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Power Rangers è un miracolo cinematografico

Premessa

Quando annunciarono l’uscita di un nuovo film sui Power Rangers mi ritrovai a combattere sentimenti contrastanti, come di comune accade in questi casi: se da un lato, crescendo, si ha sempre una certa voglia di vedere quegli show che ci appassionavano da bambini rifatti sul grande schermo, dall’altro troppo spesso questo porta a risultati rivedibili, con riadattamenti e reboot del tutto inappaganti o completamente osceni (un esempio su tutti: il film intitolato Dragon Ball: Evolution).
Con il passare del tempo questo sentore pessimistico si è fatto breccia e mi ero pressoché convinto che si sarebbe trattato di una delusione: lo stile dei Power Rangers non solo era particolarmente infantile, ma era indissolubilmente legato ai canoni dei primi anni ’90; venir meno a queste sembianze avrebbe significato sminuire il collegamento con lo show originale (e quindi l’effetto di nostalgia che lo stesso può suscitare), mentre se fosse stato conservato avremmo avuto un film che probabilmente avrebbe fatto sanguinare gli occhi.
Uscito il trailer e le prime interviste degli autori, sembrava che questo nuovo Power Rangers dovesse propendere per la prima di queste opzioni, ovvero diventare qualcosa di più serioso e meno “over the top”, nello stile più consono ai film sui supereroi di questo decennio.
“Ma i Power Rangers non sono Iron Man o i Guardiani della Galassia!” pensavo “È parte della loro natura combattere come spastici con esplosioni ovunque”.
Animato da questi dubbi, mi sono diretto all’anteprima (o meglio: anteprima rispetto all’uscita in Italia, come al solito in quasi tutto il mondo è già al cinema), pronto al peggio. E invece…

Recensione

Power Rangers è il film in uscita nelle nostre sale che reintroduce al grande pubblico gli eroi portati in America negli anni ’90 da Haim Saban (produttore del film); è diretto da Dean Israelite, regista sudafricano che ha già collaborato con Michael Bay (tenete a mente questo fatto).

Trama

La trama è un reboot della serie originale: torniamo alla cara, vecchia Angel Grove dove Jason Scott (Red Ranger), Kimberly Hart (Pink Ranger), Zack Taylor (Black Ranger), Trini Kwan (Yellow Ranger) e Billy Cranston (Blue Ranger), sono teenager del luogo che hanno ricevuto da Zordon la missione di proteggere la terra da Rita Repulsa ed i suoi mostri.

In questa somiglianza di primo impatto le differenze appaiono però una dopo l’altra, in quello che è uno dei punti chiave della produzione del film. Nella nuova versione, infatti, il gruppo di teenager che successivamente diventeranno i Power Rangers ci viene presentato come un insieme di ragazzi disadattati, che hanno avuto problemi con le autorità familiari, scolastiche o persino giudiziarie.

Per tutti i primi due atti i protagonisti non vestono mai le loro armature, ma sono impegnati a capire cosa stia succedendo alla loro vita ed a conoscersi, uscendo dal guscio sociale in cui si erano (o erano stati) rinchiusi.

Lo sviluppo della loro caratterizzazione, così come la formazione del loro spirito di gruppo, nonostante debba avvenire in circa un’ora e mezza di film, non dà affatto la sensazione di essere affrettata ed è stata indubbiamente una scelta azzeccata quella di tagliare molto sulle scene di azione, riservata per un terzo atto dal ritmo altissimo, per approfondire i personaggi che si rivelano essere tutti piuttosto interessanti e piacevoli, persino il solitamente odioso Red Ranger.

Si arriva quindi carichi al terzo atto, in cui finalmente c’è lo scontro finale tra i Ranger e Rita con il suo mostro Goldar. Qui Israelite mostra come si sia prodigato nella visione della serie originale: esistono 3 temi fondamentali in ogni combattimento dei Power Rangers che si rispetti (come ereditato dall’originale Super Sentai) ed il film li ha tutti. Combattimenti coreografici con movimenti esagerati e pittoreschi accentuati tanto durante i combattimenti quanto durante i dialoghi (generalmente composti di frasi brevi e d’incitamento), esplosioni ovunque e causate da ogni cosa (ricordate con chi ha lavorato il nostro regista?) e mostri giganti che sconfiggono gli Zord ma vengono sconfitti dal Mega Zord.
Il film ha tutti questi tre elementi più una scena di puro fan service che non spoilero, ma che è favolosa; nonostante questo non si scende mai nel ridicolo, ma anzi la tensione rimane sempre alta e non si abbandona il tono più adulto che tutto il film ha avuto.

In conclusione

La commistione di nuovo e vecchio mi sembrava impossibile e non ci avrei scommesso un centesimo, ma invece è riuscita in pieno: Power Rangers abbraccia pienamente il nuovo filone dei film sui supereroi (tematiche più serie, meno carnevalate, un approccio più profondo alla vita della persona dietro la maschera) ma non perde l’identità dello show che ne è alla base.

Non rinuncia nemmeno alla “sperimentazione sociale”, se così la si può chiamare: la serie originale dei Power Rangers era diventata famosa in America anche perché era la prima ad includere minoranze etniche in un gruppo di supereroi televisivo; ora che quella questione sembra essere stata sdoganata, nella squadra è stato deciso di includere un ragazzo autistico ed una ragazza lesbica (ah, e si è deciso di eliminare la questione “Black Ranger nero e Yellow Ranger asiatica”).

Nel complesso credo si tratti di un ottimo prodotto, che senza dubbio è in grado di avvicinare nuove generazioni (per quanto magari con un target più anziano di quello dello show originale) e di soddisfare i vecchi fan. Non è un film perfetto e la recitazione come alcuni dialoghi lasciano a desiderare e sembra anche che manchi una serie di scene legate al Krispy Kreme, ma a modo suo è unico nel suo riuscire a rinnovare senza tradire l’opera originale, qualcosa di estremamente raro e che di certo non mi aspettavo.

Nerdando in breve

Il nuovo film dei Power Rangers aveva tutto da perdere, riportando al cinema un’opera molto infantile e poco adatta alla sensibilità moderna per quanto riguarda i film sui supereroi. Contro ogni aspettativa però riesce a coniugare una versione più matura dell’originale, seppur mantenendo alcune caratteristiche chiave dello show anni ’90 su cui si basa. Non è un capolavoro ed ha le sue pecche, ma è un esempio più unico che raro di adattamento riuscito a 20 anni di distanza.

Trailer

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