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Steep – Alla conquista delle Alpi

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Recensione

C’era un tempo in cui i giochi dedicati agli sport invernali e in particolare allo snowboarding vantavano un seguito enorme. Era l’epoca Cool Boarders e di SSX, un’epoca in cui tutti ci spaccavamo le dita a forza di tentare i trick più appariscenti e complessi… un’epoca che però è finita in maniera piuttosto rapida, lasciandosi alle spalle solo un sacco di bei ricordi.

Ma visto che le mode, come ben sappiamo, vanno e vengono, non è detto che Ubisoft non riesca a risvegliare nel pubblico l’amore per neve e freddo con il suo recente Steep, titolo che sin dalla fase di beta testing, ha fatto parlare piuttosto bene di sé. E con pieno merito direi. Dopo aver trascorso parecchie ore nelle fredde montagne sviluppate dai ragazzi di Ubisoft Annecy, mi sento infatti di sottolineare l’effettiva solidità di un prodotto che molti hanno forse sottovalutato.

Eventi in quantità industriale

Certo, non si può negare che la particolare impostazione data all’esperienza renda Steep un prodotto rivolto principalmente ai veri appassionati delle discipline proposte – sci, base jumping, paracadutismo e snowboarding – ma nel complesso il lavoro svolto dal team di sviluppo evidenzia una solidità non indifferente, e questo nonostante alcuni aspetti non facciano certo gridare al miracolo.

Tutto ruota intorno a una grandissima quantità di sfide a difficoltà crescente che, pur variando per tipologia, requisiti e regole, finiscono col proporre un’esperienza priva di particolari cambi di ritmo, e se da un lato questo contribuisce a esaltare la componente competitiva, la sensazione è che in termini di progressione si potesse fare qualcosina in più, quantomeno per invogliare i neofiti degli sport proposti a non abbandonare le piste dopo qualche ora dal loro debutto sulle Alpi.

La possibilità di sbloccare nuovi eventi semplicemente esplorando l’ambientazione, così come quella di incontrare e eventualmente unirsi a altri giocatori attraverso un comparto online completamente integrato nell’esperienza di base contribuiscono senz’altro a fornire qualche stimolo in più, ma è comunque difficile ipotizzare che qualcuno che fino a ieri non si era mai interessato di sport invernali, trovi i giusti stimoli per superare le 5-10 ore di gioco.

Gameplay

E in questo senso il gameplay, molto semplice e accessibile – forse troppo – non fa che rendere la cosa ancor più evidente. Padroneggiare le meccaniche di gioco al punto di potersi affacciare alla stragrande maggioranza degli eventi proposti non richiede infatti più di qualche decina di minuti, facendo inevitabilmente decadere anche gli stimoli che deriverebbero da quel processo di “autoperfezionamento” su cui molti titoli sportivi fondano il loro successo. Non fraintendete: guadagnare l’oro nei tantissimi eventi proposti non è chiaramente un obiettivo alla portata di chiunque, ma il punto è che essere “mediocri” o “bravissimi” non influenzerà particolarmente la vostra esperienza. E se questo sia un bene o un male, dipende solo dal vostro modo di concepire questo genere di esperienze.

Steep è dunque prodotto visivamente notevole, accessibilissimo sul fronte delle meccaniche e in grado di cogliere al massimo l’essenza nonché il fascino della vita sportiva in montagna ma… basterà a sancire il suo successo a lungo termine ripagando così Ubisoft di tutti gli sforzi profusi per svilupparlo? È chiaramente ancora presto per dirlo ma quel che è certo è che, considerando il suo particolare target di riferimento, Ubisoft ha senz’altro fatto centro.

Nerdando in breve

Il concept alla base di Steep è innegabilmente di nicchia, ma lo sforzo fatto da Ubisoft per esaltare il fascino e la spettacolarità delle quattro splendide discipline sportive proposte è più che apprezzabile.

Trailer



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