” dei manga, con occhioni, nasi piccoli, fisici irreali e tante troppe faccette, è una convenzione e una tradizione che ci sta (come lo è il modo di disegnare occidentale) e che il loro sistema con le riviste costringe le serie ad essere strutturate come sono.

Chiarisco che parlo sopratutto del manga medio, non delle vette che sono tante e che ho letto e apprezzato, ma in generale ci sono troppi elementi che ritornano sempre e comunque nei manga anche quando non c’entrano niente. Ad esempio, l’impostazione della tavola, con vignette sempre spezzate o cinetiche al massimo anche quando ci sono due tizi a prendere il caffè alla lunga stanca, non è funzionale al racconto ed è sinonimo di piattezza. Esiste un motivo per cui Watchmen ha una gabbia classica e Contratto con Dio no, per fare un esempio, e se nei manga d’azione o sportivi di solito funziona avere così tanto movimento su una pagina, su Nana dopo un po’ mi girava la testa.

Altra cosa, e mi rendo conto che deriva dalla divisione dei manga in sottogeneri, non sopporto il proliferarsi di manga ambientati nelle scuole superiori e con protagonisti adolescenti. Sarà che non sono più un teenager (per quanto, pure allora mi rompevo a leggere storie ambientate a scuola, cazzo passi tutto il tempo a studiare, almeno quando mi distraggo vorrei non pensare alla scuola!), ma sembra praticamente impossibile trovare manga con personaggi adulti o senza il topos del ragazzo che da sfigato diventa centrale nella storia (situazione declinabile in tutte le salse, dal ragazzo che deve salvare il mondo a quello che diventa il fenomeno della squadra).

Sebbene alcuni manga ambientati a scuola o con personaggi adolescenti siano molto belli (penso a Ranma 1/2 che è uno dei fumetti più divertenti che abbia mai letto), dopo un po’ mi annoia leggere adolescenti con problemi di cuore, adolescenti con i pugni nelle mani, adolescenti che combattono giganti o pilotano robottoni, adolescenti che fanno i tornei scolastici ecc. Insomma avete capito.

Per chiudere, sicuramente ci sono tante cose belle nei manga e quando posso o sono interessato li leggo volentieri (ad esempio in questi giorni sto leggendo 20th Century Boys e mi sta piacendo parecchio), ma percepisco la distanza, sopratutto culturale, tra i manga e me. Per cui, se mi consigliate qualcosa me la leggo pure e magari mi piacerà molto, ma continuerò a pensare che i fumetti più belli li fanno i francesi.

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