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Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio – I Grimm incontrano Andersen


Uno dei generi più usati e sfruttati dall’industria cinematografica nel corso degli ultimi quindici anni è sicuramente il fantasy: tra pirati, maghi ed elfi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Chi non ha avuto a disposizione franchise epici, si è gettato a piene mani sui cinecomics, che ormai sono diventato appuntamento fisso di ogni stagione.
E per tutti gli altri? Chi non ha supereroi dei fumetti o eroi della mitologia da sfruttare? Beh, per loro c’è sempre a disposizione l’immaginifica opera dei fratelli Grimm.

Celebri per aver dato vita agli incubi di tutti i bambini occidentali, i fratelli Grimm sono detentori di alcune delle favole più note nella nostra cultura: da Biancaneve a Cappuccetto Rosso, da Hänsel e Gretel a Rapunzel, da Cenerentola al pifferaio di Hamelin; i Grimm hanno convertito la tradizione orale della Germania settecentesca in tradizione scritta, divenendo padri fondatori della Germanistica e l’incubo personale di chiunque abbia figli e debba raccontare milioni di volte la medesima favola della buonanotte.
Facendo leva su un substrato culturale così permeante, Hollywood non si è lasciata sfuggire più e più volte di convertire immagini mentali in immagini in movimento, talvolta mettendo in scena proprio i due filologi (come nella celebre cine-porcata I fratelli Grimm e l’incantevole strega, con Matt Demon,  Heath Ledger e Monica Bellucci).
Nel 2012 è la Universal Picture a porre il proprio tassello con Biancaneve e il cacciatore, per poi tornare nelle sale in questi giorni con questo prequel/spinoff intitolato Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio, dando vita ad un mashup Grimm-Andersen.

A seguito del discreto successo del primo capitolo, incentrato sulle figure di una Biancaneve agguerrita e del Cacciatore senza nome del titolo, la Universal ha iniziato presto a lavorare ad un nuovo episodio; tuttavia a seguito dell’affaire “cesto di lumache” che ha travolto la protagonista Kristen Stewart e il regista Rupert Sanders, i produttori hanno cambiato radicalmente prospettiva, incentrando il nuovo film sulle figure dei cacciatori e della sorella di Grimil… ehm, Ravenna. Vediamo quindi come il culto della bellezza di Ravenna torna preponderante, finendo per travolgere anche l’amore per la sorella Freya. Questa, ingannata e tradita dall’uomo per cui ha perso il cuore, si rifugia nel Nord, dove diventa la malvagia Regina di Ghiaccio. Allestito un potente esercito di uomini e donne a cui viene insegnata tanto l’arte marziale, quando il rifiuto dell’amore, Freya conquista regno dopo regno, stendendo il suo manto gelido fino alle terre di Biancaneve.
Nonostante il diktat della regina, Eric il cacciatore e Sara la guerriera si amano e si sposano di nascosto; ma, scoperti da Freya, i due vanno incontro ad un orribile destino.
Nel frattempo Biancaneve, turbata dalla malvagità dello specchio, chiede ai suoi di far sparire il manufatto magico il quale, puntualmente, attira le attenzioni di Freya, decisa a far sparire l’amore da tutto il mondo.

Il resto del film oscilla tra un seek & destroy fantasy e un action movie dalla trama debole e sceneggiatura farraginosa. Nani dediti al turpiloquio e alla battuta sessuale fanno da siparietto comico sullo sfondo di una storia in cui Chris Hemsworth, aka Eric il cacciatore, aka Thor il dio norreno, aka il segretario delle nuove Ghostbusters al femminile, riesce a spezzare i clichè del super-macho con la propria voce gutturale quasi incomprensibile mentre viene preso a calci praticamente in tutti gli sconti che affronta. Meglio la co-protagonista Jessica Chastain (Interstellar e The Martian), qui in versione amazzone badass capace di suonarle di santa ragione a chiunque le si pari davanti grazie all’abilità con l’arco che oscilla tra Merida e Katniss Everdeen in un climax che profuma pericolosamente di già visto.
A fare da contorno, creature magiche appena abbozzate e lande simil Tolkieniane che suonano tanto come un vorrei ma non posso, nonostante l’eccellenza degli effetti speciali.
Tutto da buttare quindi? Assolutamente no: il tema di base (l’amore vince su tutto), viene preso e ribaltato più e più volte ancora, rendendo la pellicola piuttosto interessante e avvincente nonostante la sua non originalità; il film scorre rapido e piacevole, verso un finale poco scontato e in continua evoluzione che fino all’ultimo tiene col fiato sospeso.
A brillare su tutto e tutti, però, è sicuramente il personaggio di Ravenna: Charlize Theron torna nei panni della regina malvagia e l’accostamento di tanta bellezza ad una perfidia così profonda e radicata è fastidioso fino all’essere disturbante. Pur non essendo protagonista della pellicola e avendo a disposizione pochi minuti sullo schermo, Ravenna riesce ad oscurare tutti gli altri protagonisti, compresa Freya: motore di tutto, climax e deus ex machina, da vita a psicodinamiche profonde, che vanno a sfruttare gli archetipi junghiani disseminati nell’opera dei Grimm, e che qui vengono ampliati, acquisendo risonanza e propagandosi come un’ombra dalla quale nulla può sfuggire.
Il film è uno splendido freak show di dolore e perdita, di negazione e redenzione: talvolta conquistata col sacrificio, altre volte solo sfiorata, perché sempre a portata di mano eppure troppo lontana, circondata dalla foresta spinata di turbe profonde che fanno del complesso materno e della carenza di padre loro fulcro, perno e leva. L’eterno gioco degli equilibri tra luce e tenebra in una dicotomia senza soluzione di continuità: la coppia di nani, la coppia di nane, il cacciatore e la guerriera, la regina bianca e quella nera.
Nessuno è santo, nessuno è buono, nessuno si salva del tutto, neppure Biancaneve; e chi si innalza nella luce è prima dovuto passare dall’inferno delle ombre e della malvagità: ma del resto, lottare ogni giorno per emergere dalle tenebre non è quello che ognuno di noi fa nel proprio piccolo?

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