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Sopravvissuto – The Martian: patatine su Marte

Grande ritorno alle origini fantascientifiche per Ridley Scott, dopo il mezzo flop Promethus e le “parentesi” di Exodus – Dei e Re e The Counselor – Il Procuratore (ma che noia questi titoli con il trattino tra il nome originale e l’aggiunta in italiano!), con “Sopravvissuto – The Martian” che vanta tra i protagonisti un ottimo Matt Damon, Jeff Daniels, Melissa Lewis e Sean Bean – che NON muore, spoiler. Morgana, jedi.lord ed io lo abbiamo visto ed ecco a voi le nostre impressioni.

Giando: Signori, The Martian è un filmone! Senza svelare nulla di nuovo sulla trama – che da un certo punto è abbastanza lineare – mi interessa parlarvi di come il film scorra per due ore senza mai annoiare. L’alternanza dei momenti di recitazione in solitaria del grande Matt Damon e quelli più corali nelle sedi della NASA tiene il ritmo sempre alto e non ci si annoia mai. Ciò che però ho più apprezzato è lo spirito del “leftover” Matt Damon: chiunque si sarebbe perso d’animo in una situazione come la sua, eppure, novello MacGyver marziano, il povero astronauta non si piange addosso e cerca in tutti i modi di sopravvivere e di cercare, per quanto sembri difficile, un modo per tornare a casa. Trovo che poche volte ci sia un messaggio così positivo, e questo fa bene anche allo spettatore che esce dalla sala col sorriso sulle labbra e, magari, con la convinzione che nulla è veramente impossibile. Fantastico come il tutto è realizzato così bene da aver spinto numerose persone a chiedersi se il film fosse tratto da una storia vera. Come direbbe il buon Arnie, PORTA LE CHIAPPE SU MARTE!

jedi.lord: Quando un mio collega, super appassionato di spazio ed astronautica come il sottoscritto, mi ha rivelato l’esistenza de L’uomo di Marte di Andy Weir, un mio grandissimo sogno si è avverato.
Vogliamo scherzare? Un survival ambientato su Marte, scientificamente realistico, dove tutto ciò che accade è plausibile e ha una sua spiegazione?
Le avventure cartacee del povero Mark Watney, abbandonato sulla superficie del Pianeta Rosso senza quasi speranza di sopravvivere in un posto sterile e senza vita, mi hanno fatto letteralmente impazzire: un connubio di accuratezza scientifica, ironia, personaggi azzeccati e atmosfera il cui insieme è superiore alla somma delle parti.
Ci ho ritrovato accenni ai miei esami universitari. E mi è piaciuto.
È meraviglioso che un’opera di hard sci-fi (così si chiama la fantascienza che non si spinge troppo in là con l’inverosimile, ma si fonda su fatti scientificamente rilevanti) abbia già avuto così successo come romanzo; venire poi a sapere che Ridley Scott, un regista praticamente leggendario, ne avrebbe tratto la sua versione cinematografica, non poteva che estasiarmi ed esaltarmi oltre ogni livello di hype possibile.
Ebbene, merita il film? Direi proprio di sì perché, pur avendo operato dei tagli a mio avviso un po’ troppo “snellenti” sulle avversità (plausibilissime!) che occorrono al povero Mark, la pellicola conserva quel senso di glorificazione dell’ingegno umano e passa un messaggio forte: non mollare mai.
Da fissato nerdaccio scientifico quale sono, ho apprezzato per un buon 80% le spiegazioni che nel film vengono fornite su ciò che accade, perché mi rendo conto che come vengono presentate nel libro non sarebbero state comprensibili nella durata di una pellicola; però ammetto di non aver preso bene alcune banalizzazioni che magari saranno cool e divertenti in un film, ma che fanno figurare, ad esempio, un lavoro tostissimo ed estremamente di precisione come quello del calcolo delle traiettorie una faccenda da fuori di testa.
Ma a prescindere da questo, la pellicola e il relativo libro sono stati definiti “uno dei più grandi spot per l’ingegneria mai girati”, e sono assolutamente d’accordissimo: fatevi un favore, guardatevi il film, leggete il libro (dai che costa poco), e iniziate a pensare al lavoro magnifico e alla visione straordinaria che porta l’uomo a spingersi sempre un po’ più in là.

Morgana: Ridley Scott: un nome, una garanzia… Beh, quasi sempre, ma in questo caso assolutamente sì! The Martian è un film di fantascienza talmente credibile e ben fatto che in sala, paradossalmente, in molti guardandolo sono arrivati a chiedersi “ma è tratto da una storia vera?”. Tutto è realizzato in maniera accuratissima e soprattutto plausibile, dalla trama ai personaggi alla tecnologia, tanto da farci arrivare a credere che quello che stiamo guardando sia possibile, attuale, addirittura reale. Matt Damon è sempre grande, il suo sopravvissuto astronauta mi ha strappato più di una risata, cosa non da poco data la drammaticità della situazione in cui si trova. È proprio il fatto che, oltre ad essere intenso e drammatico, questo film sia anche divertente e scanzonato che gli da una marcia in più, soprattutto considerando il tono tutt’altro che divertente degli altri (innegabilmente bellissimi) filmoni spaziali che abbiamo visto di recente (Interstellar e Gravity tra tutti). Bravi anche tutti gli altri (tranne la mono espressiva Sue Storm-Kate Mara, accoppiata all’altrettanto mono espressivo Winter Soldier-Sebastian Stan). Menzione d’onore: l’epico scambio di battute-citazione del Signore degli Anelli. Spoiler: Sean Bean alla fine non muore.



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