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La Bella e la Bestia – StiaConNoi

La bella e la bestia

Questa volta è magia vera” era il claim del primo tentativo di Disney di portare in live action uno dei suoi classici. Correva l’anno 1996 e il film in questione era La carica dei 101. All’epoca il risultato fu altalenante, ma molte cose sono cambiate negli ultimi vent’anni e recentemente Disney si è mostrata molto più attenta e matura nelle sue trasposizioni. Lo abbiamo visto in Cenerentola e ne Il libro della giungla (Maleficent fa storia a sé) e, dopo l’esperienza maturata, ecco arrivare la prova del fuoco con uno dei classici più amati di sempre: La Bella e la Bestia.

Recensione

Una doverosa promessa: giunto alla soglia dei quarant’anni ho visto transitare nei cinema un numero molto elevato di Classici Disney. Personalmente, complice anche l’uscita dall’infanzia, non ho vissuto con grande passione il così detto Rinascimento Disney, di cui La Bella e la Bestia fa parte. Per questa ragione ho affrontato l’anteprima stampa del live action con totale rilassatezza, senza la paura tipica di chi teme di veder rovinato un bel ricordo della propria fanciullezza.

Altra premessa è che, avendo recuperato l’opera omnia della Disney a causa della sopraggiunta paternità, ho stilato una personale classifica dei Classici e questo, in particolare, non è ai primi posti, sebbene ne riconosca il valore.

Detto questo, andiamo a parlare del film vero e proprio.

La cornice è quella del cinema Odeon di Milano (ora The Space), la sala è gremita di gente in attesa e quando finalmente le luci si spengono il silenzio regna sovrano: è quel genere di attesa in cui la curiosità e la tensione diventano quasi palpabili. Poi la magia inizia e veniamo proiettati nel paesino della Francia settecentesca teatro della vicenda.

Trama

Per chi non lo sapesse, Belle è una ragazza di campagna che si differenzia da tutte le altre perché intelligente, colta e stravagante. Vive col padre Maurice ai margini del paese e non fraternizza con gli altri abitanti, principalmente a causa del loro modo di vivere retrogrado. Belle ha uno spasimante, Gaston, un ex soldato-eroe con uno stuolo di ammiratori e ammiratrici alle spalle, la cui massima aspirazione è sposare Belle, metter su famiglia e passare il tempo andando a caccia o gozzovigliando con l’amico Le Tont alla locanda del paese. Belle, però, non ha la minima intenzione di farsi mettere la palla al piede e ne rifiuta decisamente le avance.

Un giorno il padre di Belle, mentre si reca al mercato, si smarrisce nel bosco e giunge in una zona in cui sembra non giungere mai l’estate: qui, tra lupi affamati e tempeste di neve, si cela un misterioso castello apparentemente abbandonato. Maurice vi trova riparo e scopre che è abitato da un arredamento vivente al soldo di un padrone dalle fattezze mostruose.
Belle, il giorno dopo, vede tornare a casa il cavallo senza il padre e si mette alla ricerca di Maurice, trovando a sua volta il castello e scambiando il proprio posto nella prigione della Bestia al fine di lasciar libero il padre. Inizia quindi lo strano rapporto tra Belle e la Bestia, in cui si scopriranno essere non così diversi come avevano immaginato; il tutto mentre Maurice cerca di liberare la figlia dal castello maledetto.

Recitazione

Mettiamo subito il campo il punto più spinoso. Emma Watson è molto brava, ma questo personaggio non è fatto per lei: è davvero poco credibile nei momenti di canto solitario, e il climax che la porta in cima alla collina a sfogarsi nella classica wish song disneyana non sta in piedi. Sembra una brutta scimmiottatura di sua maestà Julie Andrews che in Tutti insieme appassionatamente tiene in piedi l’intera sequenza allargando le braccia e girando su sé stessa. Intendiamoci: non voglio dire che sembra di vedere Hermione con il vestito giallo, ma manca quell’incollatura tra attore e personaggio che fa sospendere l’incredulità.

Infinitamente meglio la Bestia portata in scena da Dan Stevens (Downton Abbey, Legion), complice anche una maggior centralità del ruolo rispetto al cartone, che risulta credibile in ogni scena.

Il migliore in campo, tuttavia, è senza dubbio alcuno Luke Evans (Fast & Furious, Lo Hobbit): il suo Gaston è semplicemente perfetto; arrogante, divertente, insopportabile al punto giusto in un mix davvero riuscito. La scena della taverna in cui viene consolato da tutti i suoi ammiratori è tra le migliori del film.

Poco da dire, invece, sui nomi illustri che popolano questa pellicola. Non ho ancora avuto modo di vedere la versione originale, per cui non mi posso esprimere; sulla fiducia, però, è difficile immaginare che celebrità del calibro di Ewan McGregor, Ian McKellen, Stanley Tucci ed Emma Thompson possano aver fatto qualcosa di meno di un capolavoro. Emma Thompson, inoltre, ha da portare sulle spalle la difficile eredità di Angela Lansbury ma non ho dubbi che sia stata all’altezza, come sempre.

Un’ultima parola per Kevin Kline, nei panni di Maurice. Ho sempre adorato questo attore e anche qui onora il mio amore per lui: la sua parte è ovviamente marginale, ma recitata con sublime perizia.

La bella e la bestia - Gaston

Differenze con il cartone

Trasformare un classico tanto amato in un live action richiede una buona dose di pelo sullo stomaco. Prima di tutto occorre modernizzare il film: vent’anni sono tanti e il gusto delle persone è cambiato; chi andrà al cinema aspettandosi di vedere un copia & incolla del cartone con attori veri, rimarrà deluso. Personalmente la ritengo una pretesa insensata: i puristi del cartone forse farebbero meglio ad evitare di vederlo perché troveranno sicuramente materiale di critica; io penso che sia invece stato fatto un ottimo lavoro per mantenere l’equilibrio tra l’omaggio e la modernizzazione.

Tra le principali differenze troviamo le canzoni: ce ne sono due o tre in più, dedicate agli approfondimenti dei personaggi che mancavano nella storia originale. Scopriamo quindi come mai Belle e Maurice vivono in quel paesino e perché non c’è la madre. Scopriamo anche qualcosa sull’infanzia del principe e di come il suo carattere venne forgiato in quello che farà scatenare l’ira della strega che lo tramuterà in Bestia. Il risultato è che il film viene trasformato in un vero e proprio musical, scelta che potrebbe dare fastidio ai fan più accaniti.

Semplicemente imperdonabile, invece, il cambio delle parole durante la canzone finale: tutti sappiamo qual è il testo originale e abbiamo da anni accettato di sentir cantare “la felicità” invece di “Beauty and the Beast”. La scelta di mettere invece le parole “per la Bestia e Belle” è come sentire le unghie grattare contro una lavagna di ardesia.

Il ruolo dell’inventore è spostato da Maurice a Belle, su espressa richiesta dell’interprete: Emma Watson ha infatti chiesto un retroscena più marcato per il suo personaggio, che motivasse con ancor più forza la differenza dagli altri abitanti. La vediamo quindi mettere in campo una lavatrice ante-litteram mentre può dedicarsi al suo passatempo preferito: la lettura.

Altra differenza è che la Bestia nel film è un uomo molto colto, che cita Shakespeare, mentre nel cartone era analfabeta.
Grandi polemiche, infine, per il primo personaggio “dichiaratamente gay” della Disney. Parliamo di Le Tont, che è vittima di sentimenti contrastanti nei confronti dell’amico Gaston. In realtà di “dichiarato” c’è davvero poco e le allusioni all’amore romantico nei confronti di Gaston sono appena accennate.

Considerazioni finali

Come dicevo all’inizio, non sono un grande amante del Classico. Ieri sera, alla prima, mi sono divertito: un paio di brividi sulla schiena li ho provati e non posso che reputarmi soddisfatto di quel che ho visto sullo schermo.

Ho notato, tuttavia, qualche problema col doppiaggio: in più occasioni, durante le canzoni, il lip sync è andato a farsi benedire e se questo era accettabile in Mary Poppins nel 1964, oggi non lo è più. Lo scollamento è evidente e fa crollare intere scene svalutando di molto la resa complessiva.

Nel complesso, però, siamo ben oltre la sufficienza. La scena della cena resa davvero bene, con il ritmo, i balli e i fuochi d’artificio che ci si aspettava; il ballo tra Belle e la Bestia è un altro di quei nodi che può scatenare le ire dei puristi; il vestito di Belle è diverso rispetto a quello del cartone, lo ammetto: personalmente l’ho trovato più bello dell’originale.

E se le mie parole possono sembrare dettate dal buon senso, all’anteprima avevo con me due spettatrici senza filtri né peli sulla lingua, che amano il cartone e che hanno trovato il film semplicemente stupendo. Insomma: forse non piacerà a voi, ma piacerà sicuramente ai vostri figli.

La Bella e la Bestia è un film altamente metaforico, i cui molteplici significati sfuggono a chi si limita ad osservarne la patina dorata: da un lato abbiamo l’anima di Belle, in aperto contrasto con il corpo di Gaston, a simboleggiare l’eterna lotta dicotomica tra desiderio e realtà, tra sogno e materialismo. In questa lotta appare quindi la figura paterna di Maurice, che ha il compito (marginale ma fondamentale) di dare all’anima gli strumenti per vivere nel mondo, per uscire dall’ambiente protetto della famiglia ed affrontare le sfide del mondo esterno. Il tutto attraverso un viaggio irto di pericoli (la foresta, i lupi) per giungere infine al castello della Bestia, immagine della corporeità dell’uomo a tutto tondo: forte e irruento quando occorre (contro i pericoli di cui sopra) ma dotato di una sensibilità spesso messa a tacere dalla crudeltà del mondo, eppure sempre presente e pronta ad eruttare con forza nel momento in cui si congiunge alla sua anima.

Belle e Bestia, quindi, rappresentano le due facce della medaglia “essere umano”, la tesi e l’antitesi che solo grazie ad un lungo e doloroso processo di sintesi riesce a raggiungere l’agognato equilibrio, quella completezza di cui infondo siamo tutti alla ricerca. Ed ecco che, raggiunto l’agognato finale, i mostri sono sconfitti: la caduta catartica dell’ego (Gaston) ha concesso il via al processo di rinascita, la re-umanizzazione della bestia, che può godere della propria raggiunta maturità nel fiorire della primavera della vita simboleggiata dalla fine dell’inverno; il tutto sotto gli occhi di un attento padre (Maurice) che viene messo da parte perché ha portato a termine il suo compito, marginalizzato ma non dimenticato.
La Bella e la Bestia, è insomma metafora di tutti noi, del nostro passaggio dalla fanciullezza all’età adulta e delle lotte che questo passaggio richiede.

Nerdando in breve

La bella e la bestia è un ottimo prodotto. Non privo di difetti ma assolutamente godibile: realizzato con la cura e l’amore necessari a renderlo un nuovo classico.

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