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Final Fantasy XV – Il nuovo inizio di Square Enix

final fantasy xv recensione

Recensione

Ok, lo ammetto: ero convinto che Final Fantasy XV avrebbe deluso. E anche tanto. Ero convinto che il suo lungo, lunghissimo processo di sviluppo fosse sintomo di qualche problema, di qualche dolorosa imperfezione. E cosa ancor più importante, temevo che la deriva action presa dal brand in questi anni – deriva che personalmente non ho mai davvero apprezzato – avrebbe preso una forma ancor più difficile da digerire. Ma mi sbagliavo.

Eh sì, mi sbagliavo di grosso perché per quanto terribilmente diverso dai suoi predecessori, Final Fantasy XV è da considerarsi un prodotto di altissimo livello. Imperfetto, quello sì, ma pur sempre un titolo solido e assolutamente degno di essere giocato fino alla nausea. Come i celebri capitoli che tanto ci fecero innamorare nell’epoca d’oro di questo franchise.

Ripeto, al fine di evitare facili fraintendimenti: Final Fantasy XV di difetti ne ha parecchi, questo bisogna tristemente ammetterlo, ma nessuno di questi compromette realmente la qualità di un’esperienza che denota la cura maniacale che gli dev’essere stata riservata durante i suoi dieci anni di sviluppo. Nulla infatti sembra essere stato lasciato al caso, eccezion fatta forse solo per una trama che, come peraltro ho sottolineato qualche giorno fa parlando del mio primo impatto con il mondo di Final Fantasy XV, non brilla né per solidità né per logicità di fondo.

Pregi e difetti

La sensazione che ho avuto nelle prime ore è che alla base del mondo creato da Square Enix ci fossero troppe contraddizioni estetiche e se vogliamo addirittura “sociali”, e questa sensazione si è gradualmente trasformata in solida convinzione con il passare delle ore, ma nonostante ciò mi sono divertito e… continuo a farlo. Sì perché nonostante una trama poco convincente e non certo all’altezza di alcune epiche epopee vissute in passato, Final Fantasy XV è un prodotto da cui risulta davvero difficile staccarsi.

Vuoi per la sua incredibile realizzazione tecnica, in grado di lasciarti a bocca aperta in più di un’occasione, vuoi per un cast che, per quanto a tratti “improbabile”, finisce col conquistarti senza che tu te ne accorga e, soprattutto, vuoi per la quantità folle di attività disponibili nella vasta ambientazione open-world proposta, ho seri problemi a prendere le distanze da questo prodotto e… questo la dice lunga sulla qualità dell’avventura realizzata dagli sviluppatori. La cosa incredibile è che in termini di longevità forse questo è uno dei Final Fantasy più brevi nella storia ma la quantità di attività secondarie, mini giochi e segreti da svelare lo rendono potenzialmente il più longevo di tutti. Assurdo.

Gameplay

L’unico aspetto che non mi ha convinto sin dall’inizio e che continua a farmi storcere il naso è il battle system, davvero troppo caotico e, per quanto poliedrico vista la possibilità di utilizzare indistintamente quattro diversi stili di lotta, fin troppo confusionario specie di fronte ai nemici più imponenti. Nulla a cui non si possa fare l’abitudine o che non contraddistingua il 90% delle produzioni ruolistiche Made in Japan, intendiamoci, ma la sensazione è che alcune dinamiche siano fin troppo elaborate per risultare davvero godibili e che altre, in totale paradosso, siano eccessivamente semplici.

E come non spendere poi qualche parola sui tre personaggi che accompagnano Noctis lungo il suo lungo e tortuoso viaggio? Personalmente sono uno di quelli che inizialmente aveva bollato Ignis, Prompto e Gladio come delle inutili e sgradevoli zavorre da doversi portare in giro lungo tutto il corso dell’esperienza, ma a posteriori devo ammettere di averli giudicati in maniera troppo affrettata. Non si tratta infatti di banali personaggi di supporto, ma di qualcosa che si avvicina pericolosamente al concetto di “amico virtuale”; tre ragazzi che si autogestiscono con piena padronanza delle proprie capacità in battaglia e che interagiscono con allarmante (e affascinante) naturalezza con noi lungo tutto il corso dell’avventura. E credetemi, nulla di ciò che possa dire per descriverli vi darà un’idea davvero chiara di ciò che intendo. Dovete provare di persona per capire realmente ciò che intendo.

Vale la pena portarsi a casa Final Fantasy XV?

Vale dunque la pena portarsi a casa questo Final Fantasy XV? Per quanto mi riguarda assolutamente sì ma una precisazione è d’obbligo: se non siete ancora riusciti a liberarvi delle catene che vi legano allo storico passato di questo brand, catene che fanno rima con “combattimenti a turni”, lasciate perdere Noctis e i suoi compagni perché difficilmente riuscirete a digerire il caos che spesso regna sovrano nei combattimenti.

Nerdando in breve

Il tanto atteso momento della rinascita è arrivato. Final Fantasy XV non è forse quell’emblema di assoluta perfezione che ci aspettavamo ma brilla per solidità, dall’inizio alla fine… a patto che una fine si riesca davvero a trovarla.

Trailer



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