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Battaglia – Il paese dei balocchi

Volevo fare un attacco a questo articolo che non risultasse pedante e pieno di riferimenti alla storia del fumetto italiano, ma non mi è venuto in mente in che altra maniera incominciare a parlare di Battaglia. Dunque cercherò di essere breve e conciso.

Uno dei motivi d’interesse principale di tutta l’operazione Battaglia (e dunque la ristampa delle prime due storie del duo Recchioni-Leomacs più i cinque inediti usciti nei mesi scorsi) è l’ambientazione: a differenza di quasi tutti gli altri fumetti italiani “popolari” è ambientato in Italia con personaggi tutti italiani. Sembra una cosa banale ma non lo è. Delle serie storiche Bonelli nessuna è ambientata in Italia né ha personaggi italiani, i classici del nero italiano (Diabolik, Kriminal, Satanik ecc.) sono ambientati in posti di finzione o negli Stati Uniti. Persino nel fumetto umoristico e in quello Disney è raro vedere esplicitamente rappresentata l’Italia, che è più spesso una suggestione o è mascherata, come in Alan Ford.
Tutta la saga di Battaglia è quindi molto interessante perché, per una volta, ho letto una storia di genere ambientata in Italia e non come al solito in America. Per certi versi, più che ai fumetti neri italiani (a cui più o meno palesemente cerca di rifarsi, formato incluso), Battaglia cita il glorioso cinema di genere degli anni ’70, in particolare l’horror e il poliziottesco.

Con la serie Battaglia non solo ho letto una saga ambientata in vari punti oscuri della storia d’Italia, ma ho anche letto la prima (o una delle prime) produzioni autonome della Cosmo Editore, che finora aveva solo realizzato ristampe di serie francesi e di qualche perla italiana (tipo Stella Rossa). E in effetti, all’inizio, la Cosmo ristampò semplicemente le due storie originali del personaggio, scritte da Roberto Recchioni e disegnate da Leomacs, nel volumetto Le Guerre di Piero. In quello che è adesso diventato effettivamente il numero zero della storia, facciamo la conoscenza di Piero Battaglia, giovane ufficiale siciliano durante la Prima Guerra Mondiale. Proprio sul fronte del Carso Battaglia incontra il suo destino, che però non è poetico come quello del Piero della famosa canzone di De Andrè. Infatti il nostro Piero diventa un vampiro. Nella sua nuova condizione d’immortale Battaglia accentua la sua immoralità, vendicandosi anche dell’inetto ufficiale responsabile della sua prima morte, per poi tornare in Sicilia nel Secondo Dopoguerra, in una specie di remake di Per un Pugno di Dollari (che a sua volta era un remake non dichiarato di La Sfida del Samurai), solo con democristiani e comunisti al posto dei messicani.

Scordatevi vampiri luccicanti e tenebrosi tipo Twilight, Piero Battaglia è un bastardo enorme. Gli interessa solo il suo tornaconto, che spesso include soldi e donne. Non si fa scrupoli nell’uccidere chiunque gli si para davanti e a succhiare il sangue a nemici e amici (per quanto possa avere amici uno come lui).

La nuova serie nasce dunque basata su questo personaggio amorale e lo inserisce di peso nella storia nostrana. Come una sorta di anima nera dell’Italia, Piero Battaglia è presente in tutti i momenti oscuri del Belpaese. La premessa al ritorno del personaggio è quindi molto originale, almeno nel contesto italiano. In più, la nuova serie ritorna al formato classico dei fumetti neri italiani, il pocket tipo Diabolik da due vignette per pagina.

I cinque numeri della nuova serie vedono all’opera autori diversi, sotto la supervisione di Recchioni e Leomacs, i creatori della serie originale. L’impronta di Recchioni è evidente nello sviluppo della storia e anche nei dialoghi, che servono a rende la serie abbastanza omogenea nella stile.

Il primo numero della nuova serie vede Battaglia incaricato da Benito Mussolini in persona di sorvegliare la figlia dopo il suo matrimonio con Galeazzo Ciano. Nella seconda storia Battaglia è protagonista del sequestro Moro, nel terzo numero è la ragione della Strage di Ustica, nel quarto il vampiro si mette in proprio nella Napoli della camorra, mentre nell’ultimo episodio si ritorna nel passato con Battaglia alla prese con le foibe.

Da questo breve excursus è chiaro che i temi trattati non sono affatto banali. In sostanza manca solo la strage di Bologna e la trattativa Stato-Mafia tra i grandi argomenti raccontati nella serie. Di certo a Recchioni e al gruppo di sceneggiatori non mancano peli sulla lingua per affrontare in maniera sfrontata queste pagine oscure della storia d’Italia. Insomma, poco lavoro di fioretto, ma di sciabola. Nulla viene sottinteso, tutto viene sbattuto in faccia al lettore. Inutile fare complesse analisi sociali quando il tuo protagonista è un bastardo immortale che pensa solo ai soldi.

Questa franchezza funziona nella prima storia, La Figlia del Capo, nella terza, Muro di Piombo, nella quarta, Sodoma. Quest’ultima è anche l’unica non espressamente legata ad eventi storici, ed è anche la storia più generica. Potrebbe essere una normale gangster story ambientata dovunque. Napoli non è un fattore determinante, se si esclude l’uso del dialetto.
Nel secondo numero, La Lunga Notte della Repubblica, l’aggiungere troppo contesto alle vicende rende tutto macchinoso e con Battaglia ridotto alla comparsa. Non aiuta che nessuno venga nominato esplicitamente per nome. La vicenda si muove in maniera macchinosa, il personaggio del vampiro tedesco è molto abbozzato e non aiuta il fatto che, in teoria, ci dovrebbe essere parecchia storia tra i due candidati al centro dell’intreccio narrativo.
La quinta storia, E le Foibe?, al netto del titolo geniale è quella dalla struttura e dalla trama più diversa e più horror. Invece di intrighi politici e giochi al massacro, Battaglia si ritrova suo malgrado gettato nelle foibe e deve sopravvivere.

Tutti gli episodi rispettano canovacci base semplici e uno dei problemi maggiori è che la sequenza di storie dal numero 2 al numero 4 presenta elementi molto simili: Battaglia ha un incarico, viene tradito, sopravvive e si vendica. Cambia lo sfondo ma non la sostanza.

Non è un male in sé, in fondo la serie si presenta come una lettura veloce, nello spirito dei vecchi fumetti neri italiani e non c’è bisogno di un’impalcatura narrativa troppo complessa. L’interesse è tutto nell’ambientazione e nei personaggi italiani coinvolti.

Quello che ho trovato spesso fuori luogo è la proliferazione delle citazioni musicali, letterarie e cinematografiche. Troppe e troppo sbattute in faccia. Ma da quel poco che ho letto di Recchioni, mi sembra una caratteristica del suo stile, spesso troppo roboante e sborone. Stile che rimane anche se le storie singole sono firmate da altri autori. Per la precisione da Michele Monteleone, Giulio A. Gualtieri e Stefano Marsiglia. Forse giusto nella seconda storia Gualtieri riesce a smarcarsi di più dal supervisore Recchioni.

Due parole sui disegni. Avendo disegnatori sempre diversi, è difficile fare un commento univoco. Leomacs mi piace molto a prescindere ed è il disegnatore più bravo. Degli altri ho apprezzato tantissimo Fabrizio Des Dorides sul primo numero, sopratutto nell’uso del nero e della china. Ryan Lovelock, Francesco Francini, Riccardo La Bella e Walter Venturi, sono tutti validi, ma nessuno di loro mi è rimasto troppo impresso. Ognuno ha delle caratteristiche personali, ad esempio La Bella è più stilizzato, ed è quello dallo stile più personale, mentre Lovelock mi è sembrato piuttosto tirato via in alcuni passaggi. Se non altro, il personaggio principale è rappresentato in maniera coerente all’interno della serie.

Il formato pocket oltre danneggiarvi le diottrie limita anche i disegnatori nella struttura delle pagine, ma anche questo è parte dell’operazione e dell’idea principale della saga. Ne escono fuori letture molto veloci, perfette per il cesso, detto in maniera assolutamente non denigratoria. E in effetti, i fumetti neri degli anni Sessanta erano creati per i pendolari, magari questa saga aveva come obiettivo le sedute al bagno. Chi può dirlo.

Battaglia è stata un’operazione di successo, che batte territori non toccati in Italia. È stata un’operazione di successo anche perché pare che continuerà. Come molte cose di Recchioni, non è una serie che piace a tutti, per svariati motivi. Per quanto mi riguarda l’ho trovata, forse volutamente, una serie troppo veloce, ma comunque interessante. Non mi sono pentito di averla letta e di aver supportato questo progetto. Anche perché quante volte avete visto un vampiro picchiare Galeazzo Ciano?



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