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Beholder – Il gioco dei guardoni governativi

Beholder

Se parliamo di Beholder siamo solitamente portati a pensare all’occhio gigante e galleggiante di Dungeons & Dragons, capace di sparare raggi di varia natura dalle sue appendici, dotate anch’esse di bulbi oculari.
Ecco, dimenticatevi tutto questo, perché il gioco di cui sto per parlarvi non ha niente in comune con quel mostro, miniera d’oro per i negozi di ottica, fatta eccezione forse per la moltitudine di occhi (elettronici) che ci troveremo ad usare.

Recensione

Beholder è un prodotto difficile da inquadrare in un solo genere. Il modo migliore per definirlo è forse descriverlo come un corpo: lo scheletro di un gestionale su cui crescono muscoli da avventura grafica e tendini a scelta multipla. Il sangue che dà energia al tutto è fatto di componenti stealth e da una trama forte e a tratti ferocemente grottesca. Lo stile grafico è la pelle che gli dona un aspetto a metà fra Limbo e alcuni giochi di 2D Boy, come ad esempio Little Inferno.

Il risultato prodotto da Warm Lamp Games è un gioco dalle meccaniche davvero innovative, funzionali alla trama e all’ambientazione, ma con una natura più difficile da identificare rispetto a Papers, Pleasea cui viene (erroneamente) spesso paragonato.

Meccaniche

Le somiglianze di Beholder con il gioco che ho appena citato si limitano all’ambientazione e alle premesse, purtroppo terribilmente plausibili e frequenti nei regimi totalitari che ispirano questi titoli. Se in Papers, Please ci trovavamo in una città simile a Berlino est, qui la trama si svolge in un contesto molto simile alla Corea del Nord dei giorni nostri, seppur mascherata da città tedesca, e ambientato a metà degli anni ’80.

Il ruolo che spetta al giocatore è semplice e allucinante allo stesso tempo: il governo ha deciso di assegnarvi la gestione di un palazzo, il cui precedente amministratore ha fallito nello svolgere le sue mansioni, ovvero spiare, documentare e controllare la vita di tutti gli inquilini del proprio palazzo, inclusa la propria famiglia. In una situazione di estrema povertà, vedremo due aspetti della vita di tutti i giorni all’interno del regime, separati dallo schermo di un sistema di videosorveglianza.

Il nostro compito in Beholder sarà quello di gestire aspetti come riparazioni e affitti, così come indagare nella vita degli altri, entrando negli appartamenti quando gli inquilini sono assenti. Rovistando fra gli effetti personali potremo scoprire se gli abitanti del condominio rispettano le direttive governative, e potremo installare telecamere nascoste per scoprire ogni loro segreto. In caso di violazione, dovremo scegliere se avvertire le autorità che procederanno al violento arresto del soggetto in questione, o se ricattarlo per ottenere del denaro da utilizzare per il bene degli inquilini o della nostra famiglia.

Trama

Come avrete capito, le scelte sono una parte importantissima dell’esperienza di gioco e, sebbene la trama iniziale e gli eventi che ci vengono proposti durante il gioco non cambino, ogni singola azione che faremo (o non faremo!) cambierà la nostra situazione, direttamente o indirettamente, influenzando il risultato delle varie mansioni che ci verranno affidate o il modo in cui ci approcceremo ad esse.

Voglio raccontarvi brevemente la mia prima partita di Beholder perché credo che così si riesca a comunicare meglio la natura di questo gioco: appena arrivato al palazzo decido di seguire una linea fedele al regime, cercando di aiutare la mia famiglia e svolgere contemporaneamente i miei doveri di padrone di casa. I primi giorni passano lisci, trovo un delinquente patentato nell’appartamento 4 e mi sento nel giusto a farlo portare via.

Le prime difficoltà arrivano con mio figlio, che ha bisogno di libri per l’università, e con la brutta tosse della figlia più piccola. Man mano che il tempo passa, nuove direttive arrivano dal governo, che vietano cose sempre più assurde: vietato possedere delle mele, vietato parlare di guerra, vietato piangere. Mi trovo in difficoltà finanziarie e decido di acquistare al mercato nero del pesce, diventato nel frattempo merce proibita, per incastrare degli inquilini e riscuotere così la ricompensa dai miei superiori.

Mi metto anche a rubare negli appartamenti per guadagnare qualche spicciolo in più per le spese di casa che mia moglie mi chiede. Vengo scoperto e pestato dalla polizia. Il tutto viene aggravato da alcuni bombardamenti che rendono necessarie riparazioni nell’edificio. Intanto, mio figlio si sta avvicinando a pericolosi “ambienti di libero pensiero”, mentre mia figlia non migliora. Inizio a ricattare gli inquilini che non rispettano le direttive del regime e poi li denuncio.

Vengo coinvolto in una specie di resistenza alla dittatura in cambio di cospicui pagamenti, ma tutto va in malora con la morte della bambina che avevo iniziato a trascurare. Le spese mediche erano eccessive e non vedo nemmeno da lontano la cifra necessaria.

Il ragazzo viene espulso dall’università per lo stesso motivo, e va a lavorare in miniera. Mia moglie muore durante una rivolta e nostro figlio la segue, dopo aver preso parte ad una rapina in banca. Resto solo. Le spese aumentano. Il governo richiede un pagamento che non riesco ad effettuare. Vengo picchiato, ancora, dalla polizia e portato via proprio come il mio predecessore. Fine.

Ecco, questo è solo uno dei possibili percorsi che possiamo seguire in Beholder, la trama cambia ogni volta, e potreste incrociare parti della mia storia, così come crearne una completamente diversa. Quello che abbiamo davanti infatti può sembrare un gestionale “puro”, ma non è altro che un’avventura grafica con un sistema di narrazione estremamente inusuale.

Grafica e sonoro

Passando alla realizzazione artistica, Beholder non teme rivali. Lo stile grafico è curatissimo in ogni dettaglio e la resa dei personaggi inquietante, cartoonesca e anonima è stranamente perfetta per l’atmosfera grottesca e tesa del gioco. Ottima e mai noiosa la colonna sonora, decisamente riuscita e professionale pur essendo questo un prodotto di natura indipendente. C’è poco da dire a riguardo degli aspetti estetici, Beholder è bello da vedere e da ascoltare. Attenzione: pur non essendo doppiato, nel gioco sono presenti moltissimi dialoghi, purtroppo però in inglese, per cui, se non siete pratici, potreste avere qualche difficoltà.

Conclusioni

Beholder è un gioco che va scoperto. Inizialmente può sembrare un po’ guidato, ma, una volta compresa la sua natura di “avventura gestionale”, è impossibile non comprenderne quanto meno l’innovazione delle meccaniche. La trama forte e significativa tiene incollati allo schermo e le innumerevoli scelte da prendere valgono senza alcun dubbio più di una partita. Non è un gioco perfetto: si può migliorare l’interfaccia e soprattutto i comandi, e una modalità “libera” in cui gestire il palazzo in modo più slegato da una storia sarebbe un’aggiunta apprezzatissima. Resta poi un po’ di amaro in bocca per la meccanica stealth molto poco influente, ma che sarebbe bello vedere in un seguito o in un aggiornamento, insieme a tante altre piccole aggiunte che porterebbero Beholder a compiere l’ultimo passo per arrivare nell’olimpo dei grandi classici indie.

Prezzo

Beholder è disponibile per PC, Mac OS X e Linux su Steam al costo di 9,99€

Nerdando in breve

Beholder è un innovativo esempio di avventura grafica mascherata da gestionale, ambientato in un mondo distopico in cui le infinite scelte multiple portano ad altrettante storie e finali diversi.

Trailer



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