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Due chiacchiere con: Kandyse McClure (Battlestar Galactica)

Kandyse McClure & Zeno2k

Kandyse McClure & Zeno2k

Al Torino Comics ho incontrato un’attrice sudafricana (naturalizzata canadese) che da sempre fa parte delle mie top assolute: vuoi perché di una bellezza incredibile, vuoi perché attrice di un talento eccezionale, vuoi perché sono da sempre innamorato del suo personaggio di Battlestar Galactica.
Sto parlando della meravigliosa Kandyse McClureaka il tenente Anastasia “Dee” Dualla, non-commissioned officer nel Centro Operazioni del Galactica.

L’emozione, nemmeno a dirlo, è talmente forte da rischiare di farmi inciampare nelle sedie, ma Kandyse riesce a dissiparla in un attimo: mi accoglie col suo magnifico sorriso e si mette a completa disposizione delle mie domande.

Maurizio: Ciao Kandyse, piacere di conoscerti. 
Kandyse: Piacere mio!

M: Allora, prima di iniziare: io sono qui in veste di giornalista, ma sono anche un grandissimo fan della serie Battlestar Galactica. Quindi la prima domanda è: perché è finita dopo solo quattro stagioni? 
K: Beh, tutte le cose devono arrivare ad una fine. Io credo che fosse importante, per noi, far finire la serie in modo davvero forte; un altro motivo è che fin dal principio Moore (Ronald D. Moore, produttore e scrittore della serie N.d.R.) aveva ben chiaro come sarebbe dovuta finire la serie; magari non sapeva esattamente come arrivarci, ma aveva un’idea precisa della storia che voleva raccontare.
Per cui, vedi, ci sono a volte serie che durano troppo a lungo fino a diventare inverosimili; noi volevamo mantenere integra l’intera storia.

M: Ti piace il modo in cui è terminata? 
K: Sai, un sacco di persone hanno idee molto diverse in merito. Qualunque fosse il finale, ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe avuto da ridire. Ma io amo questa idea delle cose che si ripropongono tornando indietro ancora e ancora e questa specie di spiriti delle persone che si reincarnano e rinascono… insomma: il ciclo della vita. Amo questa idea.

M: Bene! Ora una domanda difficile… 
K: Oh, wow: ok!

M: Uno dei momenti più scioccanti dell’intera serie, secondo me, è la scena della morte di Dualla, quando decide di suicidarsi. Quindi, prima di tutto, perché lo fa? 
K: Eeeh… Ho fatto la stessa domanda! [ride] No, vedi: Dualla era una donna molto forte e concreta, ma era anche il cuore della gente: rappresentava le persone normali che vivevano questa situazione ed era sempre piena di speranze e così ha subito l’impatto avuto dalla consapevolezza di aver perso tutto. È stato un modo molto importante di lanciare la nuova stagione per far sì che arrivasse il messaggio su quanto tragica fosse la situazione.

M: È stato difficile girare quella scena? 
K: Assolutamente sì. Ho apprezzato molto l’avere molto vicino il regista dell’episodio, Michael Nankin; è stato difficile, ma è stata una bellissima esperienza perché mi ha dato la possibilità, come attrice, di dire addio ai miei amici, alla mia famiglia… perché era quello che stavo facendo. Mi hanno dato una bellissima uscita. Non sempre si ricevono copioni come quello, quando lasci una serie. Quindi l’ho apprezzato molto.

M: Secondo te come mai, dopo così tanti anni, Battlestar Galactica è ancora così seguito e pieno di fan?
K: Ci sono tante ragioni. È stata la prima serie di questo tipo a mettere in scena il dramma delle relazioni umane e metterlo nello spazio; il modo in cui è stato girato (lo stile di ripresa è dinamico, quasi documentaristico N.d.R.); il fatto che gli episodi sono tutti strettamente connessi l’uno all’altro, e devi guardarli dall’inizio… così le persone si sono attaccate a noi ed alla storia al punto da farci diventare parte della loro famiglia, nello stesso modo in cui anche noi siamo ancora oggi una famiglia a nostra volta… e ha messo in scena così tante domande chiave e problemi che fanno parte della vita delle persone: domande su guerra, politica, integrazione, separazione, razzismo… grandissimi problemi di cui le persone avevano modo di discutere grazie alla serie, e io penso che siamo stati davvero tra i primi a farlo in combinazione con la fantascienza.

M: In effetti in Battlestar Galactica non esistono persone pure al 100%. Alcuni hanno problemi di droga, alcool, tabacco, dall’ammiraglio all’ultimo dei civili sembrano tutti molto “reali”. 
K: Sì, assolutamente.

M: Poi c’è il problema dell’accettazione del diverso, umani e Cyloni che devono coesistere con macchine capaci di amare.
Tu sei nata in Sud Africa e vivi in Canada; nella tua esperienza hai avuto problemi ad essere accettata? 
K: Assolutamente sì, anche oggi. Naturalmente in Sud Africa è più facile avere problemi nell’essere accettati, ma in realtà capita ovunque. In Canada succede in modo indiretto, le persone te lo fanno capire con piccole cose: col modo in cui ti trattano o si rivolgono a te.
Spessissimo mi capita che mi venga chiesto se sono il commesso del negozio, o la cameriera del ristorante perché non pensano che io possa essere lì per comprare o per sedermi a mangiare. Se sono lì è perché lì lavoro.
È un bene che oggi le persone possano muoversi facilmente nel mondo, questo aiuterà il processo di integrazione, c’è però ancora molta strada da fare… ma è un primo passo importante.

M: Torniamo un attimo alla trama di Battlestar Galattica: sei ancora arrabbiata con Katee (Katee Sackhoff, interprete di Kara Trace che ha una relazione col marito di Dualla nella quarta stagione N.d.R.)? 
K: [ride] No, no! Anche se è andata a letto con mio marito!
Katee ha fatto un lavoro meraviglioso con il personaggio di Scorpion (Starbuck nella versione originale N.d.R.). Scorpion è un personaggio difficilissimo da interpretare per una donna: è orgoglioso, sfrontato… so che Scorpion è uno dei personaggi preferiti dagli uomini…

M: Vero: ma il mio preferito era Dualla! 
K: [ride]

M: Parliamo ora di un’altra serie. Tu hai partecipato ad una co-produzione messico-italiana: Persone sconosciute (Persons Unknown). Credo fosse molto interessante: perché è stata cancellata dopo solo una stagione? 
K: Sai, piacerebbe tanto anche a me saperlo. Christopher McQuarrie (produttore e creatore della serie N.d.R.) ha scritto il nostro pilota. Avevamo un cast meraviglioso, ora li vedi lavorare tutti in grandi film… abbiamo anche avuto come regista principale Jonathan Frakes (produttore, regista e attore celebre per il ruolo di Riker in Star Trek: The Next Generation N.d.R.). La serie aveva molto potenziale e ci sembrava che stesse andando davvero bene! Davvero non ho idea: credo dipenda da scelte di business: a volte ci sono serie di cui non si riesce a capire perché vadano avanti per cinque anni e altre che pensi siano stupende e che vengono cancellate subito… Politica.
Mi sono divertita tantissimo a fare quel ruolo, anche perché era qualcosa di completamente diverso da quello che avevo fatto fino a quel momento! Vedi dovevo essere come… come Scorpion! [ride]

M: Assolutamente! Ricordo che era forte, un personaggio molto drammatico… 
K: Oh sì e poi avevo capelli più o meno come li ho ora…

M: Cos’hai in programma per il futuro? Dove ti vedremo? 
K: Ah sì, la settimana prossima sono impegnata con Supernatural, che è molto divertente: ritroverò Jensen Ackles (che interpreta Dean Winchester N.d.R.) con cui avevo lavorato in Dark Angel.
Prossimamente farò molto lavoro di produzione: contenuti online e video musicali con mio marito. Poi girerò due film, uno dei Caraibi e l’altro… ops: non posso dire nulla del secondo, è ancora in fase di scrittura!

M: Ok, ok! Questa è la tua prima volta in Italia? 
K: Seconda: sono stata due anni fa a Ferrara per la convention di Battlestar Galattica.

M: Kandyse, grazie mille per il tuo tempo. È stato davvero un piacere conoscerti.
K: Grazie a te e grazie per le tue domande interessantissime.



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